Pompei, la città morta che vive

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Pompei, la città morta che vive

 

“Ha presente via dell’Abbondanza? Guardi, è la parallela, accanto Casa dell’Orso Ferito…ma sì, certo, via Stabiana lungo Regio IX non è lontana”. 

A Pompei va così e non è insolito incappare in conversazioni simili. 

 

Conversazioni che faresti in una qualsiasi città del mondo alla ricerca di un bar per un caffè, del teatro scelto per la serata, dell’indirizzo di casa di amici che ti hanno invitato a cena. Una città con le sue strade, i viali principali, il centro e la periferia. 

 

Un’autentica città romana però, l’antica Pompei, arrivata a noi, attraverso secoli di storia, perché <sospesa> nel tempo da un terribile evento naturale, l’eruzione del Vesuvio, che l’ha sotterrata sotto metri di cenere e materiale piroclastico e paradossalmente preservata. 
 
Una fotografia, quasi un’istantanea, di un tempo assai lontano, il 79 d.C., in cui chiunque, oggi, può dare una sbirciata.
 
“Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante”, Goethe – 1786
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Alcuni degli affreschi di Villa dei Misteri

Sono la meraviglia e il rispetto a guidarti a Pompei

È difficile che l’antica Pompei, riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e tra i siti maggiormente visitati in Italia, lasci indifferenti.
 
Penso che, inizialmente, a stupirti sia la grandiosità e l’enorme estensione. Circa sessantasei ettari, cuciti accanto la città moderna, tre chilometri di cinta muraria e numerose porte di accesso per un viaggio esperienziale. Nessun effetto speciale o realtà aumentata: puoi percorrere vicoli e strade reali, sostare nei giardini di case e ville, curiosare nell’antico granaio o al mercato, scoprire altari, statue e magnifici affreschi. 
 
Certo, sia chiaro, la furia dell’eruzione ha devastato edifici e templi ma innegabile è la forza evocativa del sito e il valore dei tesori che custodisce e continua a restituire ad ogni nuova campagna di scavo. 
 
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Pompei. Riscopritene la geografia, andate alla scoperta di insulae e decumani…
 
Nove i quartieri dell’antica Pompei, le regiones, a loro volta suddivisi in insulae, isolati, attraversati da decumani e cardini. Ogni quartiere ha le sue botteghe, i suoi panifici, termopoli, che potremmo definire tavole calde per un pasto veloce, i suoi laboratori e le sue officine. Si affacciano su strade lastricate in basalto, enormi pietre levigate dal tempo su cui evidenti sono i segni delle ruote dei carri. Ai crocevia splendidi fontanoni in pietra a cui, ancora oggi, è quasi sempre possibile bere, marciapiedi e grandi pietre ovoidali con la funzione di…strisce pedonali ante litteram.
 
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Pensa a qualcosa di grandioso, moltiplicalo all’infinito e avrai solo un’idea approssimativa di Pompei
 
Basta allenare lo sguardo per scoprire sui muri veri e propri manifesti elettorali con i nomi dei candidati, slogan e frasi di buon augurio. A volte appaiono inequivocabili rappresentazioni di grossi falli, in realtà simbolo di fortuna e fecondità. Anche i lupanari, le case di appuntamento, sono presenti in città. Il più visitato conserva il primo piano (cosa estremamente rara a Pompei dove la furia del vulcano ne portò via la maggior parte) e presenta piccole stanze e letti in muratura nonché elaborati affreschi che raccontano e descrivono amplessi amorosi. Sono visibili persino alcuni <commenti> lasciati dai clienti sulla propria virilità e sulle prestazioni pagate.
 
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Il dettaglio inaspettato, la grazia dei particolari…
 
E poi i teatri e l’anfiteatro, il foro, i templi e gli altari votivi, terme, palestre. Tutto racconta una città viva, audace, in continuo divenire. Una città ricca: numerose le ville d’otium, finemente decorate, impreziosite da affreschi e giardini, spesso in fiorenti attività agricole ed in particolare, vinicole. Basti pensare alla Villa dei Misteri o a quella di Diomede. Infine le case di Pompei, le domus: del Fauno, del Poeta Tragico, di Pansa, degli Amorini Dorati e dei Vettii…
Ciascuna racconta una storia, rivela un dettaglio, <congela> momenti e abitudini, ci riporta a quel giorno, alla terribile esplosione.

