Trapani. La Via del Sale

 

La chiamano la “via del sale” il tratto di costa tra Trapani e Marsala. Qui il fondale basso e il vento costante hanno fatto sì che già i Fenici praticassero l’arte della salicoltura: vasche a ridosso del mare di profondità diversa attraverso cui l’acqua passa con un sistema di chiuse azionate dai mulini. Sino all’ultima vasca, quella dove, strato dopo strato, il sale, ricco di iodio, magnesio, potassio, si sedimenta sopra uno stato di “mammacaura”, una fanghiglia unica perché naturale, impermeabile e nera come pece sul fondo. Il colore scuro attira ancor di più i raggi del sole e rende l’evaporazione dell’acqua di mare più veloce.

Se la raccolta è manuale allora il sale ottenuto è integrale e mantiene tutti gli elementi e le proprietà. E, a inizio stagione, il primo sale, “il fior di sale”, quello più in superficie e raccolto solo da mani esperte, è il più pregiato proprio perché non subisce alcun trattamento.
Lo spettacolo delle vasche di raccolta e delle piramidi di sale bianco sotto le “ciaramite”, le tegole a protezione, inizia appena fuori Trapani con la Riserva Orientata delle Saline di Trapani e Paceco tra campi di aglio rosso di Nubia, di ceci e di meloncini, il pregiato Zuccherino di Paceco e prosegue sino a Marsala dove termina con la Riserva delle Isole dello Stagnone.
Stavolta mi fermo alle saline Culcasi dove ad aspettarmi c’è Irene. La sua famiglia è da sempre impegnata a custodire questo ecosistema prezioso, area WWF e luogo del cuore FAI. Il nonno, per 50 anni “salinaru” mi fissa coi suoi tratti normanni da una foto all’interno del museo in tufo grigio di Favignana. Accanto c’è la foto dell'”acqualoru”, generalmente un ragazzino alle prime armi in salina preposto ai “bummoli”, contenitori in terracotta dentro cui l’acqua si manteneva fresca; quella del “mulinaru”, addetto al mulino: quanta sapienza e conoscenza di venti e maree per regolarne le “vele” su cui si calavano i teli di “cuttunina”. E poi ancora “u staciuneri”,”u curatulu”, “u patruni”. Riesci ad immaginare i salinari cantare filastrocche cadenzate da numeri per tenere il ritmo coi secchi di sale in testa pronto ad essere pressato e sminuzzato nelle macine di pietra fossile delle Egadi.
Oggi si continua a raccogliere il sale anche se l’oro bianco non ha più il valore di un tempo. L’oro è da cercare nel paesaggio e nell’ambiente circostante: una scacchiera ora blu, poi rosa, a tratti magenta che si accende a secondo dell’ora e della stagione. Garzette, aironi, cormorani e altre decine di specie che “danzano” sui cumuli bianchi. E poi ci sono loro, i fenicotteri superstar, che nutrendosi dei micro-organismi che resistono alle alte concentrazioni di sale, acquisiscono il caratteristico colore rosa sul piumaggio.
La famiglia di Irene gestisce anche un ristorante, la “Trattoria del Sale“, accanto il museo e un relais “Antiche Saline“, distante pochi metri.
Io ho scelto di visitare la Riserva Orientata delle Saline di Trapani e Paceco con  la Trapani Emotions e Alessio, una guida siciliana preparata e appassionata che mi confida di aver girato il mondo e di emozionarsi ogni volta che all’orizzonte si stagliano le saline.
Ad Alessio e alla Trapani Emotions sono arrivata grazie allo staff del B&B Via Barone Sieri Pepoli, una struttura bella e accogliente in un palazzo d’epoca del centro storico di Trapani. Stile, semplicità, accoglienza. E tanti consigli utili, tutti rivelatisi azzeccatissimi, come quello di cenare nel nuovo ristorante dello chef Rocco Di Marzo, lo “Stravento“.
Perché fare territorio significa essere squadra, perché chi conosce un luogo è guida insostituibile, perché a volte seguire il caso e cambiare percorso rende il viaggio imperfetto ed indimenticabile.

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