Good morning Vietnam. English in Hanoi

“Parli un po’ con me in inglese?”. Me lo chiede Linh, 8 anni e un metro di dolcezza. Mi viene incontro all’Hoan Kiem, lago e luogo icona di Hanoi e punto d’incontro per la gente del posto. Qui si viene a fare sport, praticare tai chi e…migliorare la conoscenza della lingua inglese.

Il papà di Linh e i genitori degli altri bimbi che incontriamo in un sabato pomeriggio, mi spiegano che a scuola i piccoli l’inglese lo studiano ma è solo facendo pratica con gli stranieri che pssono imparare a parlarlo davvero.

Ci sono tanti bambini in Vietnam. Intere classi con la divisa bianca e blu sfilano davanti Confucio al Tempio della Letteratura di Hanoi per ottenere la buona sorte per gli esami da affrontare, tutti in fila tra le grandi stele sorrette da tartarughe sagge, con incisi i nomi dei migliori studenti in letteratura e poesia nel lontano passato.

Gli adolescenti in Vietnam sfrecciano sui motorini e ballano per strada con il taglio e gli abiti alla moda, imitando celebrità e divi come qualunque adolescente del mondo. Tutti sono stati, almeno una volta, accompagnati in visita al Mausoleo ad Hanoi di Ho Chi Minh, “Colui che porta la luce”, padre della patria, eroe dell’unità nazionale. Si entra in silenzio nella sala dove il suo corpo imbalsamato è vegliato da militari in alta uniforme. Niente foto, mani in vista, passo spedito. Appena un paio di minuti per osservare il piccolo uomo capace di piegare Francia e Stati Uniti.

Mito e storia continuano ad intrecciarsi lungo il Viale dei Manghi dove Zio Ho passeggiava, la sua casa, la sala dove riceveva i grandi. Propaganda e politica sono ovunque lungo le strade del Vietnam: grandi manifesti ricordano il valore della famiglia, dell’esercito, della patria.

L’hotel Caravelle della vecchia Saigon, Ho Chi Minh City, dove la stampa si incontrava durante il conflitto tra nord e sud, scompare sotto la Bitexco Financial Tower e gli altri grattacieli. Dal nono piano del Caravelle, Tiziano Terzani ha raccontato il 30 aprile del 1975, quando i vietcong entrarono in città prendendo il comando e i soldati del Vietnam del Sud scapparono abbandonando scarponi e mimetica insieme agli americani.

Il Continental, di fronte al Caravelle, con le sue linee francesi, sembra ancora più piccolo. Nella stanza 214 Graham Greene scrisse “Un americano tranquillo”.

L’economia vietnamita cresce velocemente dopo la fine dell’embargo economico e l’apertura al libero mercato e all’integrazione nell’economia mondiale. Un Vietnam che cambia con il turismo, procedure d’ingresso e politica per il rilascio del visto semplificate e una guerra tra albergatori e ristoratori all’ultimo feedback su TripAdvisor. Bus che fanno su e giù lungo il paese con l’aria condizionata sparata al massimo e autisti Grab che soffiano i clienti ai tassisti tradizionali.

Poi c’è il Vietnam che tutti sognano organizzando un viaggio qui: quello dalle atmosfere esotiche vecchia Indocina, quello degli anziani che mangiano Pho lentamente nel caos del Quartiere Antico di Hanoi; il Vietnam dei coltivatori di riso con il cappello conico, delle giovani donne con l’abito tradizionale, l’Ao Dai.

Un’umanità compatta eppure distinta, il groviglio di fili elettrici e vicoli nel cuore delle città, scooter strombazzanti su cui si riesce a trasportare la qualunque, minuscole cucine improvvisate per delizie street food tra polvere e smog.

Tranh è l’ultimo dei bimbi che mi fermano al lago Hoan Kiem per chiacchierare un po’ in inglese. Ha 12 anni e mi chiede da dove vengo. Gli chiedo se sa dove si trova l’Italia. “Forse sì”, mi risponde. E aggiunge che vorrebbe andarci ma la sua famiglia non ha abbastanza denaro per farlo.

Gli auguro di poterlo fare quando sarà grande. Sono certa diventerà un grande viaggiatore.

8 commenti su “Good morning Vietnam. English in Hanoi

  1. Un racconto intenso che mi ha fatto fortemente desiderare di essere lì immaginando accanto a me Terzani o Greene. Il Vietnam è un viaggio speciale!

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