L’Argimusco e la bacchetta magica

Sembrano guardiani a difesa di un luogo senza tempo. Custodi di segreti che in tanti hanno provato a decifrare. Sono i megaliti dell’Argimusco, grandiosi blocchi di pietra in un’ampia piana vicina al bosco di Malabotta, area nebroidea, accanto Montalbano Elicona, col castello voluto da re Federico II per i suoi soggiorni estivi.

Nella cappella reale, si dice ci siano i resti di Arnaldo da Villanova, medico del re, che in segreto coltivava i principi dell’alchimia e aveva scelto l’Argimusco come luogo per studio ed esperimenti.

Forti, possenti, solenni, circondate da felci, le rocce di arenaria all’Argimusco sono materia cangiante. Giovanna, che oggi per me è guida e compagna di viaggio, mi spiega che l’Argimusco non è mai lo stesso: “E’ sostanza viva, magnetica, in costante movimento. Sole e vento ne modellano i contorni, nel tempo misteriose creature prendono vita”.

Giovanna, passo dopo passo, mi indica i due menhir considerati simbolo del maschile e del femminile, uno davanti l’altro, in perenne confronto, e poi il teschio, l’aquila e il guerriero.

Ne vedo il capo, l’elmo, riesco persino ad individuarne lo sguardo torvo e la cavità attraverso cui la luce passa in un preciso momento nell’arco dell’anno e solo in quello. Solstizi ed equinozi accolti dalle rocce e celebrati dalle silenziose creature. La pioggia scava nella roccia e disegna sfere e costellazioni, figure geometriche e scenari lunari. All’Argimusco il silenzio ha voce e ognuno ci sente le parole che riesce ad ascoltare. Io ho sentito quella della natura: una voce antica, sacra e perfetta nella sua semplicità.

Nel silenzio parlante dell’Argimusco ho avuto il privilegio di prendere parte a una classe di Kundalini yoga. Il Kundalini yoga l’ho conosciuto grazie a Tiziana Tagliavia, Baltej Kaur, da Mater Vitae, a Messina. Una giovane donna, un’amica, che con grazia mi ha fatto conoscere il suo mondo, un sapere esperto che offre, mai elargisce; comunica, mai detta. Nessuna scienza occulta, nessuna bacchetta magica che possa svelare o sciogliere nodi insoluti. Solo uno strumento da portare con sé nel viaggio più reale, concreto e imperfetto che esista, quello del vivere giorno per giorno.

Il tramonto è arrivato in cima al massiccio dell’Orante, su, in alto con Alicudi, Filicudi, Lipari, Vulcano, Salina, Panarea e Stromboli, le isole Eolie, nitide all’orizzonte e l’Etna alle spalle. La costa si è accesa di tante piccole lucine e solo dopo tempo, lenta e solenne, è apparsa lei, la luna. Salendo ha illuminato ciò che il buio aveva già inghiottito e cancellato e le rocce dell’Argimusco, invisibili, hanno ripreso forma. Tra quelle rocce, all’improvviso, è venuta a farci visita una volpe…bellissima e vicina, talmente bella da sembrare una magia.

4 commenti su “L’Argimusco e la bacchetta magica

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