Ciomod experience. Come a casa, in una fabbrica di cioccolato

Avete mai pensato di soggiornare in una fabbrica di cioccolato?

In un luogo dove la materia prima si trasforma in uno dei prodotti migliori da provare e apprezzare in Sicilia?

Dove tutto è fatto rigorosamente a mano, in maniera artigianale e nel rispetto dell’ambiente?

Non aspettatevi alambicchi e macchinari alla Willy Wonka. Nessun  biglietto dorato e bibite che fanno volare. Di effetti speciali non ce ne sono.

A Casa Ciomod solo cose semplici e autentiche.

Villa, quartier generale, casa

 

Partiamo dal dove: siamo a Modica, Patrimonio dell’Unesco, tesoro del tardo barocco siciliano. Poco distante dal centro storico, lì dove la pietra color miele di chiese e palazzi lascia il posto a quella chiara e asciutta dei muri a secco di campagna, sorge una villa padronale dal fascino antico, coi pavimenti di una volta a disegno bicolore nero pece, granato e bianco, poche camere, una decina, tanto silenzio, grandi cespugli di lavanda dello stesso colore della facciata, un malva tenue.

Una terrazza sui campi dove non è raro vedere mucche al pascolo, eleganti panche in pietra, tavoli e sedie in ferro battuto dai disegni Liberty, una piscina accanto un viale di alberi secolari.

Casa Ciomod. Cose semplici
Casa Ciomod. Cose semplici

Potrebbe bastare già così: un luogo che abbia i colori e le atmosfere della Sicilia, quella di una volta. A Casa Ciomod però della Sicilia si sente forte anche il profumo: quello, inconfondibile ed unico del cioccolato di Modica, che dal 2018 ha ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta e che, dal 2003, il brand Ciomod produce.

Seguirne l’aroma è facile a Casa Ciomod perché accanto la villa c’è l’azienda e quartier generale, cuore pulsante dove le fave di cacao arrivano da lontano e si trasformano in un prodotto semplice nato dalla combinazione di due ingredienti: massa di cacao e zucchero lavorati a freddo, senza concaggio, seguendo la ricetta degli Spagnoli che dal Messico importarono in Sicilia i segreti del popolo azteco sul cioccolato e per primi aggiunsero la parte dolce.

A Casa Ciomod nasce il progetto Dolci Fonderie, un laboratorio, un piccolo spazio che richiama l’antica linea di produzione dove, a partire dalla selezione delle fave di cacao, si arriva alla realizzazione della tavoletta finita passando dalla tostatura e dalla macinatura. Un processo a cui il visitatore che ha voglia di scoprire di più sul mondo del cioccolato e sulle differenti fasi di lavorazione può assistere, a patto che sia curioso e appassionato…come tutti a casa Ciomod.

 

Ciomod. Brand ma anche mood

Ciomod. Tradizione e innovazione
Ciomod. Tradizione e innovazione

Grana ruvida, cristalli di zucchero che si sciolgono piano tra lingua e palato. Un piacere lento che racconta un intero territorio. Un tesoro da trattare con cura che Innocenzo Pluchino, anima e mente di Ciomod ha ereditato con un obiettivo: preservarne la tipicità traducendone il valore con un’immagine fresca, giovane. La tavoletta centenaria che si racconta al mondo attraverso un packaging ammiccante e una grafica moderna. Parole nuove, significati di una volta.

Se c’è una cosa che riconosci subito in un siciliano è l’orgoglio che leggi nei suoi occhi quando si parla di Sicilia e l’entusiasmo crescente con cui vuol farti capire quanto è bella. Con Innocenzo Pluchino va così: nessun giro di parole, sguardo aperto e attento, voglia di conoscere il suo interlocutore e di appassionarlo al suo progetto appassionato. Ricerca e rispetto le due parole chiave con cui descrive l’avventura Ciomod.

Cio, cioccolata. Mod, Modica, moda, design. Ma anche mood. La filosofia e il sentire che si respirano forte sono passione, coinvolgimento, convivialità, condivisione.

A Casa Ciomod ogni oggetto ha una storia e persone in carne ed ossa che hanno partecipato attivamente al racconto corale “Sicilia”.

Penso alla parete del salottino accanto la camera dove ho dormito. Mobili classici, pavimento di una volta e tante manate colorate e allegre sul muro. Tra i libri e le riviste da sfogliare il magazine di Casa Ciomod con tutte le iniziative del brand. Ma anche eventi, fiere, incontri dove parlare di Sicilia e fare territorio. Quante volte abbiamo detto che a tavola il mondo si racconta e che sono le persone  il vero viaggio, quello più autentico da vivere?

Un souvenir bello, buono e persino “stupefacente”

Fatto a mano. From bean to bar. Dalle fave di cacao alla tavoletta

A Casa Ciomod il cioccolato è dappertutto. Alla reception, a colazione, nelle vostre stanze.

Potrete assaggiare  una grappa al cacao o il liquore al cioccolato di Modica, un unicum in questa zona; e anche quello al finocchietto, al limone e alla carruba. Torroni e creme di mandorla, nocciola e pistacchio, un tripudio dei sapori di Sicilia.

C’è poi un souvenir speciale da portare a casa che ha tre elementi che lo rendono bello, buono e utile. Parlo della linea Fatto a mano, from bean to bar, dalle fave alla tavoletta. Un cacao, Arauca e Huila, che arriva da alcune piantagioni colombiane che menti illuminate hanno fatto crescere lì dove veniva coltivata la coca generando un percorso virtuoso a lungo termine; accostamenti di gusto e profumo con materie prime siciliane d’eccellenza tra cui il sale di Trapani, il mandarino tardivo di Ciaculli, il sesamo di Ispica, il miele di carrubo di ape nera sicula che vantano il presidio Slow Food; infine un incarto realizzato interamente a mano, come una volta, con materiale riciclato e riciclabile.

Più “stupefacente” di così!

Laboratori di cioccolato. Let’s play

 

Avete bimbi? Portateceli.

Siete bimbi dentro? Andateci.

Nel mondo Ciomod non perdetevi la Chocolate School, laboratori dove mettere le mani “in pasta”, quella di cacao e divertirvi imparando i segreti del cioccolato di Modica. Profumo, sapore, consistenza nelle differenti fasi di lavorazione.

Un viaggio nella storia del prodotto, per scoprirne valori nutrizionali e proprietà organolettiche. E soprattutto la soddisfazione di aver creato la vostra tavoletta di cioccolato. 

Grana ruvida. Piacere lento. Il cioccolato di Modica IGP
Grana ruvida. Piacere lento. Il cioccolato di Modica IGP

Convitto delle Arti. L’Impossibile è Noto

La cornice è il Convitto delle Arti – Noto Museum, da tempo luogo d’aggregazione culturale nel panorama artistico in Val di Noto, incubatore di idee e volano d’arte e bellezza con la sua posizione privilegiata, ex Collegio dei Gesuiti lungo il magnifico Corso Vittorio Emanuele nel cuore barocco di Noto.

Il nome che le è stato dato impegnativo e ammiccante.

Parliamo della mostra “L’Impossibile è Noto”, visitabile fino al 10 novembre prossimo, curata da Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta e prodotta da Sicilia Musei con il patrocinio del Comune di Noto.

Un centinaio di opere provenienti da fondazioni, archivi e collezioni private e dieci sezioni tematiche: dell’invenzione del movimento nella fotografia e nella pittura al Surrealismo, passando per Futurismo e Cubismo, Astrattismo, Metafisica e Dada tra Europa e Italia.

 

Boccioni, Picasso, Mirò, Kandinskij, De Chirico, Klee, Max Ernst, solo alcuni tra i numerosissimi maestri del Novecento presenti con oli, disegni,  acquerelli, grafiche, sculture, oggetti di design.

Un progetto d’alto livello quindi, un evento speciale che va ad arricchire l’offerta culturale del viaggiatore che visita Noto.

