Saline di Priolo. Sulle tracce di Amelie

 

 

Amelie è una che si fa notare e che di viaggi se ne intende. 39 anni almeno, spesi a fare di continuo su e giù tra Francia, Spagna, Sardegna e Sicilia. Ad ogni passaggio un successo e uno stuolo di ammiratori tutti innamorati del suo inconfondibile rosa acceso. Una vip, una celebrity…un fenicottero rosa. Un esemplare speciale di cui lo scorso inverno si è tanto parlato.

Ultimo avvistamento alle Saline di Priolo, Sicilia, un piccolo paradiso diventato nel 2000 Riserva Naturale Orientata. Siamo a pochi chilometri da Siracusa a ridosso della zona industriale di Priolo Gargallo, un’oasi tra le ciminiere in realtà, ma tanto bella e tutelata da essere scelta da Amelie e da una colonia di circa 150 fenicotteri per nidificare.
Meno conosciuta rispetto quella di Vendicari, la riserva è affidata alla gestione della Lipu che organizza la visita dell’area, gratuita e possibile tutto l’anno, con bacheche didattiche, sentieri e capanni d’osservazione. Accanto la riserva la penisola Magnisi, dal grande valore archeologico con i resti preistorici di Thapsos, antica necropoli.
Sono 216 le specie di uccelli censiti nell’area: sterne, volpoche, morette tabaccaia e tante altre specie che scelgono la Sicilia per una lunga sosta.
Seguite uno dei sentieri proposti all’interno della riserva. Io ne ho scelto uno a caso e mi sono ritrovata circondata dal silenzio, interrotto solo dal suono degli animali e dalla natura.
L’emozione grande è arrivata però affacciandomi a una delle finestrelle ricavate lungo le paratie d’osservazione: tanti, davvero tanti, decine e decine di fenicotteri sono apparsi come se avessi guardato in una sorta di scatola magica. Belli, alteri, eleganti, nelle acque della riserva…non avrei più smesso di stare lì ad ammirarli.
Amelie, in realtà uno dei tanti esemplari monitorati  dall’ISPRA grazie ad un anello di gomma che ne racconta la vita e gli spostamenti, non l’ho vista. Forse nascosta tra i compagni in questa terra di sfacciata bellezza, forse già in viaggio verso nuove avventure…

A volte ritornano…e non sono da soli. Con Damiano e Manfredi in Valle d’Aosta

Che Damiano sia per me un bimbo speciale l’avrete capito. Con lui, tenero ed incredibile viaggiatore siamo stati in Scozia quando piccolo lo era davvero. Appena più grande di un cucciolo e mezzo ci ha poi fatto ridere ed emozionare negli States. Oggi è qui, ancora una volta, ospite speciale di viaggimperfetti.com. E con una novità: con lui, in Valle d’Aosta, stavolta c’è anche Manfredi…scommettiamo che anche lui il viaggio ce l’ha nel DNA?

“I nostri viaggi, da quando non siamo più soli soletti, si compongono di un pre, un durante ed un post.

Il pre-viaggio è il momento dei dubbi, delle incertezze, del <no meglio non partire il bimbo è troppo piccolo>.

Il durante è fortunatamente una bella scoperta: vedere un bimbo di 6 mesi, adattarsi a navi, funivie, auto, freddo, orari diversi e pappine improvvisate, è per noi motivo di orgoglio e di forza per i viaggi futuri. Il post-viaggio è il momento del bilancio, dell’appagamento e del <non vedo l’ora di tornarci>.

Questo per noi era un viaggio importante! Non per distanze da percorrere o per cose da vedere, ma perché il primo in 4.

Il nostro primo bambino, Damiano, oggi 5 anni, avendo reagito da viaggiatore provetto al suo primo viaggio a 10 mesi in Irlanda, è stato messo a dura prova anche negli anni successivi: Scozia, Budapest, USA, Canada, Santo Domingo- promosso a pieni voti!

