Antica Carbina. Alla scoperta di Carovigno

Per chi ama le tradizioni e il folklore in Italia. Per chi è alla ricerca di sapori autentici che da sempre raccontano la regione Puglia. Per chi non è in vacanza se non c’è il mare e una natura selvaggia e incontaminata.

Un viaggio alla scoperta di Carovigno, l’antica Carbina messapica. Dalla ‘Nzegna ai Giochi Giovanili Nazionali di Bandiera, dai tesori sulle sue tavole a quelli nascosti nelle tre torri del Castello Dentice di Frasso.

Travel tips e must imperdibili lungo le coste della Murgia meridionale, dalla Riserva Naturale di Torre Guaceto alla borgata marina di Torre S.Sabina.

 

L’antica tradizione della bandiera. Dalla ‘Nzegna ai Giochi Giovanili di Bandiera

Il delfino di Carovigno ha scalzato Arione, figlio di Posidone che per tradizione lo cavalca suonando la cetra sullo stemma araldico della città. Al suo posto c’è la mascotte dei Giochi Giovanili della Bandiera che quest’anno, XXII edizione, si sono celebrati proprio qui.

Un manifesto creato dall’art director Danilo Convertini della Arcade Lab che riassume bene l’evento, atteso dall’intera comunità degli sbandieratori italiani, in una location d’eccezione, Carovigno, che vanta una tradizione vecchia di mille anni e legata a doppio filo con il culto mariano.

A Carovigno se dici <bandiera> dici <’Nzegna>. E non ci sono sbandieratori ma <battitori>. La <Battitura della ‘Nzegna>, il lancio del drappo colorato al cielo, è un atto di preghiera, un silenzioso grazie alla Madonna di Belvedere la cui immagine è custodita nell’omonimo santuario, a pochi chilometri dal centro cittadino.

Andate ad ammirarla all’interno della cripta, dove la leggenda vuole sia stata trovata da un pastore alla ricerca di un vitello smarrito e da un signore di Conversano sulle tracce della Madonna apparsa in sogno.

É in quella grotta che intorno all’anno 1100, per la prima volta, un fazzoletto colorato venne lanciato in cielo per ringraziare la Vergine del ritrovamento del vitello e della guarigione del signorotto di Conversano. Ed è proprio lì che, da allora, si celebra l’evento miracoloso nei giorni successivi alla Pasqua cattolica al ritmo di una pizzica di flauto e tamburello.

 

La Madonna, portata in corteo da centinaia di figuranti, “assiste” alle evoluzioni dei due battitori, solo due, in abiti civili a sottolineare l’attualità e contemporaneità dell’evento e da più di cento anni appartenenti alla famiglia Carlucci. Entrambi, alternandosi, eseguono movimenti rapidi e precisi roteando la bandiera attorno collo, polso, vita e gamba prima di lanciarla verso il cielo.

Il Santuario di Santa Maria del Belvedere

Luogo di culto e di pellegrinaggio, il Santuario della Madonna di Belvedere è pervaso da un’aurea di pace e misticismo. L’energia che trasmette la senti scendendo gli scalini che collegano le due cripte. La Scala Santa la chiamano: su ogni scalino il credente si ferma e prega, sull’ultimo scalino appare scolpita una croce. Segnala la cripta inferiore dove l’immagine miracolosa della Madonna di Belvedere è custodita.

 

Lungo il percorso, a partire dalla cripta superiore, altre immagini mariane e dipinti parietali di possibile origine bizantina ci raccontano un altro miracolo: quello dell’incontro tra i cristiani di Bisanzio – monaci ortodossi colonizzarono per primi queste cavità carsiche – e i  cristiani di Roma. Oriente e Occidente. La bandiera della Battitura non ha icone di potere o conquista, solo triangoli colorati e al centro una rosa mariana simbolo di pace.

