Pazza idea. Farm Cultural Park a Favara

 

Favara non era bella. O perlomeno non lo era più. Un piccolo centro storico dove nessuno andava. Una piazza, Piazza Cavour, che non era più piazza, punto d’incontro o di partenza. Favara stava ferma, in attesa.

Poi, nel 2010, un avvocato visionario, Florinda Saieva, e un notaio pazzo, Andrea Bartoli, hanno deciso di acquistare un pezzo di quel centro storico, le prime casine sgarrupate di Cortile Bentivegna, le prime di una serie, e di trasformarle – udite udite – in un centro culturale. Palazzotti fatiscenti, in cui resistevano una manciata di vecchiette, in un polo europeo di bellezza e arte.

E’ nato così Farm Cultural Park. Dalla follia di una coppia. Dalla capacità di “leggere” un luogo e vedere colore dove gli altri vedevano solo polvere e abbandono. Reinterpretare quel luogo e lasciare che energie nuove potessero trasformarlo in laboratorio reale e input di rigenerazione di un territorio. Arte e cultura del contemporaneo, public design.

Oggi cortile Bentivegna si apre al visitatore in sette piccole corti collegate tra loro, i “Sette Cortili”. Le case che vi si affacciano sono state tutte restaurate e nascondono giardini profumati che parlano di Sicilia ma anche d’Africa, come in un’antica Kasbah.

C’è FARM XL, lo spazio culturale più importante con, all’interno, esibizioni, installazioni e progetti culturali che cambiano periodicamente. E poi Sou, la scuola di architettura per bambini, dove i più piccoli imparano la magia della creatività e si abituano a realizzare idee e sogni. Per loro, in questi anni, sono arrivati artisti, architetti e designer di fama mondiale pronti  a contribuire al sogno Farm con un talk, un workshop o anche solo un’idea.

Quando sono arrivata ai Sette Cortili c’erano volontari e studenti, pronti a raccontare Farm a un gruppo di architetti di Marsiglia venuti a conoscere il posto. Insieme abbiamo visitato il Raft, un altro edificio trasformato in un percorso emozionale e documentale tra presente, passato e futuro di Farm, Holy Cow, lo spazio di coworking del centro, il Riad, l’oasi giardino con la piscina rossa, il reparto docce e solarium e un corner barbecue.

Sì, un corner barbecue, perché al Farm Cultural Park ogni occasione è buona per far festa e lo si fa sul Roof Garden, un terrazzo che si affaccia sui cortili, nella cucina sociale Nzemmula, dove si può cucinare insieme, nello spazio cocktail bar Basta o in uno dei locali che hanno occupato gli interni di Farm: polipo fresco alla Purperia, una pizza da Bellamè, un cannolo da Piero. Io ho pranzato al Community, che è anche b&b, un bistrot piccolo e accogliente e ho scelto una pasta con le olive e le acciughe “nturrata”, cioè cosparsa con la mollica di pane tostata…buonissima.

Il Farm Cultural Park ha registrato 95.000 visite. E’ stato collocato da Purple Travel, noto blog britannico, al settimo posto per gli amanti dell’arte contemporanea, dopo realtà come Firenze, Parigi o Bilbao. Due volte ospite del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia, custodisce nei suoi cortili una porzione del padiglione giapponese dell’Expo di Milano realizzato dall’architetto Atsushi Kitagawara. Del Farm Cultural Park se ne parla ovunque.

Eppure l’atmosfera al Farm Cultural Park è sempre fresca, frizzante, facile. Incontro il notaio Bartoli che si confonde tra gli architetti di Marsiglia. E’ lui a presentarsi, a chiacchierare con me, a informarsi su chi io sia e perché mi trovi là. Lo fa mentre una delle “zie”, le vecchiette che sono rimaste a Favara e vivono ai Sette Cortili, ci passa accanto e ci saluta.

Fuori, oltre cortile Bentivegna, nel centro storico e in piazza Cavour, la vita ha ripreso a scorrere autentica, e nuovi ristoranti, attività, alberghi sono nati.

Perché si sa, la follia è contagiosa. Come un germe cresce, si diffonde, contamina e crea cose incredibili.

2 commenti su “Pazza idea. Farm Cultural Park a Favara

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