Atlante. Quota 2000

Un’epifania a più di 2000 metri, tra le gole dei monti dell’Atlante, sulla strada che da Ouarzazate ci riporterà alla frenetica Marrakech. Il sole delle cinque inonda dall’alto le gole profonde. Il nulla. Né un filo d’erba, né un rigagnolo d’acqua. Solo pietre in una gamma di rossi e neri. Lungo la strada, tra un tornante e l’altro, delle piccole botteghe di lamiera e cemento che vendono cianfrusaglie impolverate.

Acciambellato come un gatto al sole su una lastra di pietra a strapiombo sul nulla, un ragazzo con gli occhi di brace ed il viso incorniciato da un turbante, forse una volta di un blu indaco, ora liso e sbiadito, una lunga tunica dello stesso colore che ne avvolge il corpo giovane, le guance nere di sole e di sporcizia. Si rilassa e si stira beato, lo sguardo acceso lungo la gola che lo circonda. Al passaggio del nostro pulmino gira lievemente il capo e per una frazione di secondo i suoi occhi fissano i miei.

Poi ridona il volto al sole, solo, nel nulla.

 

 

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