Messina liberty. Messina eclettica

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Liberty a Messina. Cercatelo sui palazzi, nelle insegne, sui portoni...
Liberty a Messina. Cercatelo sui palazzi, nelle insegne, sui portoni…

Linee morbide e sensuali, motivi floreali e ispirati al mondo animale che trasformano la pietra di facciate, flettono il ferro di cancelli e grate, accendono le trasparenze di vetrate e lucernai.

È l ‘Art Nouveau che in Italia si coniuga in Liberty e in Sicilia si sposa alle evoluzioni ardite di architetti del calibro di Ernesto Basile.

Negli anni in cui l’architetto Basile aveva già raggiunto fama e successo trasformando la Palermo dei Florio, a Messina arrivarono Coppedè, Piacentini, Bazzani, Mariani, Botto, Puglisi Allegra, Bonfiglio.

Messina. Palazzo della Dogana
Palazzo della Dogana di Giuseppe Lo Cascio. Pensiline e cancelli Liberty. Motivi floreali lì dove un tempo sorgeva il grande Palazzo Reale.

Trasformarono la città regalandole il titolo di centro dell’Eclettismo. Il Liberty aveva un nuovo nome e identità.

Si riparte da zero. 1908

In realtà a Messina il Liberty aveva già fatto capolino con le sue linee sinuose e vitali ma ciò che valse per il resto dell’isola non seguì la stessa strada a Messina. E mentre Palermo brillava e cresceva grazie ad imprenditori come i Florio, i Whitaker, gli Ingham e gli Ahrens, a Messina , nella notte del 28 dicembre del 1908, arrivò un terremoto che la rase al suolo portando via con sé attività commerciali, circoli letterari, essenza e identità.

Il 91% degli edifici andò distrutto e per ricominciare a costruire fu necessario sgomberare due milioni e mezzo di metri cubi di macerie. Un nuovo piano regolatore ridisegnò assi viari, case, uffici, banche. Alla sicurezza si ci pensò con rigorosi regolamenti antisismici, alla bellezza provvidero eleganti decorazioni floreali, mosaici, figure grottesche e linee di ispirazione medievali.

Messina. La Chiesa dei Catalani accanto uno dei palazzi Coppedè lungo via Garibaldi
La preziosa Chiesa dei Catalani accanto uno dei palazzi Coppedè lungo via Garibaldi.

Motivi gotico veneziani, foglie d’acanto e fiori comparvero su ogni edificio nuovo o miracolosamente salvatosi e da ristrutturare, nuove linee trasformarono vetro, ferro, ghisa e ceramica.

Basta percorrere le centrali vie Garibaldi, Cannizzaro, dei Mille e Cavour per veder sfilare interi isolati ispirati all’elegante Eclettismo, allenare lo sguardo alla ricerca di particolari che sono ancora presenti in edifici più defilati, nella parte superiore delle insegne di moderni negozi, bere una bibita tradizionale all’ombra di un chiosco di ghisa, soffermarsi davanti i principali palazzi delle istituzioni, come Prefettura, Università, ex Palazzo delle Poste.

Galleria Vittorio Emanuele, Messina
Galleria Vittorio Emanuele ideata da Camillo Puglisi Allegra era il simbolo di Messina che rinasceva dopo il terribile terremoto.
Cominciamo con uno scandalo

A Palazzo Tremi, isolato 99 di via Risorgimento, se ne videro delle belle quando il proprietario, un ufficiale del regio esercito, Vittorio Emanuele Tremi, fu accusato di arricchimento illecito. Le cronache dell’epoca raccontano che l’uomo, per discolparsi, dichiarò in Tribunale che i fondi per realizzare il palazzo erano  frutto dell'<attività amatoria> della moglie Maria Lepetit. Il palazzo, noto anche come Palazzo del Gallo, di galli non ne ha ma solo figure mostruose che si alternano sulla facciata. Di gallo ce n’era solo uno in passato: una banderuola in cima ad una antenna in terrazzo che oggi non c’è più.

Palazzo del Gallo, Messina
Palazzo del Gallo. Sapete cosa si diceva del padrone di casa e della sua consorte?

Palazzo del Gallo è uno degli esempi migliori dello stile Coppedè, l’architetto fiorentino onnipresente per le vie della città. Sì, proprio lui, conosciuto ai più per lo strabiliante e inconfondibile quartiere romano che nella capitale porta il suo nome.

Qualche esempio? Palazzo Loteta, splendido, in via Garibaldi; Palazzo dello Zodiaco affacciato su Piazza Duomo e sulla Cattedrale; i palazzi commissionati dai banchieri genovesi Alessandro e Marcello Cerruti tra via Cardines e via I Settembre.

Palazzo dello Zodiaco, Messina
Palazzo dello Zodiaco affaciato su Piazza Duomo
Galleria Vittorio Emanuele III. Messina torna grande
Palazzo Coppedè a Messina
Messina eclettica nata dalle macerie del sisma.

La inaugurarono nel 1929 contemporaneamente al Duomo ricostruito. Affacciata sulla circolare Piazza Antonello e delimitata da grandi edifici pubblici doveva stupire e ridare bellezza ed eleganza all’intera città che rinasceva. Entrate al suo interno e lasciatevi stupire dai colorati lucernai delle volte a botte, i mosaici sui pavimenti, il portico centrale e i due laterali.

