Taormina. Le Rocce. Dreams come true. Un sogno lungo 99 anni

 

Sulla cartina è solo un piccolo promontorio. Una colata di roccia che punta dritta al mare. Una virgola di pietra che abbraccia la baia di Mazzarò. Alle spalle, aggrappata alla montagna, celebre e mondana, Taormina. Poco più avanti Isola Bella e Capo Sant’Andrea.

Il villaggio Le Rocce se ne sta lì, su quel promontorio, sconosciuto ai più e in letargo da decenni, l’ultima apertura nel 1972. Dalla strada statale ci si arriva a piedi imboccando la via Castelluccio lungo un percorso che via via, scendendo verso il mare, arriva alla baia di Mazzarò.

Una freccia arrugginita dal tempo, una targa in pietra con su scritto “Regione Siciliana Assessorato Turistico Villaggio Turistico Mazzarò” e quasi non lo vedi il cancello d’ingresso se non fosse per le locandine che pubblicizzano la riapertura del sito. Superi l’ingresso accolto dal team della Fondazione Fiumara d’Arte che l’anno scorso ha ricevuto in comodato d’uso la gestione del sito per 99 anni, quasi un secolo, un lungo periodo che si apre alla progettualità e al sogno.

Il sogno è però già diventato realtà, solida e concreta, perché la Fondazione Fiumara d’Arte ha già intrapreso un percorso di rigenerazione dello spazio con la pulizia, la scerbatura e la messa in sicurezza dei percorsi all’interno dell’area. Ha ridato luce e bellezza permettendo alla natura di mostrarsi e donarsi al visitatore.

La terrazza collegata all’ingresso, quella che diventerà Agorà, luogo d’incontro e principale spazio, accoglie oggi due delle tre mostre fotografiche allestite per la riapertura: la prima è dedicata al museo a cielo aperto che è Fiumara d’Arte,  nato e “cresciuto” su Tusa e il comprensorio circostante in provincia di Messina e a Atelier sul Mare, l’art hotel di Castel di Tusa dove ogni stanza è un’opera d’arte. La seconda segue la storia di Taormina Arte con i divi del cinena e lo star-system che negli anni ha affollato e reso celebre Taormina. La terza ricostruisce la nascita del villaggio Le Rocce,  già Villa Bellenberger, dal nome della famiglia che ne vantava la proprietà,  da quando nacque, nel 1954, voluto dall’Assessorato Regionale al Turismo con uno stanziamento di 200 milioni di vecchie lire, e divenne una struttura ricettiva,  progettata dall’architetto Spatrisano e meta del turismo internazionale.

Mi affaccio da quella che per me è già Agorà e rimango stordita dalla bellezza del paesaggio con gli infiniti blu del mare e i verdi di agavi, lentischi, ulivi, fichi d’india. Seguo il tulle bianco, impalpabile ed etereo con cui è stato puntellato il percorso da seguire e scopro euforbie, cipressi, piante di cappero e pini d’Aleppo. Seguendo le indicazioni imparo l’esistenza del “garofanino delle rupi” e della “vedovina delle scogliere”.

E tra i resti di quelli che un tempo erano i bungalow affollati da attori e personaggi televisivi immagino le creazioni di designer, artisti, architetti da tutto il mondo che, nel  prossimo futuro, trasformeranno Le Rocce in un centro di aggregazione culturale.  50 i bandi già pronti per settembre che si concluderanno a gennaio 2018 con la graduatoria di merito e l’individuazione dei progetti vincitori per la realizzazione di Agorà e di un’altra piazza più a monte, Odeon;  della Torre del Pensiero e dell’Ascolto, un luogo nel punto più alto del complesso, dove fermarsi ad ascoltare i suoni della natura e il silenzio; di un bacino d’acqua naturale e di canali; di un percorso di bellezza che colleghi Le Rocce al mare scivolando giù lungo il promontorio. E infine le casette, strutture temporanee, espressione d’arte e creatività che ciclicamente verranno smontate, sostituite da altre e donate ai comuni siciliani, perché continuino a creare bellezza.

Un progetto importante e impegnativo. Visionario? Addirittura folle?  Forse. Ma di bellezza ci si nutre e una volta cominciato e fattaci l’abitudine, non ne si può più fare a meno. Come un germe che si innesta e contamina e che non puoi più fermare. STAY TUNED. Work in progress.

Un comodato d’uso per 99 anni. “La vita stessa è un comodato d’uso che nulla ha a che vedere con il possesso ma solo con la condivisione”

Antonio Presti – Presidente di Fiumara d’Arte

 

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