Un racconto, abilmente costruito e articolato, di una rivoluzione, creduta impossibile e invece pienamente realizzata, una rivoluzione vera, profonda, lacerante. Una rivoluzione che è riuscita a cambiare il modo di fare e comprendere l’arte. Una rivoluzione nel modo di comunicare e veicolare messaggi e idee oggi consolidato, impensabile ad inizio Novecento.

 

Le avanguardie storiche che, audaci e innovative e spesso ai più  incomprensibili, hanno caratterizzato la prima metà del Novecento regalando alla seconda metà una maturità artistica e una visione drasticamente diversa del segno, dell’immagine, della materia.

Si parte con le celebri composizioni fotografiche di Muybridge, lo studio del movimento che tanta parte ebbe nell’opera di Balla, Boccioni, Marinetti.

Si prosegue come trasportati dal turbine di inizio Novecento: arrivano nuove fonti di energia, quella elettrica e il petrolio. Con esse, la locomotiva elettrica,  le turbine idrauliche, il motore a scoppio, il telegrafo.  Si vola, concretamente e con l’arte. E a ritmo di musica. Basta uno schizzo del Balla “Studio di Ballerini per il Bal Tic Tac” per sentirne il rumore dei passi, l’aria che si sposta, l’energia che se ne scatena.

Studio di Ballerini per il Bal Tic Tac - Balla
Studio di Ballerini per il Bal Tic Tac – Balla

” Noi siamo sul promontorio  estremo dei secoli! Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossile”. (Filippo Tommaso Marinetti).

Anche la figura umana viene sezionata, smembrata, ricomposta secondo schemi nuovi che seguono percorsi diversi, quelli della psiche, dove certezze e consapevolezza vengono meno.

Pensiero e morale entrano in crisi. Basta un punto, un segno, la forza del simbolo che diventa immagine per comunicare il capovolgimento di ruoli e punti di riferimento.

“Nulla fu più come prima” 

Persino nei primi tentativi di una comunicazione commerciale. Splendida “Ritmi di Sicilia” di Depero. E poi i primi collage e contaminazione di materiali. La sovrapposizione di parola, immagine, simbolo, embrioni iniziali di futuri tagli e strappi.

Ritmi di Sicilia - Depero
Ritmi di Sicilia – Depero

La mostra si conclude con un omaggio a Salvador Dali’, “Paranoica in occasione del trentennale della morte. Un’esplosione di audacia e iperbole. “Lips Sofà” e “Occhio” riempiono lo spazio.

Non poteva che essere così. Ancora un’accelerazione che stravolge e scandalizza. Ancora una visione caparbia, folle.

Perché si sa, la follia è contagiosa. Come un germe cresce, contamina e crea cose incredibili. Anzi, impossibili.

 

Ta’ Qali. Un calice da Meridiana

Ebbene sì, a Malta si fa il vino e lo si fa in maniera eccellente. Due varietà di uve indigene, Gellewza e Girgentina, una varietà di vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Sirah e la prima parola che mi viene in mente è “sottovalutato”.

La prendereste mai, ammesso che la troviate, una bottiglia di bianco prodotto a Malta nella vostra enoteca di fiducia?

Ancora una volta Malta mi sorprende e mi conquista. “Sottovalutata”, continua a ridere di me e del mio pressappochismo  svelandosi ad ogni borgo, lasciandomi a bocca aperta davanti i suoi paesaggi, regalandomi ore di felicità da Meridiana, una delle cantine aperte al pubblico nell’arcipelago.

le terrazze sui vigneti di Meridiana Wine Estate
le terrazze sui vigneti di Meridiana Wine Estate

 

Nel cuore agricolo di Malta, Ta’ Qali,  Meridiana ha circa 18 ettari di vigneto e una produzione di 140.000 bottiglie. Mark Miceli Farruggia è il fondatore che nel 1994 ha scelto di piantare e veder crescere su un’ex pista di atterraggio usata durante la seconda guerra mondiale uve Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Sirah e Moscato: vini internazionali rigorosamente ed esclusivamente prodotti sul suolo argilloso maltese.

Lo stile e la qualità Antinori che ha scelto Meridiana come avamposto nel Mediterraneo si sentono e vedono tutte nella piccola ed elegante cantina con le sue quasi trecento barrique custodite nel sottosuolo tra i 18° e i 22° gradi. Al piano terra un’area di imbottigliamento, una sala degustazione, uffici, un negozio. Al piano superiore grandi terrazze sui vigneti e su Mdina, l’antica città fortificata. In cima allo stabile la meridiana che dà il nome alla cantina ed è logo aziendale.

Prenotare una visita è facile. Le visite sono frequenti e in più lingue. Per noi lo hanno fatto i nostri amici Ale e Deia fissandola poco prima di pranzo. La scelta si è rivelata azzeccata e la visita la perfetta conclusione di una mattinata trascorsa a Valletta. La cantina l’abbiamo raggiunta con un comodo servizio di taxi presente a Malta simile a Uber, molto pratico ed economico, Ecabs, the black cab company.

Dopo la presentazione della realtà Meridiana e uno step in cantina per vedere le barrique e capire i differenti passaggi in azienda, ci siamo messi comodi sui divanetti colorati della piccola corte interna per scoprire finalmente i vini prodotti qui.

Abbiamo iniziato con un fresco e sapido vermentino Astarte, percependo già la leggerezza delle sere d’estate che stava per arrivare. Siamo poi passati allo Chardonnay Isis e al rosato a base Sirah e Cabernet Sauvignon della linea Fenici. Facile pensare ai caprini e i formaggi freschi con cui li avremmo gustati, possibilmente con un gbejniet, a base di latte di pecora già provato a Rabat.

La versione più stagionata del formaggio invece, o un piatto a base di carne, magari coniglio – che qui sanno cucinare divinamente – li avremmo abbinati a un calice di Melquart, blend di Cabernet Sauvignon e Merlot. O all’ultimo dei vini che scopriamo in casa Meridiana, il Nexus, Merlot in purezza.

Ce lo siamo goduti piano piano pensando già alle bottiglie da portare a casa, in Sicilia, decidendo alla fine per un Baltis , un passito che non abbiamo assaggiato ma siamo certi sarà perfetto con i mqaret, i fagottini ripieni di datteri speziati tipici di Malta, uno dei migliori souvenir dell’isola.

Casina Bardoscia. Maison de charme nel Salento

Storia di un viaggio all’insegna del relax, della tradizione e dell’accoglienza.

Storia di tre sorelle, di un gatto caparbio e di una bambina speciale.

Storia di un luogo da cui partire alla scoperta del Salento. Per poi tornare. Sempre. A Casina Bardoscia

Come una volta. Tra profumi e sapori

Casina Bardoscia la trovate nella campagna tra Cutrofiano, Aradeo e Galatina, cullata da grandi pini che sembrano abbracciarla e quasi proteggerla. Nel viale che porta alla villa padronale del  1800, i profumi del sud;  tutt’attorno agrumi, ulivi secolari, alberi di noce.

Qui un tempo la famiglia galatinese che ha dato il nome alla struttura ci passava le lunghe estati salentine. Estati infinite, fatte di sole, di giochi e di cicale, del profumo di dolci fatti in casa.

Oggi, grazie all’accurato restauro operato da Teresa, Rita e Chiara, le tre pronipoti del capostipite, Casina Bardoscia continua a mantenere intatto il suo fascino  incantando i suoi ospiti con un’atmosfera raffinata, mai formale, la sua accoglienza autentica, solare.

Pietra leccese, calda, luminosa; colori chiari, eleganti. Un pumo della tradizione dalle sfumature crema, ricami leggeri sulla biancheria, un armoire come quello delle case di campagna dei nostri nonni.

Tre donne, tre sorelle la cui presenza costante e discreta ti fa sentire come una di casa, qualcuno con cui chiacchierare quando, a tarda sera, ci si trattiene ancora un po’ guardando la luna, con un bicchiere di amaro al pompelmo o di nocino preparati da Rita che nella vita ha studiato farmacia e che si diverte di tanto in tanto a creare nuove “alchimie” in cucina.

