Provenza. Come un micio al sole

Dolce far niente…mi dondolo su un’amaca e aspetto che un soffio di vento arrivi e mi rinfreschi dalla calura di giugno a Bonnieux, in Provenza. Sono al Mas des deux puits circondata da lavanda e alberi d’ulivo.

Osservo le boccette di ocra che ho acquistato stamattina a Roussillon. Ventiquattro tonalità della polvere delle falesie che circondano il paese con cui sono dipinte le case, le chiese, i negozi. Rossi e arancio che si alternano ai gialli e ai marroni nel corso della giornata e col passare delle ore e del sole.

C’è sempre qualcosa da fare nel Luberon. Puoi andare per mercati, ce n’è uno ogni giorno della settimana in un paesino diverso, e scoprire i morbidi tessuti provenzali, cuscini e copriletti in boutis. Comprare i prodotti creati con la lavanda o assaggiare la pissaladiére, una focaccia buonissima e il banon, il cacio avvolto in foglie di castagno, l’olio d’oliva, le marmellate e la tapenade con olive, acciughe e capperi.

Oppure arrivare a Gordes e goderti una birra ghiacciata al café della piazza centrale, all’ombra dei platani, dopo aver trascorso con pazienza qualche ora nei rigattieri e negozi di antiquariato di Isle sur la Sorgue, passeggiando tra i suoi canali e le grandi ruote in legno ancora in azione.

O magari scoprire che la Siroque, la casa di campagna del film Un’ottima annata esiste davvero e si chiama Chateau La Canorgue. Vi ricordate Russell Crowe che beve rosso in giardino con lo zio? Potete farlo anche voi. I vini prodotti sono buoni e c’è una piccola cantina dove si possono assaggiare.

I libri di Peter Mayle, lo scrittore del romanzo da cui ha preso vita il film con Russell Crowe, mi hanno accompagnata lungo tutto il viaggio in Provenza. Un inglese che si innamora di questa regione e decide di viverci. Nei suoi libri ci scopri i posti segreti a lui cari, i modi di fare, persino il numero di baci, almeno tre, che la gente del posto dà quando si incontra. Sapevate quanti tipi di pastis esistono in Provenza? E che con le melanzane si fa il caviale dei poveri, il “caviar d’aubergine”? Se qualcuno vi dice di volervi dare un cinque sardine, non vi sta proponendo un piatto di pesce ma un sonoro ceffone che vi lascerà le cinque dita in viso.

Mayle ho creduto di vederlo a Lourmarin…stava al tavolino del café Gaby e si godeva il passeggio in una giornata di mercato. Era davvero lui? Non lo saprò mai  anche se ho provato a seguirlo timidamente. L’ho perso quando un venditore di meloncini mi ha invitato ad assaggiarne un pezzetto. I meloni di Cavaillon sono una specialità della zona, tondi, succosi e simpatici.

Continuo a dondolarmi sull’amaca e a sonnecchiare placida come un micio al sole. Stasera ceniamo al Fournil, un bistrot giù in paese. Dicono che il tramonto dalla sua terrazza sia stupendo.

 

 

Provenza. Vito e le ciliegie

Mi piace attaccare bottone. E quando sono in viaggio mi piace impicciarmi delle storie altrui. Riesco a smuovere anche i tipi più granitici, quelli che a colazione si presentano col quotidiano sopra il naso e fanno finta di leggere mentre mangiano. Sono curiosa come una scimmia: da dove vengono? E perché sono lì? E cosa ne pensano di questo e di quello?

A volte scopri una bella storia, o magari conosci una persona speciale. Vi ricordate Patricia, la prof messicana? Resta comunque la sensazione di aver avuto momenti preziosi, vissuti senza fretta e col raro beneficio dell’inatteso.

Frederic e Pascal sono una coppia di francesi che mi hanno ospitato nel loro chambre d’hotes – come dire un B&B con un tocco francese – il Mas de Bonnety, a Saint Pierre de Vassol, un centro minuscolo nel cuore della Provenza. Ricordo un luogo delizioso, con un decor raffinato ma semplice. Un piccolo casolare immerso in un vigneto. Sedie a sdraio colorate e lanterne sotto gli alberi, una piscina in pietra. La ricerca del particolare nella scelta di biancheria che profuma di lavanda, un morbido boutis bianco sul mio letto.

Con Frederic e Pascal ho trascorso momenti spensierati seduti a chiacchierare al grande tavolo di legno che avevano sistemato fuori, nel patio. Mi hanno coccolato con dolci e marmellata fatti in casa e frutta freschissima, carica del sole di Provenza. Con loro Vito, il cane di casa, grande grande e tanto buono.