Palazzo Loteta di Coppedè accanto la Prefettura della città di Messina
Palazzo Loteta di Coppedè accanto la Prefettura della città di Messina

Finanziata dalla Società Generale Elettrica, la Galleria Vittorio Emanuele fu progettata e ideata da Camillo Puglisi Allegra che mise mano in molte strutture in città tra cui la Camera di Commercio e villa Roberto.

La Cassa di Risparmio
La Cassa di Risparmio progettata dal grande Ernesto Basile. All’interno vetrate colorate, decori in ferro battuto, arredi del Ducrot.
Riviera Nord. La grandeur a Messina

Da sempre regno di nobiltà e grandeur, la riviera nord della città, stretta tra colline e mare, ha ospitato dimore principesche e ospiti illustri come il Kaiser Guglielmo II che spesso si fermava nelle residenze affacciate sullo Stretto di Messina.

Villaggi dai nomi evocativi come Pace, Paradiso, Contemplazione nascondevano giardini e delizie che il terremoto non risparmiò distruggendo e, laddove fu possibile, costringendo ad importanti ristrutturazioni.

Villa Roberto possiede oggi il tocco dell’ingegnere Puglisi Allegra che intervenne nel 1949, ma fu precedentemente ristrutturata dopo il terremoto grazie a Federico Fritz Roberto che le regalò bellezza ed eleganza e uno splendido giardino.

Anche l’ottocentesca Villa Florio necessitò l’intervento dell’ingegnere De Cola che operò su progetto del grande Basile, il cui tocco è inconfondibile e ben visibile; lungo la via Consolare Pompea si susseguono villa Martines coi raffinati disegni floreali su piastrelle in ceramica smaltata, le due ville Savoja, villa Garnier. Immenso e stupefacente il complesso di Villa Pace.

Villa Pace. Anche Messina parlava inglese

Furono i Sanderson a vivere per primi i fasti di questo luogo. Gli imprenditori britannici che in una Messina colta e operosa diedero vita ad un fiorente commercio di estratti agrumari ne acquistarono la proprietà nel 1850 per 500 onze trasformandola in villa Amalia, nucleo originario a cui si aggiunse un altro villino, il Castelletto, entrambi circondati da giardini rigogliosi. Dopo il terremoto, ai Sanderson subentrano i Vismara che ricostruiscono il complesso su disegno dellingegnere Caneva.

La Sanderson & Sons diventa Sanderson & Sons, Oates e Bosurgi, specializzata nella produzione di acido citrico.

Saranno i Bosurgi gli ultimi proprietari di Villa Pace; Adriana Caneva, moglie di Giuseppe Bosurgi, l’anima e punto di riferimento di un luogo dalla bellezza struggente e definito <luogo dell’anima>.

Oggi il complesso Villa Pace appartiene all’Università degli Studi di Messina, molte delle ville citate sono private, Villa Roberto apre le sue porte in occasione di eventi privati o manifestazioni culturali come Le Vie dei Tesori.

Villa De Pasquale è stata invece acquisita dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali ed è aperta al pubblico. Per scoprirla bisogna però spostarsi nella zona sud della città.

Non solo agrumi. Villa De Pasquale, il regno del maragià di zagare e gelsomini

Ristrutturata e trasformata  in un pregevole esempio di stile eclettico, Villa De Pasquale la trovate al n.274 di via Marco Polo di villaggio Contesse, antica via del Dromo.

Villa De Pasquale
Villa De Pasquale. Intere distese di gelsomino arrivavano sino al mare nei campi del maragià…

Qui l’imprenditore Eugenio De Pasquale, dai più conosciuto come il <maragià>, diede vita ad una fiorente industria di essenze e profumi. Si racconta che un tempo intere distese di gelsomino arrivassero al mare e che i delicati petali venissero raccolti manualmente nell’annessa fabbrica alla villa, oggi esempio liberty ma anche di archeologia industriale.

 

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. untrolleyperdue ha detto:

    Portoni, finestre, ma soprattutto balconi sono la passione di Kiki, che a Messina troverebbe davvero pane per i suoi denti e tanti dettagli da fotografare! 🙂
    Finora Messina è rimasta sempre fuori dalle nostre rotte siciliane, chissà per quale motivo, ma la scorsa estate, mentre ce ne stavamo in spiaggia a Scilla, già pregustavamo una futura visita in città! 😉
    Grazie per le bellissime idee e complimenti come sempre per le splendide fotografie! 😉

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  2. Benedetta ha detto:

    Grazie a voi ragazzi sempre. Vi aspetto a braccia aperte e… con una granita per mano!

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  3. novecentomilaepiu ha detto:

    molto belle le immagini che hai postato…
    ciao, buona serata!

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  4. Luca Perissinotto ha detto:

    Una città che davvero non conosco, purtroppo. Però me l’hai fatta vivere tramite i tuoi scatti e le tue foto. Ed ha un fascino particolare ed unico

    Piace a 1 persona

    1. dettabroad ha detto:

      allora ti aspetto!

      "Mi piace"

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