Di vere e proprie magie in cucina si occupano invece Tiziana e Cinzia: mani sapienti, saperi della tradizione pugliese a tavola, trasformano le materie prime dell’orto di Casina Bardoscia in banchetti sopraffini. Ci si può fermare a cena qui: ogni mattina, accanto la cucina, viene esposta una lavagnetta col menù del giorno a cui la mente andrà spesso nel corso della giornata pregustando sapori e abbinamenti. Magari dopo un aperitivo al tramonto in piscina, immersa in un giardino di agrumi.

Al mattino la colazione è un tripudio: crostate, torte, pasticcini, tutto rigorosamente fatto in casa.  Al posto d’onore, un vassoio di pasticciotti tiepidi, il re della pasticceria salentina. <Ma è più buono il pasticciotto leccese o quello di Galatina? >, chiedo ridendo a Marzia, mentre Vittoria mi saluta e mi dà il buongiorno. La piccola Vittoria, la figlia di Teresa che coi suoi fiori e le sue farfalle disegnate per me ha reso indimenticabile le mie giornate a Casina Bardoscia. Mi concede un timido bacio pronta a scappar via dietro Sky, il micio furbo di casa, magro e scaltro, tutto bianco, inseguendo chissà quali fantasie di un’estate perfetta da bimba.

Partire per poi tornare. Casina Bardoscia al cuore del Salento

Le possibilità sono infinite. A nord c’è Lecce, a sud Santa Maria di Leuca, a est Otranto, a ovest Gallipoli; tutt’attorno la grecia salentina, piccoli borghi ricchi di storia e arte e un dialetto antico, il griko.

Da Casina Bardoscia il Salento è a portata di mano. Se amate il mare, tutta la costa, un lungo nastro di infinita bellezza, sarà a vostra disposizione. Da Torre dell’Orso, San Foca, Tricase e Porto Badisco a est a Pescoluse, Torre Mozza, Porto Cesareo, Torre Lapillo, Punta Prosciutto a ovest.  Ogni spiaggia una scoperta, ogni caletta un paradiso.

Vicino vicino. I miei posticini

Galatina

La patria del tarantismo, rito sospeso tra sacro e profano, oggi fenomeno e moda che impazza in tutta la Puglia e non solo. Bellissima la basilica di Santa Caterina d’Alessandria, gioiello romanico gotico e la chiesa matrice dedicata ai santi Pietro e Paolo. Sono celebrati qui i riti che il 29 giugno accompagnano la processione dei tarantati al suono dei tamburelli.

A Galatina trovate il famoso pasticciotto di Andrea Ascalone. La pasticceria la trovate in via Vittorio Emanuele. Per un tagliere easy di formaggi e salumi e un bicchiere di vino Salumeria di Turno.

Gallipoli

Città isola che profuma di mare e di storia. Una passeggiata al tramonto superato il Castello angioino, tra palazzi nobiliari e chiese, donne al balcone o sedute davanti casa (come mi ricorda la mia Sicilia) e piccole botteghe artigiane. La mia calamita fatta a mano l’ho comprata da Alberto Gorgoni Arte &…

A cena mi son fermata invece da Dimora Muzio, in via Carlo Muzio 17. Al pian terreno di Palazzo Muzio, un antico edificio del 17° secolo, una carrellata di sapori veraci: indimenticabile il purè di fave con il gambero viola di Gallipoli. A tavola l’olio della Tenuta Bianco, Ogliarola di Lecce e Cellina di Nardò. Simpatiche le confezioni di olio extravergine arricchito di oli essenziali naturali all’arancia, al peperoncino, allo zenzero. Se ci andate chiedete il tavolo in strada. Perché? Perché accanto c’è il fruttivendolo più bello di Gallipoli e mangerete con vicino un cesto di peperoncini freschi, capperi sotto sale, mazzi d’origano e frutta carica del sole di Puglia.

Gallipoli. Dimora Muzio
Gallipoli. Dimora Muzio. Fatevi dare il tavolo fuori!

Ugento

Una mattinata a disposizione. Ho scelto l’Ugento e ho seguito i consigli di Rosalia di Città Meridiane. L’ho trascorsa al Lido Pineta, uno stabilimento eco friendly nel Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento, in località Fontanelle. Canneti che si alternano a rosmarino e ginestra e lasciano il passo a dune di sabbia. Una pineta a far da cornice.

Di vino e masserie

Masseria L’Astore. Di un antico frantoio ipogeo del 600 e di una splendida bottaia. Di vino, poesia . Di <sule, di mari e di ientu>. Ma questa è un’altra storia.

Masseria l'Astore. A lei piace il Negroamaro!
Masseria l’Astore. A lei piace il Negroamaro!

Rabat e Mdina. Cosa vedere e come riuscirci in poche ore. Ma davvero?

E’ questo che volete sapere? Desiderate un itinerario infallibile costellato da informazioni precise con relativi tempi e orari di chiusura e apertura? Cambiate blog. Qui non lo troverete, almeno per il momento. Perché nella zona centrale di Malta di cui mi sono innamorata, ritornerò certamente approfittando ogni volta degli innumerevoli tesori che custodisce, ma stavolta ho scelto di prendermela comoda e lasciare che questa parte dell’isola si presenti e mi parli, con calma.

Rabat e Mdina. Come farci amicizia

Ci potete andare con uno dei tanti tour a disposizione o in autonomia. Di solito il giro si concentra sulla vicina Mdina, la città silenziosa, l’antico sito medievale cinto da mura volute dagli arabi e costruito su un’altura da cui il paesaggio sull’isola e sul mare è mozzafiato. Qui la nobiltà maltese ci andava a far villeggiatura e i palazzi sulla via principale e su quelle secondarie sono splendidi. A Mdina può capitare di raggiungere la cattedrale di San Paolo superando angoli e giardini che tante volte ti raccontano una certa Toscana ed assistere ad un matrimonio che in un batter di ciglia ti trasporta sulle piazze assolate  di Sicilia, coi palazzi color miele e i maestosi portoni. Ci si può perdere tra i vicoli di quella che non esisteresti a chiamare medina certo di trovarti in una città del Maghreb. E sentir dei passi aspettandoti un portatore d’acqua o un incantatore di serpenti ritrovandoti faccia a faccia con un cavaliere di Malta che solleva lo sguardo e saluta un’amica affacciata ad una gallarjia, il tipico balcone verandato maltese.

In tanti vi diranno che Mdina è piccola, e lo è. Basta un’ora o due, ed è vero. Ma dipende da voi e da cosa cercate.

Io le ho dedicato la parte finale della mia giornata, quando i gruppi più numerosi l’avevano già lasciata e l’appellativo di silenziosa l’ho compreso appieno. Un silenzio che mi ha accompagnata quando ho salutato Mdina e, a piedi, ho raggiunto la vicina Rabat, appena fuori le mura dove ho scelto di passare la notte.

Una notte a Rabat. Come vivere un sogno dolcissimo

Dimenticate la frenesia di Sliema o Valletta. Qui a Rabat, che la leggenda vuole sia stata rifugio per San Paolo dopo il naufragio a Malta, l’atmosfera è informale e rilassata. La gente del posto ne vive i bar, le piazze, le chiese e al tramonto tutto rallenta e invita ad assaporare un calice di Girgentina, il vitigno autoctona dell’isola, e il gbejniet, il formaggio preparato con latte di pecora. Magari un pezzetto insaporito col pepe e un altro un po’ più stagionato.

Di locali eleganti e molto suggestivi ce ne sono tanti. Io mi fermo al Ta’Doni, un piccolo bistrot con le tende blu, i cui due ingressi abbracciano la minuscola bottega di un ciabattino. Continuo a bere il mio Girgentina sbocconcellando un’oliva, un pomodoro secco, un cappero. Non resisto e assaggio il coniglio di mio marito. E’ delizioso, la carne tenera, il sugo corposo e saporito. Ancora una volta Malta mi stupisce, il suo essere un allegro guazzabuglio di bellezza e cultura mi incanta e per un attimo torno in Provenza a Bonnieux, al Fournil.