Ma questo appena affrontato era nuovamente una scommessa: a ottobre infatti è arrivato Manfredi. E se io da mamma nutrivo i soliti timori (dormirà, mangerà, sarà sereno), Ivan da papà aveva anche lui un unico ma grande timore: potremo continuare a viaggiare? Sarà bravo come Damiano? Finiremo a fare crociere?

Così dopo tante incertezze, il momento è arrivato!!!

Decidiamo di partire.

In primo luogo, scegliamo il dove ed in questo io sono abbastanza rigida: deve essere un posto dove non c’è traffico, niente concentrazione di monumenti da visitare e soprattutto auto al seguito per poter portare con noi tutto ciò che necessita a Manfredi.

Altro aspetto, non meno importante del primo, è scegliere un luogo con molto verde: poter lasciare i bimbi sul prato con caprette e mucche quando sono nervosi, è un vero toccasana.

Fatto 2+2 scegliamo la nostra destinazione: Val d’Aosta.

Partiamo in nave da Palermo diretti a Genova dove facciamo tappa per visitare il porto antico e l’Acquario. Damiano è entusiasta alla vista di tutti quei pesci ma soprattutto rimaniamo colpiti da un piccolo cucciolo di lamantino, soprannominato Pansoto che è nato da soli 2 mesi.

Genova
Genova

La visita impegna l’intera mattinata e, ad aver tempo, si possono svolgere anche esperienze aggiuntive: “acquario dietro le quinte” per vedere come si svolge la vita nelle aree curatoriali e nei laboratori, “un esperto con te” per poter fare tutte le domande che vuoi, “apri l’acquario con noi” per seguire tutte le operazioni che vengono effettuate ogni giorno per manutenzionare l’Acquario.

Dopo la visita saltiamo in macchina e via per la val d’Aosta!

Impieghiamo circa due ore e mezza per giungere allo chalet che abbiamo scelto per il nostro soggiorno. Un vero paradiso, con vista sul paradiso.

Si chiama “Le petit coeur” e mai nome è stato più appropriato.

Soggiornare lì ti rallegra il cuore, ti regala emozioni, fa partire bene la tua giornata…Le petit coeur ti ruba il cuore!!!ti rapisce!!!

Valerie cura tutto nei minimi particolari…ogni cosa è lì per un motivo! Anche il sapone è scelto con attenzione…biologico e al profumo alpino. Quando ti lavi hai l’impressione di essere in alta quota; l’acqua purissima e freddissima arriva dal Monte Bianco; lo chalet è arredato con il cuore…quello di Valerie…la padrona di casa fa di tutto per rendere il tuo soggiorno unico, ed onestamente ci riesce benissimo!!!

Il giardino poi è un osservatorio sul Monte Bianco…per qualche giorno possiamo dire aver vissuto in paradiso.

Il nostro chalet si trova a Derby, frazione di La Salle, a tre km dalla statale e perciò punto di partenza perfetto per escursioni giornaliere.

Nostra prima meta è lo Skyway del Monte Bianco. Inaugurato nel 2015, 160 milioni € il valore, delle cabine che ruotano a 360°, ti portano da Courmayeur Pontal fino a punta Helbronner a mt. 3466, con tappa intermedia a Pavillon a 2200 mt.

Il prezzo è un po’ caruccio, 49€, ma ci sta. Nella prima tappa ci sono una sala conferenze, un laboratorio di spumantizzazione in quota (cave Mont Blanc), un fantastico pianoforte a coda, al quale Ivan ovviamente non riesce a resistere, e soprattutto dei ristoranti con vista invidiabile.

Decidiamo di non portare Manfredi a punta Helbronner (lo sbalzo di altitudine è eccessivo), e perciò ci diamo il cambio per salire su.

In pochi minuti ci ritroviamo a 3466 mt. Su un terrazzo aperto a 360° sulle Alpi. Ci siamo noi, le montagne, il cielo e le nuvole: da togliere il fiato.

Dopo le “400.000” foto di rito, ritorniamo giù certi di aver visto il Monte Bianco da un punto di osservazione privilegiato.

La “stessa” esperienza abbiamo rifatto a Breuil – Cervinia; qui la salita è più dolce, meno ripida, perciò Manfredi arriva a 3480 mt. La funivia è divisa in tre tronconi ed ogni tappa facciamo una sosta sia per abituare il piccolo di casa, che per goderci il panorama.