Grazie al suggerimento di Pascal che è il cuoco di casa e l’artefice di un clafoutis di ciliegie indimenticabile, abbiamo scoperto l’Escapade, a Bedoin, a pochi chilometri da Saint Pierre, un ristorante con piatti da gourmet e prezzi da trattoria. La Provenza è famosa per i suoi vini freschi e fruttati ma il bianco fatto in una fattoria vicina e bevuto all’Escapade io non l’ho più trovato da nessuna parte. Sapeva d’estate, di melone succoso e di momenti di scanzonata allegria.

Frederic ci ha invece consigliato il percorso che passa attraverso Suzette, Le Crestet, Seguret, Beaume de Venise sino a Gigondas. Una strada del vino perché ogni centro e ogni “domaine” ha un suo cru e tutti hanno i loro vini in vendita a Gigondas, presso la cooperativa sociale, sulla piazza principale.

Durante le chiacchierate con Pascal e Frederic, i due mi avevamo confidato di voler vendere il Mas de Bonnety per realizzare un sogno: comprare una bastide o addirittura uno chateau. Ingrandirsi insomma e trasferirsi per trasformare in realtà tanti progetti che avevano nel cassetto. Dopo l’estate in Provenza siamo rimasti in contatto. Hanno inaugurato la Bastide de Lestagnau dopo un paio d’anni. Una vecchia dimora addormentata nella campagna francese che i due hanno ristrutturato trasformandola in un gioiello. Vista sul monte Ventoux e sulle Dentelles de Montmirail. Cosa sono? Immaginate guglie di roccia calcarea all’orizzonte che sembrano un merletto. Tutto attorno vigneti a perdita d’occhio e alberi d’ulivo.

Aggiornamento al 20 agosto 2018. La Bastide de Lestagnau ha chiuso e Frederic e Pascal preparano nuove avventure per chi vorrà scoprire questo angolo speciale di Provenza.

La Scozia di Damiano

Quando è iniziata l’avventura di viaggimperfetti.com ho pensato che sarebbe stato bellissimo condividere i viaggi di chiunque ne avesse avuto voglia. Viaggiando impari a condividere. Lo scopri quando dagli altri ricevi strumenti preziosi e impari a guardare con occhi che non sono i tuoi.

I bambini hanno occhi e un cuore fuori dal comune. Riescono a vedere e sentire con l’entusiasmo, la gioia e la mancanza di sovrastrutture che noi adulti non abbiamo più. Viaggiare con loro ha un sapore unico. E’ come mettere un paio di occhiali con lenti colorate o indossare un mantello magico. I bambini la magia la vedono meglio, la sentono e te la trasmettono.

Damiano è un bambino meraviglioso e i suoi genitori, Valeria e Ivan, due viaggiatori speciali con i quali ho condiviso consigli e suggerimenti per viaggi indimenticabili.

Gli occhi di Damiano mi hanno regalato una Scozia straordinaria. Ci è andato con mamma e papà quando aveva appena 23 mesi, con un viaggio di dieci giorni on the road che lo ha portato in castelli incantati, fari sull’oceano e terre sconfinate.

Sono partiti da Manchester, dopo un volo di tre ore. Con un’auto a noleggio hanno risalito la Scozia, pezzetto dopo pezzetto e sempre più a nord, superando il Vallo di Adriano e passando per Edimburgo e Inverness, sino a Thurso.

Damiano è entusiasta quando mi fa capire che mamma e papà lo hanno fatto salire su un aereo incredibilmente grande e su una macchina spaziale sulla quale è partito per un’avventura incredibile. Ride contento quando aggiunge che c’erano tante beeeee bianchissime e che ha incontrato nuovi amici con cui giocare in giardini pieni di fiori e altri animali.

Dopo Thurso sono ridiscesi verso Ullapool, sino all’isola di Skye che hanno percorso, passando per lo Skye Bridge, lungo il circuito da Kileakyn a Armadale. Ci sono arrivati percorrendo la Bealach na Ba, il passo delle mucche, una delle strade più scenografiche della Scozia con una pendenza vertiginosa. Hanno attraversato Applecross, un villaggio sospeso sull’oceano con il porticciolo e i pescherecci ormeggiati e le casine colorate. Poco più avanti le falesie della penisola di Trotternish e il Quiraing, una foresta di rocce e pinnacoli. “Sembrava di stare alla fine del mondo” – mi dice Ivan – “Abbiamo preso il thè circondati da suonatori di cornamusa in Kilt”.