 

79 d.C. L’impossibile diventa possibile. La catastrofe

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Una città sepolta per secoli, sospesa nel tempo e in attesa di essere svelata
 
Una colonna di fumo alta trentadue chilometri. Tanto alta e enorme da bucare la stratosfera e poi piegarsi e collassare inesorabile verso Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti, Boscoreale. Una catastrofe inimmaginabile e imprevedibile all’epoca.
Pensate al terrore, il panico, l’assenza di una via di fuga. I precedenti terremoti avevano seminato paura e distruzione e reso necessari continui lavori di manutenzione, creato disagio ma, nulla poteva far presagire una tale violenza. All’esplosione seguì su Pompei una pioggia di pomici, lenta ma inesorabile, quindici centimetri all’ora che presto ricoprirono strade e bloccarono porte e portoni. Chi non era scappato prima scegliendo di chiudersi in casa, resto bloccato, morì schiacciato dai tetti crollati sotto il peso delle pomici o probabilmente scappò dai piani superiori prima che numerose e ripetute correnti piroclastiche, a più di 100 chilometri orari  e con una temperatura di 400-600 gradi, spazzassero via tutto. 
 
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Alcuni dei pezzi di pregio nel magnifico Antiquarium, chiuso per quasi quarant’anni e oggi aperto al visitatore
 
Le immagini che più ricorrono sul sito di Pompei ritraggono i corpi, o meglio i calchi in gesso delle vittime. Grazie infatti all’intuizione di Giuseppe Fiorelli a metà Ottocento, allora direttore del parco, è possibile ottenere delle forme dalle vittime, il cui corpo ha lasciato un’impronta indelebile e uno spazio nella coltre di cenere che li ha avvolti. Colando del gesso liquido in quelle che sono nient’altro che cavità nel muro dei detriti lasciati dall’eruzione, vengono alla luce le persone che vissero quei giorni maledetti. Quell’impronta riprende vita.
 
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Appena un’impronta, un soffio d’anima che riprende vita e corpo
 
È di poche settimane fa il recupero di altre due vittime in una villa appena fuori le mura, Civita Giuliana, meglio conosciuta come del Sauro Bardato, a seguito del rinvenimento di tre cavalli di razza, uno dei quali bardato, appunto, con sella in legno e bronzo e preziosi finimenti. Trattasi di uno schiavo, forse vent’anni, con sulle ossa i segni di lavori usuranti e di un altro uomo, forse un comandante, forse un magistrato, magari un esponente dei Mummii, blasonata famiglia romana, di certo un uomo avvolto in un mantello o in una coperta di lana e colto nell’ultimo attimo, nella splendida dimora affacciata sul golfo di Napoli.
Vittime, dicevamo, solo vittime, per cui nutrire doveroso rispetto e continuare ad ascoltare. Hanno tanto da raccontare a proposito di Pompei e delle loro vite.
Chi erano? Come vivevano? Amavano? Cosa mangiavano? Si divertivano? 
 
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Nei dolium tracce di cibo. Cosa mangiavano a Pompei? Di cosa erano ghiotti?

Mentre il mondo vive il lockdown, Pompei rinasce e regala speranza

Appartengono al nostro più recente passato le immagini di una Pompei in lento degrado, che torna alla ribalta per l’incuria che la contraddistingue, gli scioperi dei dipendenti, i cancelli chiusi ai visitatori accorsi dal mondo intero per conoscere questa meraviglia.
È storia di pochi anni fa insomma. Fino alla svolta. Fino al momento in cui ha inizio finalmente una politica di recupero e tutela del patrimonio artistico e culturale nonché di un più mirato uso dei fondi europei. Sotto la direzione del nuovo direttore Massimo Osanna ripartono nel 2018 nuove campagne di scavo che, in un tempo assai limitato, riportano alla luce tesori inestimabili, riaccendono i riflettori su Pompei e la passione per la scoperta e l’approfondimento.
Nei giorni in cui l’Italia vive un’altra tragedia umana, la pandemia da Coronavirus, Pompei diventa simbolo di speranza, faro per il futuro. E tra i siti di maggior rilievo, riapre tra i primi, regalando al viaggiatore quanto appena scoperto, già fruibile e pronto a regalare emozioni.
 