In cima il nostro respiro è un po’ affannato, ma basta un pit stop al rifugio, con una cioccolata calda, per farci riprendere. Anche qui neve, sole e cielo ci offrono uno spettacolo al quale non siamo abituati.

L’impressione è comunque che qui a Cervinia si punti più al turismo sciistico, mentre a Courmayeur, sullo Skyway, si cerchi più che altro di soddisfare i turisti come noi.

Comunque rifaremmo entrambe le esperienze.

Facciamo una breve passeggiata a Cervinia dove per un istante, Damiano ha toccato il cielo con dito; vedo infatti un cartello e leggo ad alta voce “caduta neve e ghiaccioli”… e Damiano: “Nooo, ma dai! Senza pagare?”.

Dopo una sonora risata, gli spieghiamo che non sono i ghiaccioli che intende lui!

Cervinia è una graziosa e piccolissima città posta in uno scenario splendido. Prendiamo un tagliere di formaggi e salumi in un locale con vista a 360° sulle montagne.

Altro luogo da non perdere, è la Thuille, anche questa località da sogno arroccata sulle montagne e di passaggio per il passo del Piccolo S. Bernardo.

A La Thuille vediamo la famosa “Caserma Aosta” dove si svolgono le selezioni di “Donnavventura”…Ivan sperava in un incontro!

Vista la vicinanza con il confine francese, decidiamo di andare a Chamonix attraverso il traforo del Monte Bianco; è una cittadina splendida : curata, fiorita…merita la nostra giornata.

La Val d’Aosta è un palcoscenico a cielo aperto: montagne, verde, neve e castelli si offrono ai nostri occhi in un mix che ci lascia senza fiato.

Si castelli!!! Moltissime sono le fortificazioni e sono anche ben conservate…tra tutte scegliamo di vedere da vicino il castello di Fenis; per visitare l’interno, bisogna prenotare almeno due ore prima la visita on-line. Quindi occhio.

A dire il vero siamo stati molto fortunati: trovare 20° qui ad aprile, ci dicono sia veramente una gran fortuna.

Ogni nostro giorno di vacanza è stato accompagnato dal sole, tranne un’unica giornata di pioggia intensa. Anche quella però è stata una giornata di scoperta; la scoperta di trascorrere un giorno nel nostro chalet coccolati dal legno, dal braciere e dalla gentilezza della padrona di casa.

Quando un viaggio finisce con “ci ritorniamo!”…allora è stato proprio memorabile”.      

 

Marzamemi/Feudo Ramaddini. Qui il vino profuma di mare

Qui una volta c’erano gli antichi magazzini del vino. Il Siracusano, così come tutta la Sicilia, produttore di un vino robusto, da mescita, spediva grandi quantità di mosto in giro per il mondo. Le navi, a largo di Marzamemi, aspettavano il prezioso carico che arrivava attraverso condotte costruite appositamente. Al Feudo Ramaddini le condotte le chiamano “vinodotti” e puoi ancora vederle partire dall’azienda e arrivare lontano, all’orizzonte, verso il blu. Così come puoi vedere le antiche ed enormi botti dove veniva sistemato il mosto appena pigiato al vicino palmento Rudinì. Antichi utensili, strumenti coperti dalla patina del tempo.

Nessuno usa più i vinodotti o le botti dal fascino antico. Stanno lì per ricordare un pezzo di storia e tradizioni che oggi hanno lasciato il passo e si sono evolute in una realtà vinicola d’eccellenza. I vigneti del Feudo Ramaddini crescono su terreni che da Noto scendono piano verso il mare e ne conservano il profumo. Un terreno calcareo, quasi sabbioso, il sole caldo di Sicilia. Grillo, Nero d’Avola, Catarratto, Moscato bianco, vitigni autoctoni alla base di etichette da provare durante le visite guidate giornaliere e gli eventi che al Feudo Ramaddini – vignaioli indipendenti FIVI, sinonimo di autenticità e passione per il territorio –  organizzano in cantina.