Quaint hotel. Un indirizzo da tenere caro

I vicoli di Rabat con le porte e le finestre colorate mi riservano ancora una sorpresa: è il Quaint, l’hotel boutique che abbiamo scelto per passare la notte a Rabat.

In quello che una volta era un cinema, al cuore di Rabat, a pochi passi da Mdina da un lato e dalla Grotta di San Paolo dall’altro, ho trovato un boutique hotel di appena una decina di stanze. Tutte in urban style, minimaliste, con sprazzi di colore improvvisi. Una gamma di grigi accesi ora dal giallo, poi dall’arancio, infine dal rosso. Arredi ultra moderni, un vecchio e grande proiettore nella hall e un’intera parete di foto in bianco e nero di Malta e della vecchia sala cinematografica. Un servizio di reception sino al primo pomeriggio con un sistema di check in self service e un numero da contattare se serve. Infine, la parte che ho amato di più: la terrazza sui tetti di Rabat che mi ha regalato un tramonto romantico e indimenticabile. Le stradine attorno sono il valore aggiunto. Intime, vere, ad ogni ora con rumori e ritmi differenti. Al mattino si risvegliano lente e invitano a scoprire pian piano Rabat che cambia, prende vita e presenta una faccia diversa. Dove ieri sera sorseggiavo il mio Girgentina, il ciabattino ha aperto bottega. E pochi metri più su, in direzione catacombe di Sant’Agata, tra scorci di infinita bellezza, ho scoperto Casa Bernard.

Casa Bernard. Quando la passione fa rivivere le cose belle

Una palazzina del 1500 riportata all’antico splendore a fine Novecento da Georges e Josette Magri, due professori ritiratisi qualche anno fa e che oggi vivono qui. E’ questo a rendere speciale Casa Bernard secondo me: non è un museo, nonostante tutto ciò che vi è al suo interno sia di valore storico e artistico; Casa Bernard è una casa e lo percepisco mentre la signora Josette mi mostra i saloni, la biblioteca, la magnifica sala da pranzo, il grazioso cortile interno che profuma di Mediterraneo, la gallarjia da cui sbircio in strada, come facevano una volta le antiche dame, certe di non essere viste. La strada e il suo vocio dall’alto mi riportano al ventunesimo secolo dopo aver attraversato l’età dei Romani, a cui le fondamenta risalgono; il Medioevo, quando la torre d’avvistamento, iniziale nucleo della palazzina, fu tirata su; nel sedicesimo secolo, che finalmente vede nascere Casa Bernard; nel diciottesimo, durante il quale si aggiunse un tocco barocco. Il nome della casa è stato scelto in onore di Salvatore Bernardo, medico personale del Gran Maestro di Malta che nel 1723 cominciò a viverci.

Ci sono fiori freschi in ogni stanza, arance calde di sole nella sala da pranzo, pezzi di antiquariato che fanno fare il giro del mondo, tele e dipinti ciascuno con una storia da raccontare. Noto foto di famiglia tra antiche porcellane e pregiata argenteria. C’è anche quella che ritrae la nipotina della signora Josette che ci segue di stanza in stanza. Il lavoro di recupero effettuato e la cura con cui viene aperta e raccontata al visitatore è un dono. Non perdetela.

Rabat. Ancora un giro in piazza

E’ tempo di andare. So che tornerò per scoprire la Domus Romana, le catacombe di San Paolo, quelle di Sant’Agata, una serie infinita di tesori da visitare. Ho ancora un pezzetto di viaggio da godere e lo dedico alle Dingli Cliffs, le alte scogliere a ovest dell’isola. Percorsi nella natura con scenari mozzafiato sono segnalati in tutta l’area. Io mi fermo alla piccola cappella dedicata a Maria Maddalena. Mi siedo su una delle panchine intorno e saluto Malta con un pastizzi ancora caldo preso al Crystal Palace, in Triq San Pawl. Arrivederci Malta.

Prime volte. A cuore aperto con Ale e Deia. Vita da expat a Malta

 – Quando è stata l’ultima volta che avete fatto qualcosa per la prima volta?

Ho fatto questa domanda ad Alessandro e Deianira, una coppia di amici che da circa un anno ha lasciato l’Italia e si è trasferita a Malta, dove vive e lavora. Appassionati e innamorati, sono partiti dall’Italia con un corso di inglese prenotato online e un alloggio per le prime settimane. Con molta umiltà hanno cercato di capire cosa potessero fare delle loro vite a Malta, inserendosi nel contesto scelto e cercando lavoro. Un curriculum curato, tanta voglia di fare e via: dopo alcuni colloqui e una manciata di esperienze iniziali, oggi Alessandro lavora come graphic designer e fotografo freelance,  Deianira è entrata a far parte di una Destination Management Company all’interno della quale gestisce i rapporti con i clienti, tour operator, compagnie di trasporto e ogni altro operatore nel settore turistico.

 – La vostra prima esperienza da expat, nuova casa, nuova lingua, nuovo clima, nuovo tutto. In un anno di “prime volte”, qual è stata l’ultima “prima volta”?

<Questa è davvero una bellissima domanda Benedetta. Abbiamo pensato a lungo alla risposta ed a cosa, nelle nostre esperienze più recenti, possa essere considerato una “prima volta”, ed è stata occasione di riflettere ulteriormente sulla vita che stiamo vivendo attualmente. Sai cosa abbiamo avuto modo di realizzare? Che da quando abbiamo preso quell’aereo 1 anno e qualche mese fa, siamo scivolati in un flusso di prime volte continuo.

Quando decidi di stravolgere la tua vita e ricostruirne ogni singolo tassello altrove, ogni giorno è una sfida e tutti i secondi che vivi sono carichi di novità. Ogni angolo del mondo attorno a te è meravigliosamente sconosciuto, dall’appartamento in cui decidi di vivere alla zona dove scegli di abitare che diventerà parte della tua quotidianità, dai volti dei tuoi nuovi colleghi alle vie che percorri, dai ristoranti che provi alle bellezze che esplori. E questa sensazione di perenne novità in qualche modo non smette mai, nemmeno dopo mesi, o anni. E ciò che cambia dentro di te è soprattutto la predisposizione mentale e l’atteggiamento nei confronti della vita. E’ come se l’entusiasmo iniziasse a scorrerti nelle vene come una droga e la sete di nuove prime volte diventasse uno stato perenne. Ti senti diverso, vivi in maniera diversa, pensi in maniera diversa e d’istinto cerchi costantemente opportunità inedite, modi diversi per provare emozioni, scoprire parti di te stesso, capire qualcosa in più degli altri, avere sempre nuove prospettive sul mondo. Ciò si traduce in nuove attività, esplorazioni, scoperte, incontri, condivisioni, eventi, amicizie, progetti e mille altre sfumature che il termine “prime volte” può implicare. 🙂   Lo so, non abbiamo risposto concretamente alla domanda, ma davvero potremmo elencare troppe cose che per noi sono state adrenaliniche prime volte ultimamente 😛

Però una potrei dirtela: questo nostro incontro, carico di emozioni e voglia di scoprirsi, è l’ultima delle volte in cui abbiamo conosciuto di persona “amici sconosciuti”, qualcosa che ogni volta ci riempie di gioia e ci fa essere grati per aver iniziato la nostra avventura virtuale>.

Ale e Deia
Ale e Deia

Con Deia e Ale ci ritroviamo al tramonto in un locale sul mare a Sliema, il Surfside, e davanti uno spritz e una pizza chiacchieriamo “per la prima volta” vis a vis. Finora abbiamo imparato a conoscerci esclusivamente on line perché Ale e Deia, come me, hanno deciso di dare forma a idee e pensieri con un blog, un travel blog che hanno scelto di chiamare Una nuova meta, un divertente e utile diario di bordo in cui si parla di viaggi ovviamente con una bellissima sezione dedicata alla loro esperienza a Malta e tante dritte su come muoversi, cercare lavoro o anche solo scoprire gli angoli più belli dell’isola.

