Il Collio in Friuli. Di passato e presente. Partendo dalla cantina Zuani

Un lembo di Friuli, stretto tra Gorizia, Isonzo e Slovenia. Una serie infinita di filari interrotta solo da minuscoli borghi, colline ricoperte di viti che ondeggiano al vento increspandosi come marosi, con un segreto da custodire: la Ponca, un terreno ricco di marne e arenarie, con minerali che danno un sapore unico al vino qui prodotto, l’oro giallo del Collio.

Un disciplinare rigido ed intransigente, che regola  coltivazione, vinificazione e persino irrigazione dei grappoli di cui mi parla Patrizia Felluga, anima della cantina Zuani, in località Giasbana, San Floriano del Collio e di Casa Zuani, relais immerso tra le viti di Friulano, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio da cui nascono il Collio Bianco Zuani Vigne e la Riserva Zuani Zuani, affinata in botticelle di rovere francese.

Mi fermo qui, in questo pezzo di paradiso, appena un paio di giorni, scoprendo che vorrei non finissero mai. Il Collio, un territorio di appena 1.500 ettari che in realtà non smetti mai di conoscere, con, ad ogni angolo, un artigiano da scoprire, una chiesa da visitare, un castello delle meraviglie.

Il Castello di Spessa, ad esempio, a Capriva del Friuli, le cui origini risalgono al 1200, un giardino e sale ottocentesche dedicate a un ospite illustre, Giacomo Casanova. Oggi wine resort, con ristoranti e bistrot all’interno e un golf club, il Castello di Spessa ha una cantina scavata nel Duecento sotto le fondamenta del maniero, collegata da un lungo tunnel a un bunker creato dall’esercito italiano nel 1939 a 18 metri di profondità: temperatura costante, il vecchio bunker è diventato oggi una barricaia ideale.

Ad un tiro di schioppo c’è Cormons, il delizioso paesino dove ho fatto visita a Luigi D’Osvaldo e al suo prosciuttificio, dal sapore affumicato e stagionato dai 14 ai 24 mesi. Il segreto sta nell’esperienza che si tramanda di generazione in generazione e in un mix di erbe – salvia, finocchi, rosmarino che insieme a ciliegio e alloro rendono il prosciutto di Cormons unico e diverso dalle altre eccellenze, il prosciutto San Daniele, il Sauris e il Carso, tutte prodotte nel raggio di pochi chilometri.

Il prosciutto di Cormons me lo sono gustato alla maniera friulana, con il rito del tajut: un buon bicchiere di ribolla o di friulano accompagnato da un assaggio dei prodotti locali. A Cormons presso l’Enoteca in piazza XXIV Maggio, per scoprire tanto sul Collio ed ottenere info ed indirizzi utili e all’osteria La Caramella in via Matteotti 1.

Il frico, patate, cipolle e Montasio e gli gnocchi di susine li ho assaggiati da Nonno Lince, un agriturismo in località Pradis; la carne alla brace Da Marcello invece, in via Corona 38. Comun denominatore sapori semplici e della tradizione e il paesaggio, viti a perdita d’occhio.

Quelle stesse viti che a Casa Zuani ti abbracciano e ti danno il buongiorno con il primo caffè del mattino e lungo cui amo passeggiare durante il mio soggiorno in attesa che una colazione ricca e golosa venga servita. Mi fermo a chiacchierare con la padrona di casa nei morbidi divani e sulle comode poltrone dei diversi salottini o in giardino, tra siepi e damigiane. Libri sulla regione, fiori freschi, antichi tappeti, una lunga sharing table dove degustare i vini di Casa Zuani accompagnati da delizie locali.

Scopro con lei che Zuani è un nome che risale alla disposizione catastale voluta da Teresa d’Austria. Perché questa era terra asburgica e nemmeno fino a troppo tempo fa. Parte del regno austro ungarico sino alla fine della Prima Guerra Mondiale – Caporetto è poco distante –  queste colline sono state testimoni di due conflitti mondiali, lo sradicamento e l’esilio di quanti non accettassero di essere italiani per lingua e cultura durante il fascismo, le frizioni e le spartizioni con la Iugoslavia titina, la convivenza difficile con il confinante sistema comunista nel periodo della Guerra Fredda.

Mi sorprendo ancora una volta a scoprire come le terre di confine abbiano un DNA specifico e complesso, come se ad ogni strato venisse fuori un segno tangibile che si pensa ingenuamente possa sparire e rimodularsi ma che invece resta lì, indelebile, a ricordarci quanto siamo di memoria corta. Lo faccio scorrazzando come una bimba tra confine sloveno e italiano con l’euforia e la libertà che oggi mi sono concesse e il desiderio di scoperta di un’altra terra, la Slovenia. Di vigna in vigna, di bellezza in bellezza.

 

2 commenti su “Il Collio in Friuli. Di passato e presente. Partendo dalla cantina Zuani

    • Ne sono felice! Godetevi il viaggio in questo pezzetto di Italia così speciale e raccontateci al più presto cosa avete scoperto. Il racconto diventerà più bello e completo

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