Grana ruvida, profumo antico. A Modica il cioccolato è un piacere lento

Ci dà energia, ci coccola, ci conforta. Basta un quadratino di cioccolato per sentirci un po’ più allegri e un pizzico più felici.

C’è a chi piace fondente, chi lo mangia solo al latte, chi lo preferisce bianco, con la frutta, alle spezie. Io ve ne propongo un tipo con una storia antica che ha inizio nel continente da cui il cioccolato arriva, l’America. Un cioccolato preparato ancor oggi come si faceva secoli fa, il cioccolato di Modica, terra del barocco siciliano.

Quando lo mangi senti i cristalli di zucchero che si sciolgono lentamente in bocca, una consistenza ruvida, arcaica, un piacere lento. La magia sta tutta nella lavorazione, con la macinatura dei semi tostati e sbucciati alla maniera degli indigeni americani e nella temperatura a freddo che fa sì che lo zucchero, aggiunto dagli Europei, non si sciolga, così come si faceva prima che il concaggio e il temperaggio trasformassero il mondo della produzione e del consumo del cioccolato.

A Modica il cioccolato preparato alla vecchia maniera lo trovate ovunque, persino al bancone dei bar, da accompagnare al caffè. E’ cultura e tradizione e da qualche anno star del festival, Chocomodica, a lui dedicato. Chi ama il cioccolato di Modica ha la sua bottega e il suo marchio preferito. Il mio è quello dell’ Antica Dolceria Bonajuto, nascosta tra i palazzi barocchi, coi balconi istoriati e la pietra color miele.

Me ne piace la grana, la consistenza ruvida al palato, la sapidità, il profumo. Persino il tipo di carta con cui viene confezionato. Il cioccolato firmato Bonajuto viene venduto e spedito ovunque e la sua fama ha da tempo superato i confini nazionali ma, se potete, andate in bottega. Farlo significa assaporarne la storia, sin da quando la famiglia Bonajuto a Modica era impegnata nel commercio della neve, delle spezie, degli agrumi, di un “fattojo del cioccolato“. La ditta Bonajuto di Corso Umberto I nasce poi nel 1880 e diventa un elegante caffè, punto di riferimento della vita cittadina. Ciò che viene dopo è arte, ricerca, innovazione che si intrecciano alla grande storia. Oggi la Dolceria Bonajuto conserva i profumi di una volta col bancone e le vetrinette in legno, l’aria d’antan e i laboratori a vista dove è possibile fare degustazioni e tour organizzati e scoprire le novità: provate la tavoletta Bean To Bar prodotta col cacao di Chuao, un villaggio venezuelano dove si arriva solo a bordo di piccole imbarcazioni e si coltiva cacao da 400 anni. Sentori fruttati e leggermente floreali.

 La Dolceria Bonajuto, storia della cioccolateria più antica della Sicilia – Kalos Edizioni d’arte pagg.162 euro 28

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