 – In un momento quantomeno caotico e di cambiamenti della vostra vita avete deciso di gettare le basi per una seconda casa, una casa virtuale, il vostro blog. Perché ora?

<Il blog è stato per me (Deia) un sogno nel cassetto per anni. Sai che ho comprato il dominio credo almeno due anni prima della pubblicazione ufficiale del blog? Ho anche scritto articoli per mesi, senza mai realmente pubblicarli. I motivi per cui non mettevo online il blog erano molteplici, probabilmente però il principale era la paura: la paura di provarci, la paura dei giudizi, la paura che le cose non vadano come speriamo.
Inutile dire che il salto nel vuoto che abbiamo fatto venendo a vivere a Malta è stata una dichiarazione di guerra ufficiale alle nostre paure ed alla “comfort zone” 🙂

Abbiamo così sentito che nell’euforia di una nuova vita offline fosse il momento giusto per dare la luce anche alla nostra nuova vita online 🙂 Inoltre, ci tenevamo a raccontare la nostra vita da expat e parlare della nostra esperienza qui, oltre che di tutte le esperienze passate che in qualche modo hanno contribuito a forgiare i viaggiatori che siamo oggi.

Il nostro desiderio più grande è poi riuscire attraverso il blog ad ispirare qualcun altro a fare il passo nel vuoto che tanto teme e che tanto sogna, fare capire che ci sono migliaia di vite alternative possibili e che vale sempre e comunque la pena inseguire la nostra personale idea di felicità>.

Surfside. Sliema, Malta
Surfside. Sliema, Malta

Il tramonto al Surfside è splendido. Continuiamo a discutere di progetti e sogni come se in fondo ci conoscessimo da sempre. Ripeto spesso che a volte il web ti fa il regalo di avvicinarti a persone e pezzi di vita che scorrono paralleli e che altrimenti non avresti mai incrociato, perdendoti qualcosa di importante. Quel qualcosa stasera lo vedo negli occhi di entrambi, specie in quelli di Deia, forse perché tra donne ci si capisce meglio e più velocemente. Deia è più giovane, appartiene ad una generazione diversa dalla mia. Quando io avevo 20 anni imparavi che la vita era fatta di obiettivi: lavoro, famiglia, casa. La generazione di Deia e Ale è incappata in un momento storico in cui le certezze son venute via via meno, specie quelle lavorative. Per sfortuna o per fortuna direi. Perché? Perché hanno imparato ad essere più flessibili e, mi permetto di aggiungere, più svegli e preparati. Messa da parte la chimera del posto fisso, hanno acquisito professionalità e preparazione nei settori emergenti afferrando al volo, quando se ne è presentata l’occasione, la possibilità di lavorare nei settori più vicini ai loro desideri.

 – Vi ritrovate nelle mie parole? Come vi siete mossi nel mondo del lavoro? La flessibilità vi ha aiutato nella vostra scelta di trasferirvi a Malta? Come avete fatto ad abbinare la necessità di lavorare alla realizzazione delle vostre propensioni e professionalità?
<Ci ritroviamo nelle tue parole Benedetta, e posso confermarti che ci sentiamo in una sorta di limbo generazionale in cui modi di affrontare la vita molto diversi tra loro convergono in un mix di ideali e aspettative parecchio confuso. Siamo cresciuti anche noi imparando che la vita è fatta di obiettivi: una buona preparazione scolastica, un buon lavoro, una bella casa, famiglia e magari qualche figlio (anzi, senza “magari”, perché a volte sembra quasi che la vita di una donna o di una coppia non abbia valore se non si sceglie di essere madri o genitori – ma questo discorso sarebbe troppo lungo da affrontare 🙂 ).
Al contempo, ci siamo visti catapultati nel mondo “dei grandi” e nel mercato del lavoro in un momento storico in cui tutto sta cambiando, in cui nuove professioni nascono, altre mutano drasticamente ed altre ancora scompaiono, un periodo in cui il concetto di mobilità   è entrato nel quotidiano, e nel quale sta diventando normale vedere il mondo intero come potenziale casa o posto di lavoro. Uno scenario nuovo, entusiasmante, pieno di opportunità, ma che va capito e vissuto con – appunto – flessibilità, parola decisamente chiave.
A volte barcamenarsi tra questi due opposti è difficile, e ti ritrovi a pensare se sia più giusto tornare a casa, tornare sui binari e “metter su famiglia” oppure continuare ad seguire ciò che ti dice l’istinto e cogliere le opportunità dove ci sono.  

Quando siamo venuti qui non sapevamo cosa aspettarci, e ci siamo mossi sul mercato lavorativo con estrema umiltà, rendendoci disponibili per qualsiasi tipo di lavoro: abbiamo inviato CV a bar, ristoranti, alberghi, ma anche ad agenzie ed uffici, lasciando aperte tutte le porte. Qualunque esperienza sarebbe stata ottima per introdurci nel territorio, praticare la lingua e crescere. Fortunatamente grazie alle ottime possibilità lavorative che Malta offre siamo subito riusciti a trovare due lavori nei settori in cui desideravamo ardentemente lavorare, che sono per noi folli passioni oltre che professioni: i viaggi per me Deia ed il mondo della grafica e della fotografia per Ale. Insomma direi che il giusto mix è essere pronti a rimboccarsi le maniche, ma non perdendo mai di vista i nostri obiettivi più alti. Anche se sembrano irraggiungibili spesso si rivelano più a portata di mano di quello che immaginiamo.

Ovviamente investire nella propria preparazione è sempre una scelta vincente: a livello di lingua, studi, esperienze professionali, corsi e quant’altro, tutto contribuisce a renderci più pronti a cogliere ogni opportunità ci si presenti sul cammino. Forse al giorno d’oggi come mai prima vale la pena capire e fare proprio il famoso detto “impara l’arte e mettila da parte” :D>.       

Deia. Vita da expat
Vita da expat

                     

 – Ale sei un graphic designer e un fotografo freelance. Come hai imparato a muoverti tra web, informativa e tecnologia? Quanto è importante una buona preparazione tecnica di base? Ci si può improvvisare?

<Sono assolutamente convinto che chiunque possa avventurarsi in qualcosa di nuovo. Ovviamente questo presuppone avere una preparazione tecnica. E’ una variabile fondamentale non solo per un lavoro tecnico, ma anche creativo. Ad ogni modo, se hai passione e dedizione per qualcosa, questo è un percorso naturale e i risultati prima o poi arrivano. Tutto ciò che ho imparato, l’ho imparato in autonomia, studiando o seguendo corsi online. Ho lasciato gli studi universitari per dedicarmi a tempo pieno a quello che già facevo come freelance e tornassi indietro farei ancora la stessa scelta>.

Deia stasera indossa una maglia giallo ocra che le sta un incanto. Ha il viso rilassato e luminoso. La vedo per la prima volta ma mi sembra che sia felice e soddisfatta. Mi chiedo che tipo di rapporto abbiano. Sembrano innamorati e complici. A costo di sembrare invadente glielo chiedo.

 – Quanto è importante essere in due e pensarla allo stesso modo? Rende tutto più facile quando prendi la decisione di vivere all’estero?