Torre Guaceto. Area Marina Protetta, Riserva Naturale dello Stato

Area marina protetta, riserva naturale terrestre. Macchia mediterranea e ulivi secolari che si alternano a canneti, gigli di mare e praterie di posidonia. Rifugio di germani reali, folaghe, falchi di palude, aironi, garzette, martin pescatori e cavalieri d’Italia. Se si è fortunati si incontra anche la tartaruga marina. E’ Torre Guaceto, migliaia di ettari di paradiso tra gli scogli di Apani e Punta Penna Grossa, solo una torre di avvistamento che risale al 1300, una della quattordici che disegnano lo skyline del territorio di Carovigno, a ricordare il passaggio dell’uomo.

Un equilibrio perfetto ma fragile, garantito e tutelato dal lavoro costante di un team che quotidianamente si adopera per preservarlo. Ne parlo con Tonia Barillà, cooperativa Thalassia, voce narrante del mio viaggio alla scoperta della riserva, che mi mostra il centro visite Al GawSit con i suoi diorami e corner interattivi che anticipano e lasciano immaginare la biodiversità del litorale, della zona umida, della macchia mediterranea; le aree destinate al racconto di tradizioni e della cultura popolare del territorio; ricostruzioni 3D di Torre Guaceto nel periodo dell’Età del Bronzo e reperti archeologici; un laboratorio di archeologia del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università del Salento dove un’equipe di archeologi opera nel trattamento conservativo, schedatura e ricostruzione dei reperti. Qui si realizzano laboratori didattici per i più piccoli e prendono vita campagne per la tutela dell’ambiente come Plastic from Sea, per conoscere il nemico plastica e imparare ad affrontarlo.

 

Noto con piacere che la riserva è aperta al pubblico, l’uomo ne può godere e non deve pagare un biglietto d’ingresso. Torre Guaceto è una riserva da vivere con eventi e un calendario fitto di appuntamenti che si rinnova ogni anno. Come il concerto all’alba: un pianoforte, solo la poesia della musica che accompagna il suono della natura.

A Torre Guaceto il visitatore può scoprire il centro recupero tartarughe marine Luigi Cantoro; seguire i percorsi segnalati per ammirare la biodiversità di ogni ambiente a piedi o in bici; praticare seawatching e snorkeling guidato, godere di una giornata al mare in un lido attrezzato. Avete capito bene: a Punta Penna troverete anche un lido amovibile e nel pieno rispetto di una filosofia all’insegna della sostenibilità ambientale con un solarium dedicato a chi ha difficoltà motorie.

Al lido di Punta Penna c’è anche un punto ristoro che serve solo prodotti bio individuati con Slow Food. Ci troverete di certo il pomodoro Fiaschetto, varietà antica rimessa a coltura e presidio slow food che cresce qui, succoso e caldo di sole; o l’olio EVO biologico, l’Oro del Parco, ottenuto mediante molitura a freddo nel frantoio della vicina borgata di Serranova e commercializzato con un progetto di auto-finanziamento.

Anche la pesca a Torre Guaceto è sostenibile con un disciplinare elaborato dai pescatori professionisti di Brindisi e Carovigno in collaborazione con l’ente gestore con rese di pesca superiori rispetto a quelle in zone di mare esterne all’area protetta.

L’olio. Un patrimonio grande. La regola delle cinque esse

A Carovigno ho imparato la regola delle cinque <s>. La tradizione popolare vuole che sia infallibile quando si parla di ulivi e della loro coltivazione. <S> come sole, che li rende forti, rigogliosi; <s> di sasso, come quelli che li circondano, nei muretti a secco, le masserie fortificate, nel suolo calcareo e assolato in cui crescono; <s> di solitudine perché vivono fieri per millenni senza altre piante accanto; e infine <s> come stabbio, la concimazione triennale voluta dagli antichi romani e come scure, la potatura da iniziare quindici giorni prima dell’equinozio di primavera applicata dai greci.

Cinque esse che nei secoli hanno trasformato il territorio pugliese, rendendolo unico al mondo, coi suoi ulivi millenari, dalle chiome folte ed argentee e i tronchi nodosi, dalle forme fantastiche, ciascuno speciale, ciascuno monitorato e censito grazie alla Regione Puglia che li ha sottoposti a vincolo paesaggistico vietandone il danneggiamento, l’abbattimento e l’espianto.