“Te lo ricordi il daino?” – interviene Valeria – “E’ venuto fuori dal nulla. Noi non l’avevamo visto. E’ stato Damiano che ridendo come un pazzo ce l’ha fatto notare. Eravamo proprio ad Applecross. E’ un paesino minuscolo con una strada pedonale di pochi metri”.

La Scozia l’hanno girata in lungo e in largo scegliendo solo strade provinciali e cercando di rispettare i tempi di Damiano che si è subito adeguato ai nuovi ritmi. Ivan mi ha spiegato che a giugno, in Scozia, più si sale a nord, più le ore di luce aumentano. Alle 11.00 di sera c’è ancora una luce stupenda. Damiano era comunque il primo a svegliarsi al mattino e l’unico ad apprezzare il porridge, una polentina di avena, che si mangia calda, con un pizzico di zucchero di canna e latte cremoso.

Ho chiesto a Valeria se avesse avuto problemi col cibo per Damiano. Mi ha risposto che ne ha avuti più Ivan, tra gli amici notoriamente schizzinoso e fedele alla pastasciutta. “In Scozia c’è tanto pesce fresco e specialità come il mince and tatties, carne trita di manzo servita col purè di patate che Damiano ha decisamente gradito. Shortbread, pasta frolla e Dundee cake, torta di uvetta e arance candite, non mancavano in auto durante gli spostamenti. Abbiamo decisamente fatto a meno di haggis e pudding, rispettivamente interiora tritate e sanguinaccio – Ivan fa una smorfia disgustato – ma non ci siamo fatti mancare la carne di manzo Aberdeen Angus e i baps, panini soffici farciti con bacon e uova fritte”.

“Le colazioni in Scozia” – mi dice Ivan – “sono pantagrueliche. Ci fai praticamente colazione e pranzo. Te le godi in scenari da fiaba. Piccoli cottage e bed &breakfast dove abbiamo dormito strada facendo. La Scozia è bellissima. Selvaggia e verdissima. Ricordo ancora il verde di prati e colline quando andava via la nebbia della notte”.

Come mancare Loch Ness e la simpatica Nessie? “ La dinosauretta è diventata la mascotte del viaggio. Damiano impazziva per i peluche e le riproduzioni che c’erano praticamente ovunque. Ne abbiamo uno che ora campeggia nella sua cameretta”.

I castelli scozzesi sono fantastici. Glamis, Stirling e soprattutto Dunottar a Stonehaven, a picco sull’oceano.

“A Damiano raccontavamo di antichi re ed eroi mentre visitavamo castelli e abbazie. Era facile raccontare di fate e antiche leggende in posti così. Un po’ più difficile fargli capire che l’attore che vestiva i panni di William Wallace ad Edimburgo con la faccia blu non era cattivo. Poi ha capito che poteva essere una sorta di supereroe della Marvel e ci ha fatto amicizia ma all’inizio è stata dura…”

E l’emozione più grande? “Vedere l’espressione di nostro figlio quando ha indicato l’orizzonte e ci ha chiesto dove fosse finito il mare. La bassa marea in Scozia lascia una distesa di soffice sabbia bagnata. Ci puoi camminare tra pozze e rocce ricoperte di alghe. Al castello di Eilan Donan, su un isolotto in mezzo alle acque del loch, collegato alla terra ferma da un ponte di pietra, il fenomeno della bassa marea è semplicemente magia”.

Chiedo a Ivan e Valeria “E allora ce l’ha?”

“ Decisamente si. Damiano ha la stoffa del viaggiatore. Oggi è più grande e stiamo già pensando alle prossime avventure…”

Venezia. The kissing map

Resto a Venezia per San Valentino. In valigia ho portato L’Amante senza fissa dimora di Fruttero & Lucentini. Potrei scoprire un’improbabile ma decisamente originale mappa di Venezia dei…baci, a kissing map of Venice, per “…una Venezia di frequentissimi anfratti, portichetti, angoletti oscuri, minuscoli campielli deserti, calli quasi segrete, di cui sarebbe stato delittuoso non approfittare via via per stringersi appassionatamente…”

Torcello. Alla fine dell’arcobaleno

Ho conosciuto la proprietaria di una bottega artigiana di Burano, Livia. Ha una piccola bottega sul canale. La trovi gironzolando tra case verdi, azzurre e color pesca e panni stesi al vento. A Burano ci siamo arrivati col vaporetto, attraversando una laguna piatta e silenziosa. Poi la nebbiolina sull’acqua è scomparsa e il colore ha vinto.

