Masseria l’Astore. In Salento. Di vino e tradizione

Vi piace guardare le etichette sulle bottiglie di vino? Dietro, spesso, c’è un racconto dell’azienda che quel vino lo ha prodotto, coccolato, pensato. Partendo dal dove. Perché dietro un calice di rosso o di bianco c’è sempre un territorio. C’è terra, c’è sabbia, c’è argilla e magari profumo di mare.

Un’etichetta, una filosofia

I vini Masseria l'Astore
I vini Masseria l’Astore

Sulle etichette dei vini prodotti nella masseria l’Astore il dove è la prima cosa che noti. Salento. E tutto, di quella bottiglia, te ne parla. Non basta dire Puglia ed è necessario aggiungere Cutrofiano, dove la masseria sorge. Al centro del Salento, nel cuore del tacco d’Italia, battuta dal vento che corre libero tra Gallipoli a ovest, Otranto a est, Lecce a nord e Leuca a sud.

E’ qui che crescono i vecchi alberelli di Negroamaro e  vitigni autoctoni come la Malvasia Bianca, il Fiano Minutolo, il Susumaniello, il Primitivo Zagarese.

Il vino prodotto è un vino biologico da uve coltivate senza l’aiuto di sostanze chimiche, imbottigliato all’origine. <Messo in bottiglia nelle nostre cantine>, c’è scritto sul tappo di ogni bottiglia. Cantine speciali, preziose, con una bottaia con volte a botte e a stella in pietra leccese, che sembra una cattedrale tanto è bella. E’ una bottaia interrata, nata dal sogno del professore Achille  Benegiamo, che intorno alla metà del Novecento diventò, pian piano, il naturale prosieguo dell’antico frantoio ipogeo.

Un antico frantoio, una nuova bottaia. Achille, il visionario

Perché qui una volta si faceva l’olio, olio lampante si produceva, l’oro liquido di Puglia, tanto prezioso da incidere sulle quotazione della borsa di Londra. L’olio lampante prodotto in Salento illuminava i grandi centri d’Europa. Parigi, Londra, Stoccolma, Vienna lo usarono per illuminare strade e case fino alla fine del XIX secolo, quando l’arrivo dell’elettricità mandò per aria un’intera economia e anche l’antico ipogeo della masseria L’Astore conobbe il lento declino.

Fu Achille Benegiamo a capire quanto fosse importante preservarne il valore per le generazioni future e a renderlo un bene fruibile e visitabile. Superarne l’ingresso e raggiungerne il cuore nel ventre della terra è oggi possibile con una visita che diventa viaggio in una realtà che non esiste più: si immaginano le enormi quantità di olive un tempo calate giù dall’alto nelle sciaghe in attesa  che la mamma, la pasta, passasse nei torchi stretta tra i discoli, i dischi filtro per finire nei pozzi. Poi era magia: la parte grassa, la migliore, saliva su e diventava luce nelle case d’Europa; l’acqua, pur sempre mista scendeva giù, pronta per trasformarsi in qualcos’altro, il famoso sapone di Marsiglia.

All’interno del frantoio, una vera e propria comunità che per mesi viveva qui, senza risalire mai in superficie, spesso in condizioni assai difficili. Voci, suoni, tradizioni che ancora oggi riecheggiano nel frantoio di Masseria l’Astore. Sembra di continuare a sentirli anche quando gli ambienti cambiano e si arriva nella bottaia cattedrale. Il passato incontra il futuro, un nuovo tesoro da custodire e far crescere: la produzione di vini d’eccellenza che la famiglia di Achille continua a produrre.

Alchimia di parole

C’è un’altra cosa che rende speciale le etichette dei vini della masseria l’Astore: ad ogni vino, una frase, una manciata di parole che insieme, come sole, mare e vento in Salento, si trasformano in poesia. Su una bottiglia di Malvasia Bianca, Krita, come la creta che qui diventa arte, ceramica, come la creta su cui cresce questo vitigno, leggo di quell’Oriente che qui  si radicò e di “note di cantori pizzicati”.

Su una di Jèma, Primitivo, le parole “di lingue grike” anticipano un piacere “ardente”, di sangue, di ardore, di passione.

Ed è Filimei, Negroamaro in purezza, che mi commuove: “Figli miei, a voi lascio la terra, coltivate l’eccellenza e i suoi frutti ripagheranno il vostro amore”. Una storia d’amore, una storia di passione, valori ereditati oggi reinterpretati e custoditi.

Alcune info

Masseria L’Astore organizza visite in bottaia e nell’antico frantoio. E’ possibile degustarne i vini in abbinamento a prodotti di aziende locali con cui Masseria l’Astore racconta il territorio.  Tra i prodotti in degustazione ci sarà anche l’olio che qui si è ricominciato a produrre su 40 ettari coltivati a Cellina di Nardò, Ogliarola e Leccino.

Un grazie speciale

Un grazie speciale a Elisa che mi ha accompagnato in questo viaggio ed avvicinato al mondo di Masseria L’Astore. Con lei è stato molto piacevole chiacchierare di Puglia al tramonto, nella pineta che circonda il frantoio, con un calice di Negroamaro e un pezzetto di focaccia e pizzi. Di Elisa ho un’immagine precisa, un’immagine che è lei stessa a raccontarmi: quella di una giovane donna, molto bella, che al sabato, dopo gli amici, ha un appuntamento irrinunciabile, la preparazione della pasta fresca per la domenica con la madre a cui ruba segreti con gli occhi. Passato, futuro, la tradizione che si rinnova. Questa è la Puglia che mi piace.

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