Talìa… Firriato sull’Etna! Wine&Food/La mia Sicilia

Un pezzetto di paradiso alle pendici dell’Etna, già spruzzata di neve, 13 ettari di vigne in espansione che crescono sulle colate del vulcano nei secoli, un palmento del ‘700 in pietra e calce lavica che profuma ancora di mosto e una struttura tutta nuova coi colori della terra e dell’autunno che si confonde tra i filari. E’ Cavanera, la cantina di Firriato in contrada Verzella, Castiglione di Sicilia. La storica etichetta trapanese ha cominciato a creare vini di qualità anche qui, in quella porzione di Sicilia che molti cominciano a chiamare Etnashire.

Debora, la nostra guida, è una ragazza preparata e appassionata: la stiamo ad ascoltare mentre ci spiega come veniva usato il palmento originario, alchimia di vasche e vasi comunicanti attraverso cui l’uva, pigiata coi piedi o gli zoccoletti di legno, diventava un vino fortemente tannico, molto alcolico e finiva spesso per essere utilizzato per irrobustire vini europei più leggeri. L’incontro di vinacce e mosto, processo di fermentazione e macerazione, antichi riti che arrivano da tradizioni antiche, quelle araba e romana.

Oggi i vini prodotti a Cavanera sono strutturati e eleganti, con la forza del vulcano e il profumo delle piante che crescono accanto le viti: carricante e cataratto in misura diversa per i due bianchi che ho assaggiato, il Ripa di Scorciavacca  e Le Sabbie dell’Etna Bianco, nerello mascalese e nerello cappuccio per Le Sabbie Etna Rosso e per il Rovo delle Coturnie.

Il vigneto sale su, morbido, su livelli diversi. Su, verso l’Etna, che sembra abbracciarlo. Lungo la passeggiata nella proprietà Firriato, tra ulivi, castagni e querce, vedi i Peloritani incontrare i Nebrodi, Moio e il Vulcanetto, Malvagna e Castiglione. E’ da lì che vengono i salumi e i formaggi che Debora ci fa assaggiare durante la degustazione: se ci andate chiedete di provare la provola siciliana al limone e il salame con il pistacchio coltivato a Bronte. La preziosa polvere verde sta sopra anche ai dolcetti che mangiamo bevendo L’Ecrù, zibibbo e malvasia Borgo Guarini.

Ancora un giro nella tenuta e stavolta Debora ci accompagna in un angolo speciale: appena un ettaro e mezzo di viti transennate e separate dalle altre perché uniche. Viti sagge, fino a 140 anni, hanno conosciuto la terribile filossera, il parassita che tra il 1890 e il 1900 sterminò la produzione vinicola europea. Un animaletto capace di attaccarsi alle radici dell’uva e di occluderne i vasi linfatici. Non c’è scampo, la pianta muore per asfissia. La vite americana gli resiste ed è per questo che i vitigni nostrani sono stati impiantati su “piedi” americani. Le piante dell’angolo segreto che Debora ci mostra sono tutte a “piede franco”, europeo, salve grazie al suolo sabbioso dell’Etna. Viti ad alberello col sostegno in castagno, qualità elevata, stanno lì con le nuove barbatelle che ne tramanderanno l’unicità.

Con noi, durante la visita, ci sono Matteo e Flavia, di Licata. Ne approfittiamo per scambiarci indirizzi per nuovi percorsi da scoprire nella nostra bellissima Sicilia…con loro scopriamo che Cavanera è anche resort con camere deliziose che si affacciano sul vigneto e c’è persino una palestra a vetri tra i filari…Debora storce il naso ed è la prima volta che lo fa…ha ragione, meglio una lunga passeggiata su fino a sfiorare il vulcano tra le vigne…in questo periodo dell’anno ci sono tutti i colori dell’autunno: giallo, rosso, arancio, ocra…

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