 

 

I miei preferiti: il Patrono, nero d’avola perché ti si racconta piano piano ma già al primo sorso ti regala tutto il suo profumo ; il Nassa, Grillo Doc, perché nel suo colore e nella sua freschezza c’è il profumo dell’estate di Sicilia alle porte; il Al Hamen doc, moscato passito di Noto, perché per farlo così ogni chicco, raccolto a luglio, è stato adagiato su cannizzi e coccolato al sole.

Non dimenticate di assaggiare il miele e un altro prodotto firmato Feudo Ramaddini che io ho trovato delizioso e che fa bella mostra nella mia cucina,  il Mosto Cotto di Nero d’Avola:  la cenere, durante un procedimento lungo ore, ne blocca la fermentazione e cannella e buccia d’arancia  ne bilanciano il profumo.

Must di stagione. Le furlane veneziane

Cosa sono le furlane? Sono comode pantofole in velluto da sempre utilizzate dai gondolieri. La loro suola, una volta ricavata dalla gomma dei vecchi pneumatici delle biciclette, permette loro di non scivolare in barca.

Per tradizione ricavate da materiali di scarto, dalla suola alle tomaie, oggi sono un must have e vezzo dandy per chi ama essere à la page stando comodi: morbide babbucce in velluto, e non solo, in tutte le sfumature di colore che riuscite ad immaginare…

Singapore. Solo uno stop over al Changi?

 

Lungo stop-over a Singapore prima del prossimo volo? Approfittatene subito perché il Changi, l’aeroporto di Singapore, è un hub speciale, uno dei più belli al mondo, tra i primi ad aver offerto ai passeggeri in transito molto più che negozi e duty free.

Tanto per dirne una, al Changi avrete a disposizione un servizio doccia, trattamenti beauty & relax e, se non dovesse bastare, la possibilità di accedere ad una piscina con Jacuzzi.

I terminal sono grandi e luminosi, ciascuno con attrattive diverse e collegati da un comodo Sky-Train. Un giardino dedicato ai girasoli, un altro alle orchidee (siete a Singapore, non potevano mancare le orchidee che comunque sono disseminate ovunque, anche dentro l’aeroporto!!!) e un altro a tema cactus. All’interno del Changi c’è persino una piccola oasi dedicata alle farfalle e al loro ecosistema.

Per gli amanti dell’high-tech ci sono postazioni Play Station 3 e una Box Kinect Room per i patiti di sport. Persino un Movie Theatre attivo 24 ore su 24.

E se lo stop-over supera le 5 ore, non mancate la proposta migliore, a mio avviso, che il Changi vi fa: una gita gratuita in città per scoprire lo skyline di Singapore, una città stupenda, che merita molto più di uno stop-over.

Viaggi Pop Up. Spazi mini/grandi tesori tra i caruggi di Genova

Ancora un pezzetto d’Italia che va ad inserirsi nel patchwork in progress di questa sezione di viaggimperfetti.com: una mappa di angoli, piazze e strade – spazi mini – che prendono vita e regalano grandi tesori grazie a chi li conosce bene. Oggi è la volta di Genova: ci andiamo con l’amica blogger Selene, autrice di viaggichemangi.com

La magia di una delle città più antiche d’Italia nei suoi caratteristici vicoli, i caruggi, con tanti suggerimenti e i link ad altri post firmati da Selene su Genova.

“Un tempo parlare dei vicoli di Genova era complicato, la situazione nei famosi caruggi non era delle migliori e muoversi tra le strette stradine poteva essere pericoloso.

Oggi non è più così.

Nonostante alcune situazioni di disagio rimangano, i vicoli oggi sono sicuri e sono, in assoluto, una delle parti più caratteristiche della città. Se si viene in visita a Genova non si può perdere l’occasione di una passeggiata nei caruggi.

Un breve itinerario tra i vicoli di Genova

Partendo da Porta Soprana, una delle antiche porte della città di fianco alla quale sorge quella che si dice fosse la Casa di Cristoforo Colombo, si scende Salita del Prione e si arriva in Piazza delle Erbe.