<Domandona! Ma quanto ci piacciono le tue domande? Mettiamo a calendario un’intervista al mese? 😛

Essere in due a pensarla allo stesso modo è fondamentale, ovviamente. Sarà sempre impossibile pensarla esattamente allo stesso modo nel dettaglio o avere tempistiche e desideri perfettamente sincronizzati, ma avere la stessa visione d’insieme sul mondo, su come si vuole vivere la vita e su quali sono i valori importanti è di importanza estrema. Guai a seguire qualcuno in progetti che non sentiamo nostri, o a costringere qualcuno a venire dietro a noi trascinandolo. Pessima idea, che che finirebbe per avere conseguenze catastrofiche. C’è sempre in una coppia chi lancia un’idea e chi la segue volentieri, ma una volta presa una decisione, bisogna essere in due a volerla davvero e ad essere pronti ad accettarne tutte le conseguenze. Perché quando le cose si faranno difficili o si metteranno male, bisognerà essere in due ad affrontare di petto la situazione senza recriminazioni del tipo “io non lo volevo fare, io non ci volevo venire!” 🙂   Di enorme importanza direi è la comunicazione. Lo so, sembra un’affermazione molto banale ma in realtà la si da spesso per scontata, e si pensa di comunicare più che farlo davvero, omettendo pensieri o emozioni. Diventa però ancora più importante capirsi bene, ma bene davvero, quando si prende qualsiasi tipo di decisione “importante”. Un ulteriore aspetto fondamentale è fidarsi uno dell’altra, perché quando la famiglia è lontana, gli amici non ci sono e si soli in giro per il mondo, sapere di poter contare ciecamente uno sull’altra è basilare.  Comunque, ti ringraziamo per i complimenti 😉 L’immagine che hai descritto di due persone sorridenti, soddisfatte, innamorate e complici è meravigliosa, ed è fortunatamente reale. Siamo super felici che tu abbia avuto questa idea di noi :)>.

Chiacchierando
Chiacchierando

 – Ci ho preso gusto e mi faccio gli affari vostri…Cosa fate nel tempo libero qui a Malta? Mi avete già detto che questo è uno dei vostri “posti”, dove venite a scrivere, rilassarvi, leggere. E poi? Raccontatemi la vostra Malta.

<Questa intervista è davvero super intima e ci piace proprio tanto 😛 Dunque, la nostra Malta è fatta di tanto relax ma anche di tanto lavoro, ma di quello piacevole, intendendo con questo sia i nostri lavori in ufficio, che ci piacciono davvero un sacco, sia il lavoro sul blog e la formazione costante su tutto ciò che è “web” o “digitale”. Io – Deia – spesso nel tempo libero mi dedico al blog, a scrivere oppure ad imparare pezzo dopo pezzo tutte le cose che ci sarebbero da sapere. Ale invece adora il suo settore e mentre io scribacchio su WordPress di dedica a corsi, webminar, progetti personali di ogni tipo legati alla grafica e/o alla fotografia. Ci piace quindi trovare posticini dove magari sorseggiare un caffè in relax mentre ci dedichiamo alle nostre passioni.

Malta poi è piena di localini carini o caffetterie dove fare una bella colazione con cappuccio e cornetto, e di ristorantini dove mangiare cibo di ogni genere, quindi quando possibile – budget permettendo – la sera o nel weekend esploriamo l’isola culinariamente parlando. Il concetto di estate qui è molto dilatato ed i locali hanno tavolini all’aperto stracolmi di gente praticamente in ogni mese dell’anno: è facile quindi essere trascinati da questa atmosfera di vacanza perenne ed assorbirne il relax.

Ovviamente le nostre esplorazioni dell’isola continuano ogni fine settimana, ed anche dopo un anno e 4 mesi non perdiamo occasione di andare a scoprire zone sconosciute dell’arcipelago 🙂 Insomma, la “nostra Malta” è qualcosa di molto strano, una via di mezzo tra vacanza perenne, formazione costante, lavoro faticoso ma entusiasmante e viaggio di scoperta senza fine>.

Faccio un passo indietro e torno a quel qualcosa di speciale che mi sarei persa se non avessi incontrato Ale e Deia stasera. Il web aiuta ma guardarsi negli occhi è un’altra storia. Nei loro c’è tutto l’entusiasmo e l’energia di chi è felice e ha voglia di realizzare i propri obiettivi. Forse è questa la “prima volta” che spesso sottovalutiamo. In una realtà in cui “fare qualcosa” ha un peso e un valore specifici solo se possiamo raccontarlo, rincorriamo mete e destinazioni solo per poter dire che ci siamo stati, la scelta di vivere all’estero di Ale e Deia non è “figa” o invidiabile.

E’ solo la dimostrazione che se ti rende felice, se è quello che vuoi, lo puoi fare.

E mi ricorda ancora una volta due cose: la prima che nulla è impossibile ma niente è gratis, te lo devi conquistare. E che ognuno ha sogni e attitudini diversi. Ogni giorno regala una “prima volta” che sta lì per te: un nuovo lavoro, un sapore diverso, la scalata del Kilimangiaro.

 – Della vostra ultima “prima volta” abbiamo già parlato. Idee e pensierini per la “prima volta” nel vostro futuro?

<Non hai idea di quanto siamo d’accordo con le tue parole Benedetta. Proprio come dici tu, niente è impossibile, e con determinazione, costanza e una sana dose di incoscienza, si può arrivare ovunque. Non è importante cosa desideriamo, perché come fai giustamente notare ognuno ha sogni e aspirazioni diversi, ma è importante credere che valga sempre la pena costruire il nostro personale universo, dare forma alla nostra idea di felicità. E che non è mai troppo tardi o troppo presto per farlo. E’ nostro dovere sfruttare al massimo il dono che abbiamo tra le mani – semplicemente, il nostro tempo – e non sprecarne nemmeno una goccia.

Ma, credo che tutto ciò tu l’abbia capito anche solo con uno scambio di sguardi tra di noi, vero Benedetta? Anzi, probabilmente hai colto anche molto di più di ciò che pensiamo e di come vediamo la vita rispetto a ciò che possiamo averti detto o scritto qui 🙂 Si torna sempre a quella magica parolina: feeling. Che ha saputo trasformare ancora una volta un semplice aperitivo in un momento di scambio profondo.

Pensierini per la prossima “prima volta”? Ti possiamo dire solo che ci sarà probabilmente a breve un nuovo stravolgimento di vita. Ti lanciamo la notizia bomba così 😛 Però non possiamo dire di più per ora :)>.

Un grazie grande ad Ale e Deia per il loro tempo e la loro amicizia.

Qui sotto trovate tutti i riferimenti per seguire il loro blog e restare aggiornati sulla loro vita da expat. Al prossimo spritz ragazzi!

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Grazie ragazzi!
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Antica Carbina. Alla scoperta di Carovigno

Per chi ama le tradizioni e il folklore in Italia. Per chi è alla ricerca di sapori autentici che da sempre raccontano la regione Puglia. Per chi non è in vacanza se non c’è il mare e una natura selvaggia e incontaminata.

Un viaggio alla scoperta di Carovigno, l’antica Carbina messapica. Dalla ‘Nzegna ai Giochi Giovanili Nazionali di Bandiera, dai tesori sulle sue tavole a quelli nascosti nelle tre torri del Castello Dentice di Frasso.

Travel tips e must imperdibili lungo le coste della Murgia meridionale, dalla Riserva Naturale di Torre Guaceto alla borgata marina di Torre S.Sabina.

 

L’antica tradizione della bandiera. Dalla ‘Nzegna ai Giochi Giovanili di Bandiera

Il delfino di Carovigno ha scalzato Arione, figlio di Posidone che per tradizione lo cavalca suonando la cetra sullo stemma araldico della città. Al suo posto c’è la mascotte dei Giochi Giovanili della Bandiera che quest’anno, XXII edizione, si sono celebrati proprio qui.

Un manifesto creato dall’art director Danilo Convertini della Arcade Lab che riassume bene l’evento, atteso dall’intera comunità degli sbandieratori italiani, in una location d’eccezione, Carovigno, che vanta una tradizione vecchia di mille anni e legata a doppio filo con il culto mariano.

A Carovigno se dici <bandiera> dici <’Nzegna>. E non ci sono sbandieratori ma <battitori>. La <Battitura della ‘Nzegna>, il lancio del drappo colorato al cielo, è un atto di preghiera, un silenzioso grazie alla Madonna di Belvedere la cui immagine è custodita nell’omonimo santuario, a pochi chilometri dal centro cittadino.

Andate ad ammirarla all’interno della cripta, dove la leggenda vuole sia stata trovata da un pastore alla ricerca di un vitello smarrito e da un signore di Conversano sulle tracce della Madonna apparsa in sogno.

