La Sicilia che incanta. Museo Guttuso a Bagheria

C’è la Sicilia che incanta al museo Guttuso di Bagheria. Riaperto nel dicembre 2016, a più di 100 anni dalla sua nascita, qui Guttuso rivive con le sue creazioni, le sue donne dai colori accesi e i tacchi alti. Quella che infila una calza, l’altra che sosta sotto la doccia. Ardite, vere, spigolose e morbide, le donne di Guttuso che si muovono da una sala all’altra di Villa Cattolica.

Fuori, nello spazio esterno della villa, c’è l’Arca di Manzù con le spoglie del maestro che guarda il mare, marmi azzurri e piccole colombe ma lui, Guttuso, sembra essere ovunque: tra le opere di Topazia Alliata, con la quale faceva a gara nel dipingere lo stesso ponte e lo stesso treno da angolature diverse ad Altavilla Milicia, vicino Palermo, quelle di futuristi e artisti della Pop Art e di tanti altri che hanno segnato il 900 nella collezione al 1° piano.

 

Guttuso ti accompagna anche giù, al pian terreno, nell’area destinata alla fotografia di Scianna e Tornatore. Una Sicilia sapida e verace, autentica, che sa di salsa di pomodoro ad asciugare al sole nelle “maidde”, di ragazzini che giocano su una macchina abbandonata nel nulla, di altri col muso pigiato contro la vetrina di un negozio. E poi le foto delle sedie di Pintacuda, il braccio destro di Tornatore, l’amico che ispirò il personaggio di Alfredo in Nuovo Cinema Paradiso, quello che riusciva a vedere scorci siciliani “attraverso una sensibilità visiva che sfuggiva all’occhio di chiunque andasse in giro per le vie di Bagheria”. Una sedia appena fuori l’uscio di casa in Sicilia: solo una sedia o un mondo, antico e lontano, fatto di parole, sussurri, allusioni, sguardi…

Che appartiene a quel mondo lontano a villa Cattolica c’è tutta una sezione dedicata al carretto siciliano, quello che fino agli anni Trenta del 900 i contadini siciliani usavano quando ancora le strade non erano asfaltate e un carretto era uno dei pochi lussi da concedersi. Colorati e “sonanti”, con le storie dei Paladini di Francia sulle fiancate e i finimenti pieni di nastri, campanelle, pagliuzze dorate, pezzetti di specchio, i carretti siciliani sono in alcune sale dedicate ai fratelli Ducato, “artigiani di pregio”, così li definiva  Guttuso.

E poi ancora arte e cultura siciliana con l’Edicola di Guttuso e la sezione dello scultore Pellitteri nei corpi bassi attorno lo stabile centrale e la sala con centinaia di locandine di film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale donate da Filippo Lo Medico, anima di una storica sala cinematografica bagherese, prima “Littorio” durante il fascismo, poi “Vittoria” a fine guerra e infine “Cine teatro Nazionale”. Alcune delle locandine sono finite nel libro di Tornatore dedicato ai manifesti cinematografici, “Il collezionista di baci”, i baci più belli, quelli più lunghi, i più veri, il primo, l’ultimo. I baci del grande cinema.

All’ingresso di Villa Cattolica c’è una targa che ricorda il suo fondatore, Francesco Bonanno, Principe della Cattolica, che dispose alla sua morte la donazione di un tarì per 200 poveri della Kalsa a Palermo che avrebbero pregato per la sua anima. Villa Cattolica residenza dell’aristocrazia palermitana nel 700, lazzaretto e caserma nell’800, fabbrica di conserve e cosmetici e persino per la produzione di limoni sino al 1973, quando Guttuso donò le prime opere. Oggi Villa Cattolica torna bellissima. Una Sicilia che incanta.

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