Sri Lanka. Serendipity

Non ce la faccio. So che dovrei stare zitta e che rischio di essere invadente e inopportuna ma è più forte di me e le parole mi escono di bocca: “Palithe, ieri tuo fratello mi ha detto che una volta eri un monaco…”

Palithe è la nostra guida oggi a Polonnaruwa, nel centro nord dello Sri Lanka. Col suo tuk tuk ci ha portato sin qui e ci ha mostrato le meraviglie di questa città antica la cui origine risale a quasi 1000 anni fa, terra di re e regine, di riti ancestrali vecchi di secoli, di fiori di loto e stupa.

Passa qualche secondo. Palithe non mi risponde e io sono già pentita di averglielo chiesto. Poi mi guarda e sorride. “Si, ero un monaco buddhista. Lo sono stato da quando avevo 6 anni fino ai 18”.

Mi mordo la lingua. Lui capisce a cosa sto pensando e mi anticipa. “Ho lasciato quella vita perché mi ci hanno costretto. Sai la guerra…mi piaceva studiare le sacre scritture, leggere il sanscrito, pregare, imparare a meditare…ma hanno ammazzato tutti i miei compagni durante la guerra, anche il mio maestro. 70 persone, tutte ammazzate”.

La guerra di cui parla Palithe è quella fra la minoranza etnica tamil, di religione indù, e la maggioranza singalese, di religiosa buddhista. Una guerra civile iniziata negli anni 80 e finita solo nel maggio del 2009.  Vent’anni circa di stragi, attentati e battaglie. 700.000 persone morte.

Chiedo con un filo di voce a Palithe cosa ha fatto dopo i 18 anni. Mi mostra una sorta di tesserino di riconoscimento in cui un giovane uomo indossa l’abito monastico e una foto in cui lo stesso uomo ha una divisa mimetica addosso e un grosso fucile.

“Ero molto arrabbiato. Sono entrato a far parte dell’esercito nazionale per combattere l’LTTE,  le Tigri Tamil ma è stato molto difficile. Ero presente durante l’ultima battaglia, quella di Mullaivitu, nel nord del paese. Abbiamo vinto e la guerra è finita ma io sono soddisfatto solo di una cosa: non ho ucciso neanche un uomo, neanche uno. Ero bravo a trovare le mine. In campi enormi come questo”. Mi indica i campi di riso a perdita d’occhio che abbiamo davanti. Siamo in un piccolo agriturismo. Abbiamo chiesto a lui di scegliere un posto dove mangiare e ci ha portato in questa specie di eden. Priyamali Gedara Farmer Lunch si chiama. Panchine di legno, cibo locale che cuoce lento in pentole sulla brace a vista, solo le voci delle cuoche al lavoro. All’orizzonte i contadini sono puntini colorati. Si muovono nei campi trasportando i ciuffi di riso da cui verranno divisi i chicchi da raffinare. Me ne mostra un ciuffo mentre mi spiega che lui, a trovare le mine e a disinnescarle era bravissimo. Così mandavano avanti lui. “Ce ne erano a migliaia, ovunque”.

La sua storia ha dell’irreale tanto ciò che ho attorno cozza con le immagini che riesce ad evocare. Osservo la favolosa bellezza della natura incontaminata che mi circonda, i colori accesi, i profumi. Mi viene in mente d’aver letto che l’antico nome dello Sri Lanka è Serendip. Da un luogo considerato un piccolo paradiso sulla terra e dal suo nome, uno scrittore inglese, Horace Walpole, coniò nel 1754 il termine “serendipity” che oggi indica la fortuna di fare scoperte per puro caso, il trovare una cosa non cercata e imprevista e, a volte, la capacità e il talento di scoprire l’inatteso.

Lo scacciapensieri che sta appeso al soffitto della capanna sotto cui mangiamo scaccia via i ricordi del passato mentre pranziamo insieme a Palithe e chiacchieriamo del più e del meno. Mi dice che ha tre figlie e vive in una casa che lo stato gli ha assegnato per aver combattuto durante la guerra civile. E’ in riva a un lago nel parco nazionale di Minneriya. L’ha scelta lì perché attorno non c’è nulla, solo una comunità di pescatori. Il centro cittadino è vicino e la sua famiglia può accedere a tutte le comodità ma quando è a casa, Palithe può godersi la natura.

Mi chiede se mi piacerebbe conoscere la sua famiglia e visitare la sua casa. Rispondo che ne sarei onorata. Poi gli domando se è felice oggi, con la sua nuova vita da autista di tuk tuk e guida turistica. Mi risponde di aver avuto la fortuna di conoscere la pace della preghiera, il rigore dello studio, il difficile cammino della meditazione. Sono talenti che non ha perso, sono rimasti con lui. La guerra e la disciplina da militare sono state una grande tragedia ma gli hanno insegnato quanto possono far male. Oggi è arrivato un nuovo dono, trovato quasi per caso e inatteso, la libertà. Può vivere libero, con le persone care, anche con poco. “Si, sono felice”, mi dice.

Risaliamo sul tuk tuk diretti a casa sua. Mi dico che Palithe ha trovato l’inatteso non per caso, ma dopo un lungo percorso, maturandone il talento per scovarlo. Io, dal mio canto, ho trovato Palithe e la sua storia che mi ha voluto donare. L’ho trovato per caso, cercando altro. E’ serendipity. Andiamo a casa di Palithe.

2 commenti su “Sri Lanka. Serendipity

  1. Pingback: Viaggimperfetti.com – Un anno di. Centrata da una noce di cocco – viaggimperfetti.com

  2. Pingback: Sri Lanka. Parco Nazionale di Minneriya. Casa di Palithe – viaggimperfetti.com

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