 

Un’alchimia di fattori perfetta che, ad ogni stagione, dà vita ad un prodotto unico e inimitabile. Sono cinque le certificazioni di olio d’origine protetta che la Puglia può vantare. A Carovigno, grazie a Malla Barracane e all’associazione L’Olio di Puglia, dialoghi fluidi, scopro le differenze tra Coratina e Picholine, imparo l’arte dello strippaggio e mi sorprendo a sentire il profumo del pomodoro, quello della mandorla e della cicoria.

Un’alchimia di fattori perfetta per la quale si continuano ad applicare le pratiche di selezione più rigorose abbinate alle tecniche di lavorazione più all’avanguardia presso il frantoio e azienda agricola Tenute Parco Piccolo. Dai venti ettari di ulivi ultrasecolari, Ogliarola, Coratina, Leccino, Cima di Menfi, nasce un olio extravergine di oliva estratto a freddo mediante procedimenti meccanici, dal colore giallo oro, delicata persistenza del piccante e dell’amaro e sentore di mandorla e carciofo.

Ho parlato delle cinque esse. Ad oggi occorre aggiungerne una sesta: quella di “strenuo” come tenace, coraggioso, testardo. Occorre esserlo contro la minaccia degli ultimi anni, la Xylella Fastidiosa, un batterio capace di uccidere gli ulivi secolari di Puglia. Sta già accadendo in Salento, vederne la distruzione è un colpo al cuore, una ferita al patrimonio nazionale. Strenuo ed eroico è il lavoro di chi sta cercando di bloccarne l’avanzata verso la Valle d’Itria e l’Alto Salento.

Al cuore di Carovigno. Castello Dentice di Frasso

Storia di un antico castello e dei suoi segreti. Storie di tre torri, ognuna speciale, ognuna diversa. Quella quadrata a oriente, la circolare a occidente e quella “a mandorla” che ne chiude la pianta triangolare.

Dall’alto delle torri del castello Dentice di Frasso il panorama è mozzafiato. Puoi abbracciare con lo sguardo la fascia costiera, i paesi <allattati>, la piana degli ulivi secolari.

 

Le origini risalgono ai normanni e di signori e padroni il Castello ne ha visti tanti. Come i ricchi feudatari Loffreda che qui si avvicendarono tra Quattrocento e Cinquecento sino ai principi Dentici di Frasso che hanno lasciato il loro nome. Concesso in uso al comune di Carovigno, oggi il complesso monumentale del castello Dentice di Frasso è un luogo che appartiene all’intera comunità con un museo, una biblioteca, i giardini, l’archivio comunale. Visitarlo significa attraversare il tempo e conoscere le tante vite che ha vissuto.

Farlo è più semplice grazie all’associazione Le Colonne, Arte Antica e Contemporanea, Collezione Archeologica Faldetta, che ne gestisce i servizi museali e bibliotecari. Daniela La Fauci, storica, me ne svela la storia, i segreti e aneddoti preziosi, i personaggi che lo hanno abitato. Mi innamoro della figura della contessa Elisabetta Schlippenbach, moglie dell’Ammiraglio Alfredo Dentice di Frasso, la famiglia che ha dato il nome al castello e che per ultima lo ha abitato prima della cessione al comune. Resto ad ascoltare la storia di una donna forte di nobile casata austriaca che a fine Ottocento sceglie la libertà separandosi dal marito e da una realtà molto agiata. Rinuncia al figlio, viaggia per un lungo periodo sino all’incontro con Alfredo e l’amore vero. La immagino in una delle splendide terrazze del castello, nelle sale destinate al laboratorio di tessitura, nei giardini. Vorrei fermarmi a leggerne le memorie e a riviverne la vita. In una delle sale leggo le parole “Nulla palma sine pugna”.

