Il 27 gennaio a Kazimierz. Back to the future

Ci vivevano 65.000 persone. Sono per lo più state uccise o deportate. Una comunità ricca e fortemente radicata a Kazimierz, il quartiere ebraico di Cracovia che oggi è rinato ed è visitabile con un viaggio emozionante e prezioso, fatto di tracce antiche e nuovi progetti. Un nuovo possibile solo grazie al vecchio. Antiche iscrizioni hiddish accanto laboratori, cucine e concept store che danno nuova vita al quartiere.

Alla Sinagoga Vecchia, la Stara Synagoga, ci sono 1300 pezzi che raccontano la cultura ebraica. Che cos’è il Sabbath? E perché si accendono le candele? Come si prepara il challah, il pane tradizionale a forma di treccia e, cosa rappresenta? E l’Hanukkah, la festa delle lampade? Tante domande che qui, a Kazimierz trovano risposta. 

In alcune foto ho riconosciuto il mazzo di ramoscelli composto da una foglia di palma, due ramoscelli di salice e tre di mirto che vedevo, i primi di ottobre di qualche tempo fa, sulla Quinta a New York in mano a tanti ragazzi con la kippah, il copricapo ebraico, senza capire cosa fosse. Ricordo che chiesi spiegazioni ad alcuni di loro ma solo qui a Cracovia ho scoperto che si trattava del lulav che si accompagna all’etrog, un cedro, durante i festeggiamenti del Sukkot, la festa dei Tabernacoli.680.JPG184.JPG

A Kazimierz, c’è la sinagoga Isacco, la Kupa, la Tempel. E poi la Remuh, che risale al 1558, piccola e raccolta, col suo cimitero: un luogo del ricordo col suo muro di preziosi resti di lapidi recuperate dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e qui custodite.

E ancora: una libreria ebraica al pian terreno dell’edificio che ospita la sinagoga Alta, al piano superiore. Centinaia di testi, manuali per imparare l’alfabeto, taccuini e poster. Antichi canti e brani nuovi che impari a conoscere e che puoi comprare. E’ la musica che senti nei tanti locali sparsi nel quartiere, affollatissimi al calar del sole. E’ la musica di piazza Nowy, con il mercato delle Pulci e i banchi di frutta al mattino, lunghe file per la zapiekanka, la pizza polacca e i pierogi, i ravioli, alla sera.

Al Museo Ebraico Galizia si continua a parlare di shoah e sono tante le mostre, permanenti e non, che narrano attraverso la fotografia la cultura ebraica di oggi. Un museo “attivo” con visite guidate, concerti, presentazioni, seminari, una cultura antica e tanto attuale.

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