Nella Piazza, spianata nel 1629, aveva sede il mercato della frutta e degli ortaggi. Oggi qui non c’è più alcun mercato, ma la Piazza è comunque sempre molto affollata, soprattutto durante le sere del weekend. Questo infatti è il centro della movida genovese.

La piazza è contornata da locali e birrerie. Io vi consiglio di fermarvi al Gradisca Café, dove sapranno consigliarvi uno dei loro ottimi cocktail o alla Gelateria Romeo Viganotti se avete voglia di qualcosa di dolce. A pochi passi dalla gelateria, c’è anche la loro Antica Cioccolateria: se siete amanti delle vecchie botteghe e, soprattutto, del cioccolato, non perdetevela!

Proseguendo da Piazza delle Erbe, si arriva in Via Canneto il lungo, un altro dei caruggi tipici della città. Tra botteghe genovesi e nuovi locali etnici, troverete un luogo dove il tempo si è fermato: la Bottiglieria Marchesa. Questo posto, conosciuto dai genovesi come il Bar degli Asinelli, è il luogo giusto per assaggiare il tipico aperitivo genovese: un vino bianco corochinato, chiamato, appunto, l’Asinello.

Scendendo verso il Porto Antico, opera urbanistica del famoso Renzo Piano, arriverete nei pressi della Casa del boia. Se avrete la fortuna di trovarla aperta, i ragazzi della Compagnia del Mandraccio vi racconteranno la storia di questo luogo e della Genova antica.

Proprio sopra l’edificio troverete uno dei migliori locali dove mangiare piatti tipici genovesi: Cavour 21.

Il vostro giro nei vicoli di Genova, però, non è finito! Passeggiando sotto i portici, oltrepassando Palazzo San Giorgio, la prima banca d’Italia, arriverete in Sottoripa. Sullo sfondo del famosissimo Acquario di Genova, incontrerete le migliori friggitorie della città: ottima soluzione per un pranzo veloce.

A questo punto salite per Via Lomellini fino ad arrivare in Via Garibaldi. Questa, chiamata anche Strada Nuova, è una delle vie più importanti per la storia genovese. Qui hanno sede i più maestosi Palazzi dei Rolli, cioè quegli edifici che, durante il periodo della Repubblica, erano adatti ad ospitare le più importanti personalità in visita a Genova, compresi papi ed imperatori.

Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi oggi sono tre bellissimi musei e proprio in quest’ultimo è conservata la magnifica Maddalena Penitente di Antonio Canova, purtroppo poco conosciuta.

Per terminare il vostro giro tra i vicoli di Genova, dopo aver percorso interamente Via Garibaldi, arriverete in Piazza Fontane Marose: da qui potrete ritornare nei caruggi attraverso Via Luccoli. Il vicolo incontrerà, ad un certo punto, un altro caruggio: Vico Casana. Qui ha sede ancora una delle botteghe storiche genovesi: l’Antica Tripperia di Vico Casana resiste, qui, da secoli.

Se la trippa non è il vostro forte, poco più giù, in Piazza di Soziglia la Confetteria Pietro Romanengo fu Stefano, saprà certamente affascinare voi e i vostri palati!

Questo è solo un assaggio di quello che troverete nei vicoli di Genova: c’è molto altro ancora! Intanto spero di avervi incuriositi!”

Selene Scinicariello

LINK UTILI AD ARTICOLI SUL BLOG

L’Asinello (l’aperitivo genovese): https://viaggichemangi.com/italia/asinello-tipico-aperitivo-genovese/

L’Acquario di Genova: https://viaggichemangi.com/italia/visita-allacquario-di-genova/

Antica Tripperia: https://viaggichemangi.com/food-and-wine/trippa-alla-genovese-tripperia-vico-casana/

Maddalena Penitente di Antonio Canova: https://viaggichemangi.com/arts-culture/maddalena-penitente-canova-genova/

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Cappella degli Scrovegni. La meraviglia vale l’attesa. Sosta a Padova

 

 

 

