New York. People

Un rumore assordante: clacson, sirene, musica a palla ad ogni pub, negozio o grande magazzino. Un miscuglio infernale di luci al neon e voci gridate, pompate, stonate.

New York mi ha accolta così. Ricordo la frenesia di Times Square, la folle corsa in cui tutti sembravano impegnati, il bombardamento continuo di suoni, immagini, colori dai maxi schermi sparsi ovunque sulle facciate di grattacieli lanciati verso il cielo quasi a volerne impedire la vista.

Manhattan è solo una dei cinque distretti. Bronx, Queens, Brooklyn e Staten Island, tutti puntati verso lei, Manhattan, il centro del mondo. A largo di Manhattan, alla foce del fiume Hudson, nella baia di New York, c’è un isolotto. Si chiama Ellis Island. Da fine ‘800 a più o meno gli anni ’20 del secolo scorso è stato il principale punto d’ingresso per coloro che volevano trasferirsi e vivere negli Stati Uniti d’America. Gente che veniva dal resto del pianeta, tutti aspiranti cittadini americani, milioni di persone che si sono spalmate sulle sconfinate terre d’America attraverso quel minuscolo isolotto.

A Ellis Island ci arrivi in traghetto. Si parte da Battery Park con traghetti che partono ogni mezzora e prima di attraccare all’Ellis Island Immigration Museum passi davanti la Statua della Libertà, un’immagine vista…quante volte? In quanti film e in quante pubblicità? Perché a New York va così: giri l’angolo e ti sembra di esserci già stato. E ci sei già stato, attraverso le infinite immagini che ce l’hanno raccontata e che per noi, nell’immaginario collettivo, sono New York.

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Nel museo di Ellis Island ti spiegano come funzionava per i nuovi arrivati, procedure mediche, selezioni, registrazione. Ci sono le foto di tantissimi emigrati. Nei loro sguardi vedo la gente che mi passa accanto per strada a Manhattan. Osservo il venditore di hot dog vicino Ground Zero, dove c’erano le Torri Gemelle, la donna alla fermata della metro ad Harlem, la coppia che passeggia a Central Park e ci vedo loro, la gente di allora, la gente di oggi.

Sono loro a rendere speciale questo posto ed è guardando loro che l’ho, un po’, fatto mio questo posto, che me lo sono cucito addosso, stringendo un po’ qua, allargando un po’ lì, nonostante il caos infernale e il gran casino che mi hanno accolta. Guardo loro e sento una strana energia, una voglia di fare, un miscuglio geniale, un guazzabuglio dove tutto è possibile, un ritmo di fondo.

Arrivare a Ellis Island non è poi così facile. Occorre pazienza, specie se non hai acquistato il biglietto online. Ci sono lunghe code, stavolta dai grandi Stati Uniti d’America verso il piccolo isolotto. Io ci ho provato due volte, rinunciando la prima dopo ore di fila…ma alla fine ci sono riuscita. Un viaggio al contrario, un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio per capire un pò meglio questa pazza America. E forse non solo l’America.

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