Livia crea col marito oggetti in vetro belli e originali. Ogni pezzo ha un piccolo marchio ad indicarne e certificarne l’autenticità.

Grazie a Livia (Lumeart – Corte Novello via Giudecca n.40), ho scoperto Torcello, dove non avevo intenzione di andare.

Mi ha incuriosito la genuina disponibilità nel consigliarmi un luogo a lei caro, piccolo ma con un patrimonio culturale immenso. Antico insediamento romano e centro bizantino, racchiude la Cattedrale di Santa Maria Assunta e i suoi mosaici, un museo e un negozio di antiquariato, dove capitelli e vecchie statue si confondono tra i filari di una vigna e sono comode cucce per micioni pasciuti. Un pezzo di terra dalla potente forza magnetica.

 Tutto attorno solo vegetazione lacustre, volpoche e aironi cenerini… e la silenziosa laguna.

Venezia. Funambola sull’acqua

Sta lì, precaria, ma solida sull’acqua, coperta dalla patina del tempo e dall’umidità del canale. Ogni angolo ha una storia lontana. Leggende che si perdono nei campi e nei sottoporteghi. Piccoli tesori che a volte solo il caso regala.

Perdetevi a Venezia, è questo il consiglio che i veneti danno a chi vuole sentire l’anima di Venezia. Ascoltate in silenzio, odorate nei vicoli, gustate nei bacari i sapori antichi ed ancora originali della cultura veneziana.

Scendete a Salute Dorsoduro e affacciatevi su Punta della Dogana. A sinistra c’è San Marco, dietro Santa Maria della Salute, e a destra la Giudecca e San Giorgio.

Risalite poi il sestiere lasciandovi spruzzare d’acqua dal mare che si infila nei canali, su, fino alle Gallerie dell’Accademia, scrigno di sensuali Tiziano, drammatici Tintoretto, sagaci Veronese ed armonici Bellini.

Tra botteghe d’artigianato e gallerie d’arte arriverete a San Barnaba. Avete fame? Fermatevi al Vecio Marangon, piccola cichetteria con pochi e piccoli tavoli in legno scuro, cucina a vista. Servizio impeccabile ma caloroso, vini eccellenti e fiori freschi negli angoli. Da provare il baccalà mantecato o in bianco con olio e limone…ah dimenticavo, i prezzi sono assolutamente onesti.

Fatevi un regalo. Scegliete una sciarpa da Anatema, vicino i Frari. Dalla lana e dalla seta nascono stole ed accessori in ogni sfumatura di colore. Quando la indosserete, vi ricorderete di Venezia, la funambola sull’acqua.

Venezia. Ancora un poco…

Venezia. Red carpet

Arriva a Piazzale Roma e prendi il vaporetto. Si aprirà un portale magico, attraverso il quale entrerai in una dimensione parallela, fantastica. Palazzi antichi costantemente battuti dall’acqua del Canal Grande mossa dai vaporetti e dalle gondole, ponti grandiosi, calli e campielli, vicoli e bacari.

A carnevale, davanti a te prenderà vita un’elegante sfilata che si celebra ogni anno su un immaginario red carpet. Personaggi di ogni epoca e tempo appariranno. Perfetti in ogni dettaglio, sfilano, si fermano, attendono, si concedono agli obiettivi per farsi ammirare, immortalare, ricordare come vere star.

Le maschere veneziane non parlano. Il loro è un linguaggio muto di gesti lenti e fascinosi. Scorgendo un gruppo di dame al Florian, per un istante crederai sia davvero possibile essere stati trasportati per magia indietro nei secoli. E se vorrai prendere parte alla sfilata ed attraversare il red carpet con maschere e costumi che sono opere d’arte, vai a curiosare nella bottega Cà del Sol.

Sei pronto? E allora festa! Magari con uno spritz al Cavatappi o un prosecco alla Cantina Do Spade, per poi superare Rialto e vagare nel bel sestiere di Cannaregio. Se l’appetito è arrivato Alla Vedova è difficile trovare gente che non sia del luogo: in una stradina secondaria vicino il canale della Misericordia, ti sarà facilmente indicato da ogni veneziano doc per strada. Oppure, più facile da trovare, vai sul corso principale a La Cantina (Campo San Felice): il proprietario, lo stesso del quadro all’entrata, vi preparerà sul momento panini e bruschette con salumi e formaggi slow food. Fate fare a lui…non ve ne pentirete.