Toscana mood – Una lepre per caso

Immaginate un’immensa coperta patchwork ampia miglia e miglia dove le singole parti di stoffa che compongono il disegno sono dell’oro del grano, del verde delle vigne, dell’ocra dei campi arati. Come cuciture, qui e lì file di cipressi e, come applicazioni, maestosi casolari. Siete in Toscana, tra le Crete Senesi e la Val D’Orcia, tra la Val di Chiana e il Chianti. Piccoli centri interrompono un mosaico che si ripete all’infinito. Paesini ricomparsi da un lontano passato dove il silenzio è interrotto solo dalle grida dei venditori di mercanzia nelle giornate di mercato. Centri termali dalle acque depurative sono stati costruiti vicino sorgenti naturali immerse nel verde o su terrazze affacciate sul mare morbido delle colline toscane.

Lasciate il cuore a Bagno Vignoni. Fermatevi per un aperitivo o un caffè in questo minuscolo paesino dove al posto della piazza centrale c’è una vasca d’acqua termale tanto calda da ribollire in alcuni punti. Immaginate una piccola cappella dedicata a Santa Caterina da un lato, un grazioso giardino incantato dall’altro lato. Intorno, case in pietra antica, bistrot e cafè, una libreria accogliente come il salone di casa nostra. D’inverno il calore dell’acqua crea una nebbiolina sottile e irreale…opera di fate…

Fate tappa a Montalcino o a Pienza per sorseggiare un Brunello o un Nobile di Montepulciano dal colore rubino e le sfumature carminio e lasciatevi trasportare dal dolce sali scendi della strada lungo le Crete Senesi. Prima di lasciare la Val D’Orcia, tra Pienza e Montepulciano, giratevi a destra: incorniciata da una fila di cipressi e da migliaia di papaveri, una cappella perfetta nella sua austerità, Vitaleta.
Poco più avanti, una deviazione sempre a destra vi porterà a Monticchiello, un borgo tanto speciale quanto piccolo, sede di un teatro sperimentale e di cultura d’avanguardia. Ignorate la strada principale, attraversate i campi, superando cascine e costeggiando vigne limitate da roseti. Può capitarvi di incontrare un vecchio cane da guardia, o un asino placido, o, come è successo a me, una lepre, agile ed elegante che saltava da una pezza di stoffa all’altra, superava il quadrato di tessuto rosso di San Quirico e ricompariva nel verde dell’Abbazia di Sant’Antimo. L’ho seguita poi su a Nord, nel Chianti, una terra ricca e generosa. Allegra come i suoi abitanti, ospitali e sinceri. Centri come Greve, Radda, Gaiole lungo la strada del vino Chianti riconoscibile dal simbolo del gallo nero, con gli insaccati, le carni, i formaggi, le verdure…

 

Madrid. Rosa e mirra

Nel cuore di Madrid, un luogo speciale che sa d’Oriente e rimanda al suo passato arabo…l’Hammam Al Andalus. Nel cuore dell’antico quartiere della Almudena, a due passi da Plaza Mayor, relax e benessere ai bagni arabi. Tre vasche d’acqua calda, tiepida e fredda, sauna e area massaggi, magari con un bicchiere di the caldo in mano. Nell’aria profumo di rosa e di mirra.

 

Roma #5euro

Una curva improvvisa lungo la linea retta. Un attimo speciale. Un dono.
Sono a Roma. Una giornata di novembre riscaldata dal sole pressoché perfetta. Poche ore a disposizione. Decido d’istinto e senza neanche accorgermene sono a piazza Navona. Mi siedo al tavolino di un bar e con il caffè bollente in gola mi godo la gente. La vita che passa. Pago il caffè 4 euro e 50, un po caro direte, ma certa di aver fatto una spesa necessaria mi avvio verso il Quirinale. Faccio le smorfie ai colleghi di guardia a Palazzo Chigi e Montecitorio, mi godo le vetrine di galleria Alberto Sordi e con un pezzetto di pizza bianca in mano mi ritrovo a Fontana di Trevi. La pizza è costata 40 centesimi. Rigiro tra le dita i 10 centesimi che Said, il fornaio, mi ha dato di resto. Said mi ha spiegato che, come lo fa lui, l’impasto fine e croccante non lo fa nessuno e il signor Romolo della pizzicheria accanto va in giro a dire che la sua pizza è la migliore solo perché a lui non viene così buona.
Entro in una chiesetta accanto la fontana. ..realizzo di aver la monetina da 10 cent in tasca. La infilo con gesto automatico nella cassetta delle offerte. Sento che qualcuno blocca la mia mano. È un frate. Ripete qualcosa ma non capisco. Penso ad un’ulteriore richiesta. Sono infastidita. Poi capisco. Le parole prendono forma: “sorrisi non più lacrime”. Mi sta benedicendo…sorrisi non più lacrime. La curva appare, ora è nitida. Un attimo di felicità pura, di stupido ottimismo per spicce parole ripetute magari ad ogni offerta ma mi commuovo.
Quanto serve per essere felici? 5 euro, una giornata di sole o poche semplici parole? Quanto un attimo che dedichi o ti viene dedicato? Si mi commuovo e sorrido… in un giorno terribile in cui si piange perché decine di persone sono morte divertendosi ad un concerto, una partita di calcio, con un bicchiere di vino in mano…vivendo e godendosi la curva improvvisa.