Da qualche tempo ci sono delle piccole regole per godere della Cappella degli Scrovegni: se volete visitare questa meraviglia tutta italiana occorre prenotare e farlo con largo anticipo, presentarsi 45 minuti prima della visita, preventivamente concordata, e munirsi di un pò di pazienza. Quando sarà il vostro turno, vi si chiederà di attendere a porte chiuse per 15 minuti in un’area di “compensazione” all’interno del CTA  – corpo tecnologico attrezzato – una sorta di polmone in grado di stabilizzare il micro clima all’interno della cappella ed impedire ulteriori danneggiamenti dei capolavori che nel corso degli anni troppi visitatori e l’assenza di regole e tutela hanno causato.

Non impressionatevi…sembra complicato ma in realtà non lo è affatto: la sala di compensazione è a vetri e immersa nel verde e nei 15 minuti previsti avrete modo di scoprire la storia della cappella con un simpatico video. Una volta dentro, l’attesa sarà ripagata da uno spettacolo grandioso: le pareti interne della cappella trasformate dal genio di Giotto in racconto senza tempo del Vecchio e del Nuovo Testamento, con il Giudizio Universale e la morte e resurrezione del Figlio di Dio. Colonne di marmo dipinte che sorreggono la volta diventata cielo stellato di un blu difficile da dimenticare, riquadri con le storie della Vergine e di Cristo, i sette Vizi e le sette Virtù con figure allegoriche. Solo due anni, dal 1303 al 1305 per creare tanta bellezza e appena 15 minuti per ammirarla e prendersene cura.
A Padova dove vado a dormire?
b&b Scrovegni, via Porciglia 18. Un palazzetto del 1600 ristrutturato nel 2014, camere dal design moderno e confortevole con travi a vista o soffitti affrescati. Una sola notte nella camera del primo piano, l’ Azzurra, deliziosa, e splendidi ricordi legati alla visita della città e della Cappella degli Scrovegni, a pochi passi. E poco più oltre le piazze delle Erbe e della Frutta, il palazzo della Ragione, Palazzo del Bo con la cattedra di Galileo Galilei e il teatro anatomico e tanto altro ancora…mi sa che ci viene fuori un altro bel viaggio pop up
E un posticino per una cena speciale?
Gourmetteria in via degli Zabarella 23. Eccellenze del territorio e prodotti stagionali. Il Veneto a tavola: dal prosciutto Berico Euganeo alla Sopressa Vicentina, dall’Asiago di malga alla Casatella trevigiana. Un menu ricco e vario con un elenco completo dei presidi slow food e dei produttori da cui vengono selezionate le materie prime. Tanti piatti della tradizione reinterpretati: dai bigoli in salsa con acciughe agli gnocchi con la zucca passando per i cappellacci ai porcini con tartufo nero e salsa all’Amarone. Tartare di selvaggina e oca in onto. Birre artigianali e vini del territorio.
Da provare la pizza veneta, una sottile focaccia a base di mais farcita con gli ingredienti che rappresentano le sette province venete.
E se volete portarvi a casa i sapori della Gourmetteria, tra una portata e l’altra fate un po’ di spesa: qui si mangia ma si possono anche acquistare tanti prodotti e utensili per cuochi gourmet. E magari scegliere uno dei corsi proposti per usarli al meglio!

Il profumo della carta. Libreria Acqua Alta

E’ considerata una delle librerie più belle al mondo e di sicuro è una delle più “instagrammate”. Pile di libri ovunque accatastati uno sull’altro, appoggiati su mensole e librerie, riposti in tinozze di legno e persino dentro una vasca da bagno.

Siamo a Venezia, libreria Acqua Alta, Castello 5176/b, un luogo imperdibile –  anche se ormai meta di turisti e curiosi –  per chi ama l’odore della carta, il piacere di sfogliare testi a volte un pò ingialliti e fuori catalogo.

