Ginjinha. Il cicchetto a Lisbona. Storie d’antan

La tradizione vuole che sia Francisco Espinheira, un monaco galiziano, l’ideatore del liquore per cui, in Portogallo, tutti vanno matti. Pare infatti che il monaco, nel 1840, abbia provato a creare una sorta di medicamento mettendo amarene in infusione nell’acquavite con zucchero, acqua e cannella. Al posto del medicamento, però, ne uscì fuori un liquore alle amarene che oggi fa bella mostra ovunque dentro bottiglie panzute piene fino all’orlo delle dolcissime amarene.

Io pensavo fosse una trovata per turisti e mi sbagliavo perché quando sono entrata da A Ginjinha, in Largo de Sao Domingos 8, di turisti non ce n’erano ma solo gente del posto che mi guardava di sottecchi per vedere che reazione avrei avuto assaggiando il liquore. Pensavo anche che non mi piacesse, troppo zuccherino e stucchevole. E mi sbagliavo un’altra volta perché la Ginjinha ti stordisce e ti riscalda, specie quando fuori piove e ti ritrovi a ridere, senza sapere perché, insieme a un nutrito gruppo di portoghesi, tutti insieme in un negozio minuscolo a mandar giù i bicchierini riempiti fino all’orlo per poco più di un euro ciascuno.

Il bello di Lisbona è proprio questo: una città moderna, proiettata al futuro, dove però puoi ancora trovare ad ogni angolo, forte e  presente, la sua identità storica, le sue tradizioni, quello che la rende diversa da qualsiasi altro posto nel mondo.

Prendete ad esempio solo alcune delle botteghe poco distanti da A Ginjinha, al loro posto da decenni e oggi vicine a franchising e marchi internazionali. Parlo ad esempio dell’ Antiga Casa do Bacalhau, in Praca da Figueira 2B, dove il baccalà lo pesano ancora su bilance d’epoca.

O della centenaria Manteigaria Silva, in rua Dom Antao de Almada, dove puoi curiosare tra vini, formaggi, salumi, caramelle e cioccolata.

O ancora alla Conserveira de Lisboa, in rua dos Bacalhoeiros 34, un negozio degli anni ’30 che vende solo pesce in scatola, dalle sardine agli sgombri e al tonno. Patè e piccoli antipasti profumati al basilico, al pomodoro e in decine di altri modi in splendide scatolette dal design retrò, incartate ciascuna come piccoli tesori, nella carta marrone e con nastrini colorati. Le spediscono ovunque se avete problemi col bagaglio a mano.

E infine un posto unico, la Confeitaria Nacional, Praca da Figueira 18. Un café storico – è nato nel 1829 –  con stucchi e specchi alle pareti rosso e oro. Le vetrine, sia quella principale che quelle più piccole laterali, sono stracolme di dolci di ogni tipo, dai classici pasteis de nata a eclairs e praline di ogni tipo. Sedetevi a uno dei tavoli al pianterreno o al piano superiore con un caffè e un cioccolatino e godetevi lo spettacolo.

6 commenti su “Ginjinha. Il cicchetto a Lisbona. Storie d’antan

  1. Sei stata fortunata perché lì solitamente è preso d’assalto da gruppi di turisti con guida. Se dovessi tornare puoi berla (meno dolce) in una bettoluccia ferma nel tempo proprio a pochi passi dove da dove sei stata tu, lì si… non troverai turisti (forse solo i miei clienti e lettori) 😉
    Belli i negozi da te citati, oggi per fortuna, protetti come storici.
    Buona giornata!!

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  2. Oddio la Ginjinha 😍
    Quanti ricordi e quant’è buona! Ricordo ancora benissimo il profumo e il sapore!
    Bellissimo post con tante indicazioni! Quando finalmente riuscirò ad andare a Lisbona ne terrò conto! Grazie!

    Piace a 1 persona

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