Sri Lanka. Chumpa & Ritigala. Nel verde della giungla segreta

Si chiama “chumpa” ed è la versione srilankese del nostro “gelato al cioccolato”. Non avete ancora capito di che si tratta? Ma sì, il carrettino dei gelati e delle brioches calde che ogni mattina passa nei piccoli centri balneari, quelli delle nostre estati al mare, sparando a palla la canzone di Pupo…gelato al cioccolato!

Bene, l’equivalente in Sri Lanka  è il chumpa. Non so dirvi quale sia il motivetto usato per far sapere che il carrettino del gelato è arrivato, ma lo senti a distanza e richiama anche qui, a Dambulla, tanti ragazzini che si mettono in fila per fare merenda.

Stamattina il chumpa è passato mentre aspettavamo Palithe per andare a esplorare le rovine di Ritigala, un vasto complesso monastico rupestre del IV secolo a.C. per lo più immerso nella folta vegetazione del Ritigala Strict Nature Reserve. Un luogo molto suggestivo a cui arrivi dopo un lungo tratto di sterrato in mezzo a sconfinati campi di riso. Palithe, la nostra guida fidata, ci fa notare le capanne sui pochi alberi sparuti in mezzo ai campi. Ci dormono i contadini. Non c’è nulla all’interno ad eccezione di un “dissuasore” artigianale e alquanto originale: tre o quattro lattine che i contadini sbattono forte l’una contro l’altra, nella notte, per allontanare gli elefanti e salvare le piantine tenere.

A Ritigala le rovine sono spesso inghiottite dalla giungla. Seguendo un sentiero si arriva sino a ciò che resta dell’ospedale del monastero con le macine e le grandi vasche in pietra. Si dice che qui crescessero erbe medicinali che i monaci usavano per curare ferite e malattie. Palithe ci spiega i luoghi della meditazione, persino un corridoio dove i monaci meditavano camminando. Mi stupisco pensando alla posizione del loto. Palithe mi dice che meditare si può ovunque, in qualsiasi momento, anche guidando il suo tuk tuk.

Poi ci racconta la leggenda secondo cui Hanuman, il re scimmia, spiccò da qui il balzo verso l’India per riferire a Rama che aveva scoperto il luogo in cui Sita era tenuta prigioniera dal re di Lanka. Nel folto della foresta ci indica camminamenti e passaggi segreti che non avremmo mai notato e poi ci rivela di una pratica vecchia di secoli secondo cui, proprio qui, in questa foresta, i re, prima di fuggire, nascondevano ori e tesori nelle rocce scavate con liquidi magici. Poi, una volta al sicuro, tornavano a recuperare il tesoro seguendo mappe immaginarie che solo loro conoscevano. Chissà che non ci sia attorno un tesoro nascosto!

Mi accontento di un coconut king, acqua di cocco bevuta direttamente dal frutto in cui hanno infilato una cannuccia. E’ fresca e dissetante. Ce lo godiamo in una specie di ristorantino di canne e bambù sulla strada sterrata, tra caschi di banane e banchetti di jackfruit, un frutto dolcissimo e languido che assaggio per la prima volta qui. Sa di vaniglia, di sole e di pensieri leggeri…

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