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Casa di Adone Ferito

Regio V. Sotto una coltre di materiale piroclastico, torna la vita  

L’ultima campagna di scavi, peraltro ancora in atto, ha interessato un’ampia porzione dell’antica Pompei rimasta nel silenzio per secoli. Forse, in minima parte, il Regio V è stato interessato dalla visita di tombaroli e scavi scellerati che hanno caratterizzato le prime campagne a partire dalla seconda metà del 1700. Ciò che è subito apparso evidente è che, gran parte di ciò che è emerso, lo ha fatto per la prima volta dopo il 79 d. C., dopo l’eruzione.
 
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Uno scarabocchio in grado di cambiare la storia di Pompei
 
La prima grande scoperta parte proprio da questa data, il 79 d.C., e più precisamente dal 24 agosto del 79, da sempre fissata quale momento in cui il Vesuvio esplose. Ce lo ha raccontato Plinio il Giovane che, nelle vesti di spettatore, vide scomparire questa città. 
Per secoli lo abbiamo dato per certo, poi uno scarabocchio su un muro ci ha fatto ricredere. In una delle case del Regio V riportate alla luce, la Casa del Giardino, affacciata sull’appena ribattezzato Vicolo dei Balconi, l’occhio arguto degli archeologi è caduto su un’iscrizione al carboncino su una delle pareti della casa, interessata da lavori di restauro all’epoca. L’iscrizione è relativa ad una spesa, è giusto un appunto ma riporta la data: 16 giorni prima della calende di novembre, vale a dire il 17 ottobre.  
E se in realtà quella labile iscrizione a carboncino non avesse fatto a tempo a scomparire come in genere il carboncino fa e fosse stata coperta per sempre pochi giorni dopo, il 24 ottobre? E se nei secoli il 24 ottobre fosse diventato 24 agosto a causa di un errore o di una svista? A conferma di ciò mel0grani carbonizzati, fichi secchi e maturi, un braciere in uso.
Al momento dell’eruzione, Pompei viveva l’autunno, non l’estate.
 
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Teatri, terme, palestre. Una città viva, Pompei, in continuo divenire…

La Casa del Giardino e il Vicolo dei Balconi

Nella casa in cui uno scarabocchio ha cambiato la storia di Pompei sono stati ritrovati preziosi affreschi. Tra questi, un tondo, quasi una cornice con all’interno un volto femminile, tanto moderno quanto espressivo, che, anche a me, piace pensare fosse il ritratto di chi in quella casa ci viveva.
 
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Casa del Giardino. E’ forse lei la padrona di casa?

 

Probabilmente sono suoi anche i resti rinvenuti insieme a quelli di molti altri, probabilmente sue le suppellettili trovate sotto uno dei pochi tetti integri della città, suoi gli amuleti e i gioielli ancora dentro la cassaforte di cui è rimasta la serratura. 

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Grazie all’ultima e lungimirante campagna di scavi la casa è visitabile, così come il vicolo in cui sorgeva, la fontana poco distante, lo splendido thermopolium affrescato presso cui, magari, anche la nostra donna amava consumare un pasto veloce.
Oggi il team di esperti chiamati a partecipare agli scavi è in grado di dirci cosa in quei dolium, in quelle anfore e contenitori, fosse conservato. Riusciamo così ad affermare che a Pompei si consumavano fave e cicoria, cipolle, pinoli, olive e lumache. I resti di gallo, suino, capra, anatra e persino ghiro ci raccontano il menu pompeiano, tracce di dattero, garum e di vino svelano cosa amassero di più. Cosa bevevano, ad esempio, Caprasio e Celsum Albucio? Sono i nomi dei contendenti i cui slogan elettorali potete leggere proprio ai lati del <fast food> dagli incredibili affreschi.
 