Oltre il Castello

Il centro storico di Carovigno è piccolo. Lo giro a piedi, al mattino, quando ancora ne posso godere il silenzio. Lascio il Castello, porta Ostuni alle spalle, e con il naso per aria noto il camminamento che collegava il castello alla chiesa di Sant’Anna, sede della Confraternita del SS.mo Sacramento. Accanto la Dimora Sant’Anna, albergo diffuso, un tempo parte del complesso seicentesco, oggi struttura ricettiva dal grande fascino, stretta tra il castello e il Rione Terra. Materiali locali e un design luminoso caratterizzano le stanze con la volte a botte o a stella. La pietra color miele, “gentile”, è l’elemento che ritrovo alle pareti, attorno le finestre, nascosta dal verde delle piante mediterranee, nel cortile dove bevo il mio caffè al mattino.

 

Di chiese a Carovigno ne troverete tante, ciascuna con una storia diversa: la Chiesa del Carmine, dell’Addolorata, di Santa Maria del Soccorso, di Sant’Angelo. Costellano il centro e insieme si inchinano alla Chiesa Madre, col suo splendido rosone. Occorre raggiungere la Raffaele Sanzio per ammirarlo e scoprire un ingresso diverso alla chiesa, custode del passato e oggi da cercare e indovinare nella pietra della facciata laterale.

La Chiesa Madre è a pochi passi da Porta Brindisi e dalla Torre Civica oltre la quale c’è piazza ‘Nzegna. Non resisto e mi fermo al bar di fronte –  Oasi del Gusto si chiama – per concedermi un dolce che sa di Puglia, la Tetta della Monaca, un boccone di pasta soffice con un cuore di crema bianca. Semplice e delizioso.

Con un baffo di crema sul naso torno indietro e mi infilo nelle viuzze su cui si affacciano case bianche tinteggiate a calce, le coorti, i cortili ingentiliti da una panchina colorata, una pianta di fico d’india, quattro piccole teste di fanciulle sul balcone della casa un tempo appartenuta ad un mercante veneziano, preziosi accenni delle epoche passate. Noto i vignali, i gradini di ingresso ai portoni delle abitazioni, tutte al primo piano, tutte progettate in una logica di difesa dal nemico. Occorreva che l’invasore si confondesse, si perdesse nelle strade spesso senza via d’uscita.

Mi ci perdo anch’io e ne vale la pena perché mi ritrovo davanti al forno Lu Scattusu, pane caldo, fragrante e taralli e frise da portare a casa e regalare.

 

Voglia di mare. Borgata Marinara di Torre S.Sabina

Qui ci passava l’antica via Traiana. Tappa di viandanti e pellegrini offriva agli antichi romani una mansio ad Speluncae, una stazione postale dove rifocillarsi e provvedere al ricovero dei cavalli.

E in età medievale, proprio presso il porticciolo di S.Sabina c’era l’Ospedale dei Cavalli Teutonici. Luogo di passaggio di efferati saraceni, pirati, viaggiatori e mercanti che commerciavano i tesori dell’antica Carbina: olio, vino, mandorle, fichi.

Mi ci fermo anch’io ritrovando Claudia Di Cera, che al Castello Dentice di Frasso, con Antonio Marra, entrambi appassionati archeologi, durante un laboratorio archeo-museale, mi aveva raccontato l’antica Messapia e mostrato come, attraverso il gioco, è possibile spiegare l’archeologia anche ai più piccoli.

 

Con lei imparo che il mare qui è custode di tesori eccezionali e testimone di epoche passate. A pochi metri dalla costa culla da secoli relitti sui suoi fondali. Il Cimitero delle Navi lo chiamano e grazie al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università del Salento in collaborazione con il Comune di Carovigno e l’Istituto Superiore per la conservazione e il restauro, oggi si fa archeologia subacquea recuperando e studiando ciò che l’avvicendarsi di epoche e popoli ci ha regalato. Anfore databili tra il II e il I secolo a.C., ceramica di età arcaica, classica, ellenistica, i resti di un relitto di età romana a soli due metri e mezzo dall’insenatura di Camerini.