Il micio “di casa” si aggira tra la cassa e le sale della libreria zampettando allegramente sulla gondola sistemata al centro della libreria, Cartoline d’epoca, mappe di Venezia, tante riviste e giornalini. Ho preso una copia di Ventimila leghe sotto i mari che mi ha riportato indietro nel tempo e mi sono rifugiata nel minuscolo salotto che, alla libreria Acqua Alta, hanno sistemato accanto una porta che da direttamente su un canale di Venezia. Fuori il rumore dell’acqua e lo sciabordio delle gondole lente.

#saporeantico #comeunavolta

 

 

Nebrodi. Street art a Frazzanò

 

 

 

 

C’è pace e silenzio a Frazzanò, piccolo borgo collocato nel parco dei Nebrodi, Sicilia, provincia di Messina. Il paese ci metti poco a percorrerlo, i ritmi sono lenti, tutt’attorno verde a perdita d’occhio. Oggi però al rumore di una ape che svolazza e al rintocco delle campane si è aggiunto un rumore di fondo nuovo, quello di rulli, aste, pennelli e bombolette dei cinque street artist  che in questi giorni, e sino al 12 maggio, si stanno alternando per rendere unici i muri del paese nebroideo: 270mq di superficie suddivisi in 26 grandi riquadri collocati su 4 superfici murarie.

Noto subito il lavoro di Ampparito, artista urbano madrileno, che ha già completato la sua opera. Le ultime notizie su Ampparito ci portano dall’altro lato del mondo, in Nuova Zelanda dove a Christchurch, colpita dal terremoto nel 2011, ha realizzato un enorme cuscino che poggia su una parete a cui manca un pezzo. Le grinze che si formano sono le sofferenze vissute e l’obbligo di doversi piegare a ciò che non possiamo controllare. Lo stesso realismo – figure semplici, comuni – misto ad astrazione – distanze e dimensioni alterate, lo ritroviamo qui a Frazzanò dove grandi chiodi ricoprono lo spazio su cui ha lavorato.
Il secondo street artist al lavoro è Ricky Lee Gordon: i suoi murales ricoprono i muri di mezzo mondo: Istanbul, New York, Katmandu, Bali, Berlino da dove sono appena tornata e dove non ho avuto il piacere di ammirare il suo lavoro. Qui, a Frazzanò ho il privilegio di vederlo all’opera e me lo godo a lungo. Mi vien da ridere quando chiede a me di mandargli le foto che ho scattato. Devo essergli sembrata un pò tonta perchè, emozionata, ho digitato lettere a vuoto per un bel pò prima di trascrivere i riferimenti corretti. Il muralista annoverato dal National Geographic tra i migliori 11 street artist al mondo è ora alle prese con la sua creazione a Frazzano’: lo trovate  nella parte finale del paese vicino la fontana.
Poco distante incontro Emanuele Poki, catanese: gli chiedo cosa sta realizzando: nei suoi murales c’è la pietra calcarea dei Nebrodi. L’elemento naturale scansionato e rappresentato in sezioni e angolature diverse. Ogni riquadro una sezione diversa. Me ne piace ogni dettaglio. La Sicilia  lo definisce lo street artist “gentile”. Hanno ragione: Emanuele è un ragazzo riservato ma garbato e quando mi racconta il perchè della pietra dei Nebrodi come soggetto del suo lavoro a Frazzanò, del suo identificare la pietra col territorio, di voler sempre e comunque raccontare i luoghi in cui “inserisce” la sua arte, ha una luce speciale nello sguardo, autentica passione. E poi è un viaggiatore…vuoi che non mi piaccia?
Il quarto artista è Alleg, street artist abruzzese, con collaborazioni in attivo con alcuni tra gli artisti urbani più noti sulla scena nazionale, pronto a  partire con la sua opera nei prossimi giorni a Frazzanò.
Il quinto è Davide DPA, di Lecce, famoso per la sua “poesia d’assalto”. Poesia in strada e nei luoghi in abbandono da riqualificare. L’ho trovato al lavoro sui muri del paese con uno dei suoi messaggi di street poetry.  Che messaggio ha scelto per Frazzanò? “Qualsiasi forma di ordine convive con infiniti disordini”. Come dire: me ne sono innamorata.
Per continuare a seguire i street artist al lavoro  ed ammirare le opere  completate il sito è 
Gran finale sabato 26 maggio.
Piccolo break: un posticino
Riprendete la Messina Palermo direzione Messina. Uscite dall’autostrada a Brolo e seguite le indicazioni per Ficarra, un gioiellino sui Nebrodi. Il borgo è delizioso e se vi è venuta fame fate un salto Al Boschetto : cucina casalinga, un panorama meraviglioso, prodotti a km O. Se ci andate in questo periodo, approfittatene per assaggiare le fave fresche cucinate in più varianti. Provate poi la pasta con il finocchietto selvatico, la salsiccia, l’uvetta passa…poi mi dite!