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Pomici, lapilli, cenere. Una fitta coltre inesorabile che ha sepolto Pompei
 
Le indagini continuano nei giardini delle domus venute alla luce: quali piante, che animali da compagnia, che tipo di passatempo, quali i gusti dei padroni di casa. Conosceva ad esempio la nostra signora il padrone di casa della vicina domus, la Casa di Giove?

La Casa di Giove e i suoi segreti 

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L’incredibile mosaico dedicato ad Orione rinvenuto nell’ultima campagna di scavi
 
È un’altra delle meraviglie emerse durante l’ultima campagna di scavi. La Casa di Giove ha, per secoli, custodito incredibili quanto accurati manufatti che via via, uno dopo l’altro, sono venuti alla luce. Una bilancia di precisione, piatti fondi, piani da portata, una salsiera con tanto di marchio ad indicare il tipo di manifattura…
Molto, ahimè, è stato con ogni evidenza trafugato – ci sono tracce di saccheggio – ma, il caso ha voluto che due splendidi mosaici siano rimasti intatti e al loro posto. Sono entrambi relativi al mito di Orione, nome spesso abbinato alla casa tutta e sono un esempio di ricercatezza quanto nel disegno e nei dettagli quanto nel mito che raccontano, indice, probabilmente, degli studi e del sapere di cui, forse, il padrone di casa amava nutrirsi. Un’analisi approfondita dei mosaici dedicati ad Orione la trovate nel testo di Massimo Osanna, “Pompei, il tempo ritrovato”, ex direttore del Parco Archeologico di Pompei, oggi direttore generale dei musei del Mibact, nonché appassionato narratore. 

Leda e il cigno. Stupore, bellezza e uno sguardo puntato al futuro

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Leda e il cigno
 
La direzione del Parco Archeologico di Pompei è oggi affidata a Gabriel Zuchtriegel. Il timone è passato di mano quindi ma, la direzione intrapresa resta la stessa. Pompei guarda al futuro e continua a rivelare nuovi segreti rimasti sigillati per secoli. 
Concludo con uno degli ultimi affreschi emerso quasi per caso. Leda e il cigno, piccolo, intimo, assai raffinato. Leda, figlia del re di Etolia, sposa di re Tindaro. Sedotta da Giove con le sembianze di cigno, si unirà nella stessa notte con il marito. Dall’unione con Giove, darà alla luce un uovo da cui saranno generati Elena e Polluce e da quella con Tindaro partorirà Clitennestra e Castore.
Ulteriori indagini sul sito dove è comparso Leda e il cigno non erano previste. Poi  – vuoi per una pioggia più insistente, un impercettibile smottamento di lapilli, vuoi perché forse era arrivato il tempo di essere nuovamente ammirata – Leda ha fatto l’occhiolino agli studiosi del Regio V, mostrando un tratto di ginocchio e di languido polpaccio e rivelando tutto un sito di estremo valore che sta pian piano riemergendo. 
 
Lo sguardo corre, infatti, ai cumuli di pietra vicini ed impossibile è non pensare a cosa Pompei abbia ancora in serbo per noi.
 
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Quali altre scoperte nel prossimo futuro?
 
 
 
 
 
 

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Questo è il classico esempio che non tutti i mali vengono per nuocere! Scherzi a parte bisogna però dire che la chiusura causa Covid ha permesso di fare in modo tale che un capolavoro come Pompei ritornasse ai fasti di un tempo!
    Noi abbiamo visti gli scavi moltissimi anni fa e queste nuove scoperte ci fanno voglia di tornare a passeggiare tra “regiones” e “insulae”

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    1. dettabroad ha detto:

      Sarebbe bello ragazzi. Se ci andate, raccontatemi il vostro punto di vista. Grazie!

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  2. Massi Tosto ha detto:

    Pompei è uno dei luoghi più belli che abbia mai visto

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    1. dettabroad ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo con te 😃

      Piace a 1 persona

  3. Sono stata a Pompei da bambina.Non ne ho davvero più memoria ed ora, comunque, è qualcosa di nuovo. Tante le scoperte successive e la nuova gestione lo ha reso un sito stupefacente. Grazie per questo viaggio virtuale nel sito e nella storia di Pompei

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    1. dettabroad ha detto:

      Grazie a te Simo❤

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