É in quella grotta che intorno all’anno 1100, per la prima volta, un fazzoletto colorato venne lanciato in cielo per ringraziare la Vergine del ritrovamento del vitello e della guarigione del signorotto di Conversano. Ed è proprio lì che, da allora, si celebra l’evento miracoloso nei giorni successivi alla Pasqua cattolica al ritmo di una pizzica di flauto e tamburello.

 

La Madonna, portata in corteo da centinaia di figuranti, “assiste” alle evoluzioni dei due battitori, solo due, in abiti civili a sottolineare l’attualità e contemporaneità dell’evento e da più di cento anni appartenenti alla famiglia Carlucci. Entrambi, alternandosi, eseguono movimenti rapidi e precisi roteando la bandiera attorno collo, polso, vita e gamba prima di lanciarla verso il cielo.

Il Santuario di Santa Maria del Belvedere

Luogo di culto e di pellegrinaggio, il Santuario della Madonna di Belvedere è pervaso da un’aurea di pace e misticismo. L’energia che trasmette la senti scendendo gli scalini che collegano le due cripte. La Scala Santa la chiamano: su ogni scalino il credente si ferma e prega, sull’ultimo scalino appare scolpita una croce. Segnala la cripta inferiore dove l’immagine miracolosa della Madonna di Belvedere è custodita.

 

Lungo il percorso, a partire dalla cripta superiore, altre immagini mariane e dipinti parietali di possibile origine bizantina ci raccontano un altro miracolo: quello dell’incontro tra i cristiani di Bisanzio – monaci ortodossi colonizzarono per primi queste cavità carsiche – e i  cristiani di Roma. Oriente e Occidente. La bandiera della Battitura non ha icone di potere o conquista, solo triangoli colorati e al centro una rosa mariana simbolo di pace.

Torre Guaceto. Area Marina Protetta, Riserva Naturale dello Stato

Area marina protetta, riserva naturale terrestre. Macchia mediterranea e ulivi secolari che si alternano a canneti, gigli di mare e praterie di posidonia. Rifugio di germani reali, folaghe, falchi di palude, aironi, garzette, martin pescatori e cavalieri d’Italia. Se si è fortunati si incontra anche la tartaruga marina. E’ Torre Guaceto, migliaia di ettari di paradiso tra gli scogli di Apani e Punta Penna Grossa, solo una torre di avvistamento che risale al 1300, una della quattordici che disegnano lo skyline del territorio di Carovigno, a ricordare il passaggio dell’uomo.

Un equilibrio perfetto ma fragile, garantito e tutelato dal lavoro costante di un team che quotidianamente si adopera per preservarlo. Ne parlo con Tonia Barillà, cooperativa Thalassia, voce narrante del mio viaggio alla scoperta della riserva, che mi mostra il centro visite Al GawSit con i suoi diorami e corner interattivi che anticipano e lasciano immaginare la biodiversità del litorale, della zona umida, della macchia mediterranea; le aree destinate al racconto di tradizioni e della cultura popolare del territorio; ricostruzioni 3D di Torre Guaceto nel periodo dell’Età del Bronzo e reperti archeologici; un laboratorio di archeologia del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università del Salento dove un’equipe di archeologi opera nel trattamento conservativo, schedatura e ricostruzione dei reperti. Qui si realizzano laboratori didattici per i più piccoli e prendono vita campagne per la tutela dell’ambiente come Plastic from Sea, per conoscere il nemico plastica e imparare ad affrontarlo.

 

Noto con piacere che la riserva è aperta al pubblico, l’uomo ne può godere e non deve pagare un biglietto d’ingresso. Torre Guaceto è una riserva da vivere con eventi e un calendario fitto di appuntamenti che si rinnova ogni anno. Come il concerto all’alba: un pianoforte, solo la poesia della musica che accompagna il suono della natura.

A Torre Guaceto il visitatore può scoprire il centro recupero tartarughe marine Luigi Cantoro; seguire i percorsi segnalati per ammirare la biodiversità di ogni ambiente a piedi o in bici; praticare seawatching e snorkeling guidato, godere di una giornata al mare in un lido attrezzato. Avete capito bene: a Punta Penna troverete anche un lido amovibile e nel pieno rispetto di una filosofia all’insegna della sostenibilità ambientale con un solarium dedicato a chi ha difficoltà motorie.

Al lido di Punta Penna c’è anche un punto ristoro che serve solo prodotti bio individuati con Slow Food. Ci troverete di certo il pomodoro Fiaschetto, varietà antica rimessa a coltura e presidio slow food che cresce qui, succoso e caldo di sole; o l’olio EVO biologico, l’Oro del Parco, ottenuto mediante molitura a freddo nel frantoio della vicina borgata di Serranova e commercializzato con un progetto di auto-finanziamento.

Anche la pesca a Torre Guaceto è sostenibile con un disciplinare elaborato dai pescatori professionisti di Brindisi e Carovigno in collaborazione con l’ente gestore con rese di pesca superiori rispetto a quelle in zone di mare esterne all’area protetta.

L’olio. Un patrimonio grande. La regola delle cinque esse

A Carovigno ho imparato la regola delle cinque <s>. La tradizione popolare vuole che sia infallibile quando si parla di ulivi e della loro coltivazione. <S> come sole, che li rende forti, rigogliosi; <s> di sasso, come quelli che li circondano, nei muretti a secco, le masserie fortificate, nel suolo calcareo e assolato in cui crescono; <s> di solitudine perché vivono fieri per millenni senza altre piante accanto; e infine <s> come stabbio, la concimazione triennale voluta dagli antichi romani e come scure, la potatura da iniziare quindici giorni prima dell’equinozio di primavera applicata dai greci.

Cinque esse che nei secoli hanno trasformato il territorio pugliese, rendendolo unico al mondo, coi suoi ulivi millenari, dalle chiome folte ed argentee e i tronchi nodosi, dalle forme fantastiche, ciascuno speciale, ciascuno monitorato e censito grazie alla Regione Puglia che li ha sottoposti a vincolo paesaggistico vietandone il danneggiamento, l’abbattimento e l’espianto.

 

Un’alchimia di fattori perfetta che, ad ogni stagione, dà vita ad un prodotto unico e inimitabile. Sono cinque le certificazioni di olio d’origine protetta che la Puglia può vantare. A Carovigno, grazie a Malla Barracane e all’associazione L’Olio di Puglia, dialoghi fluidi, scopro le differenze tra Coratina e Picholine, imparo l’arte dello strippaggio e mi sorprendo a sentire il profumo del pomodoro, quello della mandorla e della cicoria.

Un’alchimia di fattori perfetta per la quale si continuano ad applicare le pratiche di selezione più rigorose abbinate alle tecniche di lavorazione più all’avanguardia presso il frantoio e azienda agricola Tenute Parco Piccolo. Dai venti ettari di ulivi ultrasecolari, Ogliarola, Coratina, Leccino, Cima di Menfi, nasce un olio extravergine di oliva estratto a freddo mediante procedimenti meccanici, dal colore giallo oro, delicata persistenza del piccante e dell’amaro e sentore di mandorla e carciofo.

Ho parlato delle cinque esse. Ad oggi occorre aggiungerne una sesta: quella di “strenuo” come tenace, coraggioso, testardo. Occorre esserlo contro la minaccia degli ultimi anni, la Xylella Fastidiosa, un batterio capace di uccidere gli ulivi secolari di Puglia. Sta già accadendo in Salento, vederne la distruzione è un colpo al cuore, una ferita al patrimonio nazionale. Strenuo ed eroico è il lavoro di chi sta cercando di bloccarne l’avanzata verso la Valle d’Itria e l’Alto Salento.

Al cuore di Carovigno. Castello Dentice di Frasso

Storia di un antico castello e dei suoi segreti. Storie di tre torri, ognuna speciale, ognuna diversa. Quella quadrata a oriente, la circolare a occidente e quella “a mandorla” che ne chiude la pianta triangolare.

Dall’alto delle torri del castello Dentice di Frasso il panorama è mozzafiato. Puoi abbracciare con lo sguardo la fascia costiera, i paesi <allattati>, la piana degli ulivi secolari.