 

 

Un’ulteriore deviazione o forse un’idea per un albergo…ma è un albergo?

Tornate in autostrada, stavolta in direzione Palermo, e uscite a Tusa. La vostra destinazione è l’Atelier sul Mare, un museo albergo affacciato su un mare Bandiera Blu dove ogni stanza è un’opera d’arte realizzata da grandi artisti internazionali.  Capolavori unici che caratterizzano ogni piano e ogni angolo della crezione voluta dal mecenate Antonio Presti. E se pensate di passare da queste parti  intorno al 21 giugno ricordatevi del solstizio d’estate: sono certa che l’appuntamento  con la bellezza si rinnoverà anche quest’anno. Curiosi?

Berlino. Bernauer Strasse e la costruzione del Muro

 

Affacciatevi alla finestra di casa vostra.

Cosa vedete dall’altro lato della strada? Riconoscete il bar dove andate ogni mattina a prendere il primo caffè della giornata? E lì, giusto ad angolo, la casa della vostra amica? Giù in fondo abitano i vostri genitori da cui passate a fine lavoro quando l’ufficio chiude che tanto, è comodo, sta proprio lì vicino.
Ora, con un po’ di pazienza, immaginate di svegliarvi domani mattina ed affacciarvi ancora una volta alla finestra, per scoprire che tra voi e tutto quello che avete di fronte è stato eretto un muro, di filo spinato al principio, poi cemento armato, e che per legge vi si dica che oltre quel muro non potete andare, è vietato. Provarci significa rischiare la vita, o alla meglio la galera.
Del Muro di Berlino abbiano letto tanto, visto documentari e, dei suoi resti, andati alla ricerca in un week-end di sole nella capitale tedesca. In città ce ne sono testimonianze in più punti: l’East Side Gallery ne è un esempio, altri resti accanto l’avveniristica Postdamer Platz, la doppia fila di mattoncini sul selciato davanti la Porta di Brandeburgo e lungo l’intero percorso tracciato dal Muro.
La verità però è che, in una città bella e proiettata al futuro come Berlino, si fa fatica a pensare ad una roba così e a cosa significasse in termini pratici, per chi quella roba lì l’ha vissuta in prima persona.
Lungo la Bernauer Strasse è diverso. Qui dove sino al 1989 passava il muro, hanno negli anni creato il Berliner Mauer Memorial che corre lungo un chilometro e mezzo circa. Lungo il percorso esistono ancora tracce di muro e in più punti ci sono lunghe aste in ferro che rendono visivamente tangibile la presenza di un ostacolo, di uno spartiacque. Puoi camminare sui resti di quelle case alle cui finestre qualcuno in carne e ossa si affacciava e da cui ha tentato di fuggire, lanciandosi nel vuoto, prima che ogni varco si chiudesse. Quelle finestre furono inizialmente murate, poi interi edifici lungo la Bernauer Strasse abbattuti, costringendo chi li abitava a trasferirsi altrove. Al Berliner Mauer Memorial scopri la storia e i volti degli inquilini di Bernauer Strasse: una coppia di anziani genitori i cui figli vivevano a pochi metri ma dal lato “sbagliato” della strada, una giovane donna, un insegnante, un viaggiatore.
In tanti hanno provato a raggiungere i cari, a cercare una vita migliore, ad esercitare il diritto alla libertà. Qualcuno ce l’ha fatta con imprese che hanno dell’incredibile, molti di loro sono morti: tutte le loro storie sono narrate al centro visitatori. