Mazara del Vallo. “Attruvassimu a statua”

“Attruvassimo a statua” era il mantra che ormai da un anno si ripetevano gli uomini del peschereccio Ciccio che, nel 1997, con le reti, tirarono su una gamba in bronzo dalle profondità del Canale di Sicilia, tra Italia e Tunisia.

La storia della gamba ripescata raccontatami da Francesca, un’amica che conosce bene Mazara del Vallo e il trapanese, mi ha incuriosita subito e incantata. Ho immaginato le facce dei pescatori quando nel marzo del ’98 hanno visto riaffiorare quella statua, quella a cui apparteneva al gamba pescata un anno prima, quella del Satiro Danzante, ormai chimera. “Non ci potevamo credere mai”, continuavano a dire, “la statua, la statua”. L’hanno pulita, hanno tolto il fango che la copriva, l’hanno sistemata in barca e sono stati lì ad ammirarsela, prima di consegnarla in porto ai Beni Culturali.

Oggi la statua è nell’ex chiesa di Sant’Egidio, in piazza Plebiscito. E’ tornata a Mazara dopo il restauro. La statua greca del Satiro, figura mitologica, riempie tutto lo spazio che la circonda e sembra abbracciare l’intera Mazara. La guardi e ne segui il movimento, la danza, l’estasi. Il polpaccio in trazione, le natiche sode, i dorsali possenti, su, sino a labbra socchiuse ed incredibilmente morbide e alla chioma spinta verso il dorso, come farebbe il vento tra le ciocche dei capelli di un essere animato, come fa l’aria che sale dal porto di Mazara coi miei di capelli. L’aria che sa di mare e di alghe che si asciugano al sole e che si infila dappertutto, negli stretti vicoli della Kasbah e della Giudecca, dove oggi senti il siciliano e l’arabo confondersi e nei bar capita di vedere fumare il narghilé .

Gli uomini del peschereccio Ciccio hanno raccontato che il Satiro aveva il viso rivolto verso l’alto quando è venuto su, come se chiedesse di essere salvato. A me piace pensare che abbia scelto di nascondersi per secoli nelle acque del Canale e di farsi ritrovare proprio da loro, dai pescatori del peschereccio Ciccio.

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