Un viaggio nella bellezza e nella storia del mare di Puglia tra Mezzaluna e Scoglio del Cavallo.

On the table. La Puglia a tavola. Dove mangiare a Carovigno

Autenticità, stagionalità, passione. Poche parole per capire Carovigno a tavola. La cucina a Carovigno piace perché è genuina, semplice. Il chilometro zero è la vera filosofia delle tavole che troverete da queste parti.

Le erbe selvatiche saltate in padella, capocollo martinese, burrata e caciocavallo, “brascioli e purpetti”, orecchiette, strascinati e cavatelli, il purè di fave…cosa c’è di più semplice e confortante del purè di fave?

Non fatevi ingannare dall’espressione “due antipastini”: un’altra parola chiave a Carovigno è generosità. Al suono di “due antipastini” seguirà una carrellata di sapori e pietanze che vi lasceranno senza parole. Ed è solo l’inizio!

 

Mamma Lena – Braceria. Via Giuseppe Verdi 10, Carovigno, accanto il Municipio. Tutto ciò che riuscite ad immaginare su una griglia. Autentico e genuino. Grande cordialità e accoglienza.

Masseria Caselli , Specchiolla. S.P.35 c.da Caselli. Tutto il fascino di un’antica masseria in un relais a 4 stelle. Tra Torre Santa Sabina e Torre Guaceto, un’oasi di bellezza e pace.

Masseria Nzeta. S.P.16 Carovigno Ostuni km1. La tradizione e il racconto di una Puglia verace e appassionata. Esplosive le orecchiette con la cicoria. Vincente l’idea di ospitare spettacoli di pizzica realizzati dal gruppo Le Radici del Sud.

La Terrazza. Torre Santa Sabina, via della Torre 5. A ridosso dell’antica torre, avrete l’impressione di mangiare sull’acqua cristallina della borgata. Con una tradizione antica ma uno stile minimal e luminoso. I sapori del mare e dell’orto. Eccezionali le orecchiette al nero di seppia con i frutti di mare.

Al Boschetto. Via Umberto I, 178, Carovigno. Tradizione a tavola e negli spazi esterni arredati con installazioni e luci che fanno l’occhiolino alle tipiche e grandiose luminarie della festa in Puglia.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Regione Puglia, Comune di Carovigno e Agenzia Regionale PugliaPromozione.

#tourcarovigno

#weareinpuglia

 

4 commenti su “Antica Carbina. Alla scoperta di Carovigno

  1. Che dirti Benedetta? Sei riuscita con le tue parole a portarci con te sulla riva del mare cristallino e nelle campagne tra Torre Guaceto e Torre Santa Sabina e con te ci siamo persi nelle stradine del centro storico di Carovigno tra colori, odori e sapori. E, magistralmente come i battitori innalzano al cielo la n’zegna, hai saputo raccontare un tour che si capisce ti è rimasto nel cuore. La Puglia ringrazia, io in particolar modo perché non è frequente ritrovarla così bella e perfetta nelle parole di chi la visita. E un po’ se ne innamora!

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    • Non mi stanco mai di ripetere che sono le persone a rendere speciali i luoghi. La passione, quella vera, sincera e disinteressata, li anima.
      La tua è stata elargita a piene mani, con generosità. So quanto ami la tua terra e con quale energia e professionalità la racconti. Le tue parole hanno quindi per me un valore grande. Grazie Rosalia

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      • Sono d’accordo con te, come già sai. Sono proprio le persone a rendere perfetti i luoghi e noi abbiamo un meraviglioso ricordo della parte occidentale della Sicilia, la tua terra, grazie alla gente che abbiamo incontrato e con cui abbiamo interagito. Mai da nessun’altra parte al mondo ci siamo sentiti dire al tavolo di un ristorante: lei qui è padrone a casa sua! È successo a Palermo e quelle parole non le abbiamo più dimenticate. Ora ci tocca “esplorare” il lato orientale 😉

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