China MUSTHAVE

Cosa occorre per essere davvero UP-TO-DATE nella terra del Celeste Impero?
Primo imperdibile musthave: asta estensibile con Doraemon, Hello Kitty alla base (piu il pupazzetto è grande meglio è) per foto dalle angolature più impensabili e soprattutto per selfie, tanti selfie, infiniti selfie. I colorati bastoncini sono ormai estensione naturale del braccio di uomini, donne e bambini, nessuno escluso, che circolano ovunque fissando ostinatamente un punto preciso: lo schermo dello smartphone. Possono inchiodare senza preavviso per strada per un imperdibile profilo destro e passano interminabili minuti in prossimità di punti panoramici ed attrazioni turistiche per veri e propri set fotografici con tanto di trucco e parrucco. L’asta mania ha già oltrepassato i confini cinesi per raggiungere l’Occidente. Prezzi stracciati.
Secondo musthave: mollettine per capelli con timida fogliolina, farfallina, tubero o melanzana che dir si voglia, perpendicolari al cuoio capelluto. Puoi scegliere di farti crescere in testa una margheritina o un’imbarazzante carota. Ampia scelta. Articolo ancora non disponibile sui mercati europei.

L’INVENZIONE FUTURISTA A MESSINA-Museo Regionale

L’acciaio, la forza, il rumore.
Schiaffo, rombo, salto mortale. ..
Uhmmmm…non fa x me: troppo veloce, futuribile, esplosivo.
E Zang Tumb Zang Tumb mi ritrovo nello studio di Depero.
1919 Lui, sua moglie, un’operaia, un cardellino. Poche sedie, una manciata di metri quadri, i telai da cui nasce arte, cambiamento, pubblicità.
Stupore: Depero a Messina. Arazzi e cuscini avveniristici in una libreria sul viale San Martino.
Originalità Libertà Acrobatismo
Uhmmm…sento l’acre in bocca. ..sarà l’aspro della splendida copertina di Citrus, rivista della Camera Agrumaria di Messina. Si, Messina, proprio Messina.
Vado a farmi un Campari. ..futuristico
…e TENN TOC CRA CRA CrrR…

Hot Pot experience

Ok stasera hot pot per cena. So come si fa. Sono preparata. Entriamo in un localino di un hutong, i vicoli tipici di Pechino. Su ogni tavolo in bella mostra c’è il contenitore in rame dentro cui viene inserita la ciotola della zuppa mantenuta a bollore da un cilindro di carbonella incandescente. Una sorta di set x fonduta in salsa cinese. Scelto cosa si vuole mangiare, i singoli pezzetti di carne, pesce, tofu e verdura si buttano dentro fino a cottura ultimata. Sembra facile. Afferro un pezzetto di carne con le bacchette. In equilibrio precario raggiungo la ciotola della zuppa. Lo infilo dentro e aspetto paziente. Uuhm…sa di poco. Ed ecco che arriva l’urlo stridulo. È la cameriera che mi guarda inorridita. Si lancia verso il nostro tavolo. Con fare gentile scaracolla l’intero contenuto dei piatti nella zuppa. Con fare altrettanto gentile afferra le mie bacchette, poi un pezzetto di tofu che affoga in una salsina dal colore indefinito e che con fare decisamente gentile mi invita a mandare giù. Ce la posso fare. .. Uhm…è buono. ..davvero buono. La salsina ha una base di sesamo e porro ed è deliziosa. Mi cimento con spinaci e patate. Ci sono anche le bacche di goji e i germogli di soia. La cameriera mi guarda orgogliosa. Sembra mia madre. Persino i locali vicini di tavolo, prima compassionevoli, a tratti col sorriso stronzetto stampato, annuiscono convinti. È andata. Che hot pot sia.

China in our mind

Le immagini e i racconti del nostro viaggio in Cina condivisi con voi sono stati postati al rientro in Italia. Perché in Cina Facebook è oscurato, così come Google, Messenger o Twitter.
I cinesi si collegano a Baidu, comprano su Alibaba e condividono emozioni e racconti attraverso Weibo.
Diciamo che interdire l’uso di Facebook non è il peggiore dei limiti alla libertà di pensiero ma continuiamo a credere che il poter scegliere sia sempre una bella cosa.
Ci piace ricordare una Cina antica fatta di luoghi unici che pare stiano nuovamente cominciando a preservare. E da gente dai valori veri e tangibili, gente semplice e concreta.
Vogliamo credere in una Cina proiettata al futuro, quella dei grattacieli sì, ma anche quella del 798 Art District di Pechino, ex zona industriale in disuso, dove le persone condividono arte, idee, pensieri e magari una tazza di tè in uno dei tanti cafè tra una galleria d’arte e uno studio fotografico.