 

Le origini risalgono ai normanni e di signori e padroni il Castello ne ha visti tanti. Come i ricchi feudatari Loffreda che qui si avvicendarono tra Quattrocento e Cinquecento sino ai principi Dentici di Frasso che hanno lasciato il loro nome. Concesso in uso al comune di Carovigno, oggi il complesso monumentale del castello Dentice di Frasso è un luogo che appartiene all’intera comunità con un museo, una biblioteca, i giardini, l’archivio comunale. Visitarlo significa attraversare il tempo e conoscere le tante vite che ha vissuto.

Farlo è più semplice grazie all’associazione Le Colonne, Arte Antica e Contemporanea, Collezione Archeologica Faldetta, che ne gestisce i servizi museali e bibliotecari. Daniela La Fauci, storica, me ne svela la storia, i segreti e aneddoti preziosi, i personaggi che lo hanno abitato. Mi innamoro della figura della contessa Elisabetta Schlippenbach, moglie dell’Ammiraglio Alfredo Dentice di Frasso, la famiglia che ha dato il nome al castello e che per ultima lo ha abitato prima della cessione al comune. Resto ad ascoltare la storia di una donna forte di nobile casata austriaca che a fine Ottocento sceglie la libertà separandosi dal marito e da una realtà molto agiata. Rinuncia al figlio, viaggia per un lungo periodo sino all’incontro con Alfredo e l’amore vero. La immagino in una delle splendide terrazze del castello, nelle sale destinate al laboratorio di tessitura, nei giardini. Vorrei fermarmi a leggerne le memorie e a riviverne la vita. In una delle sale leggo le parole “Nulla palma sine pugna”.

Oltre il Castello

Il centro storico di Carovigno è piccolo. Lo giro a piedi, al mattino, quando ancora ne posso godere il silenzio. Lascio il Castello, porta Ostuni alle spalle, e con il naso per aria noto il camminamento che collegava il castello alla chiesa di Sant’Anna, sede della Confraternita del SS.mo Sacramento. Accanto la Dimora Sant’Anna, albergo diffuso, un tempo parte del complesso seicentesco, oggi struttura ricettiva dal grande fascino, stretta tra il castello e il Rione Terra. Materiali locali e un design luminoso caratterizzano le stanze con la volte a botte o a stella. La pietra color miele, “gentile”, è l’elemento che ritrovo alle pareti, attorno le finestre, nascosta dal verde delle piante mediterranee, nel cortile dove bevo il mio caffè al mattino.

 

Di chiese a Carovigno ne troverete tante, ciascuna con una storia diversa: la Chiesa del Carmine, dell’Addolorata, di Santa Maria del Soccorso, di Sant’Angelo. Costellano il centro e insieme si inchinano alla Chiesa Madre, col suo splendido rosone. Occorre raggiungere la Raffaele Sanzio per ammirarlo e scoprire un ingresso diverso alla chiesa, custode del passato e oggi da cercare e indovinare nella pietra della facciata laterale.

La Chiesa Madre è a pochi passi da Porta Brindisi e dalla Torre Civica oltre la quale c’è piazza ‘Nzegna. Non resisto e mi fermo al bar di fronte –  Oasi del Gusto si chiama – per concedermi un dolce che sa di Puglia, la Tetta della Monaca, un boccone di pasta soffice con un cuore di crema bianca. Semplice e delizioso.

Con un baffo di crema sul naso torno indietro e mi infilo nelle viuzze su cui si affacciano case bianche tinteggiate a calce, le coorti, i cortili ingentiliti da una panchina colorata, una pianta di fico d’india, quattro piccole teste di fanciulle sul balcone della casa un tempo appartenuta ad un mercante veneziano, preziosi accenni delle epoche passate. Noto i vignali, i gradini di ingresso ai portoni delle abitazioni, tutte al primo piano, tutte progettate in una logica di difesa dal nemico. Occorreva che l’invasore si confondesse, si perdesse nelle strade spesso senza via d’uscita.

Mi ci perdo anch’io e ne vale la pena perché mi ritrovo davanti al forno Lu Scattusu, pane caldo, fragrante e taralli e frise da portare a casa e regalare.

 

Voglia di mare. Borgata Marinara di Torre S.Sabina

Qui ci passava l’antica via Traiana. Tappa di viandanti e pellegrini offriva agli antichi romani una mansio ad Speluncae, una stazione postale dove rifocillarsi e provvedere al ricovero dei cavalli.

E in età medievale, proprio presso il porticciolo di S.Sabina c’era l’Ospedale dei Cavalli Teutonici. Luogo di passaggio di efferati saraceni, pirati, viaggiatori e mercanti che commerciavano i tesori dell’antica Carbina: olio, vino, mandorle, fichi.

Mi ci fermo anch’io ritrovando Claudia Di Cera, che al Castello Dentice di Frasso, con Antonio Marra, entrambi appassionati archeologi, durante un laboratorio archeo-museale, mi aveva raccontato l’antica Messapia e mostrato come, attraverso il gioco, è possibile spiegare l’archeologia anche ai più piccoli.

 

Con lei imparo che il mare qui è custode di tesori eccezionali e testimone di epoche passate. A pochi metri dalla costa culla da secoli relitti sui suoi fondali. Il Cimitero delle Navi lo chiamano e grazie al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università del Salento in collaborazione con il Comune di Carovigno e l’Istituto Superiore per la conservazione e il restauro, oggi si fa archeologia subacquea recuperando e studiando ciò che l’avvicendarsi di epoche e popoli ci ha regalato. Anfore databili tra il II e il I secolo a.C., ceramica di età arcaica, classica, ellenistica, i resti di un relitto di età romana a soli due metri e mezzo dall’insenatura di Camerini.

Un viaggio nella bellezza e nella storia del mare di Puglia tra Mezzaluna e Scoglio del Cavallo.

On the table. La Puglia a tavola. Dove mangiare a Carovigno

Autenticità, stagionalità, passione. Poche parole per capire Carovigno a tavola. La cucina a Carovigno piace perché è genuina, semplice. Il chilometro zero è la vera filosofia delle tavole che troverete da queste parti.

Le erbe selvatiche saltate in padella, capocollo martinese, burrata e caciocavallo, “brascioli e purpetti”, orecchiette, strascinati e cavatelli, il purè di fave…cosa c’è di più semplice e confortante del purè di fave?

Non fatevi ingannare dall’espressione “due antipastini”: un’altra parola chiave a Carovigno è generosità. Al suono di “due antipastini” seguirà una carrellata di sapori e pietanze che vi lasceranno senza parole. Ed è solo l’inizio!

 

Mamma Lena – Braceria. Via Giuseppe Verdi 10, Carovigno, accanto il Municipio. Tutto ciò che riuscite ad immaginare su una griglia. Autentico e genuino. Grande cordialità e accoglienza.

Masseria Caselli , Specchiolla. S.P.35 c.da Caselli. Tutto il fascino di un’antica masseria in un relais a 4 stelle. Tra Torre Santa Sabina e Torre Guaceto, un’oasi di bellezza e pace.

Masseria Nzeta. S.P.16 Carovigno Ostuni km1. La tradizione e il racconto di una Puglia verace e appassionata. Esplosive le orecchiette con la cicoria. Vincente l’idea di ospitare spettacoli di pizzica realizzati dal gruppo Le Radici del Sud.

La Terrazza. Torre Santa Sabina, via della Torre 5. A ridosso dell’antica torre, avrete l’impressione di mangiare sull’acqua cristallina della borgata. Con una tradizione antica ma uno stile minimal e luminoso. I sapori del mare e dell’orto. Eccezionali le orecchiette al nero di seppia con i frutti di mare.

Al Boschetto. Via Umberto I, 178, Carovigno. Tradizione a tavola e negli spazi esterni arredati con installazioni e luci che fanno l’occhiolino alle tipiche e grandiose luminarie della festa in Puglia.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Regione Puglia, Comune di Carovigno e Agenzia Regionale PugliaPromozione.

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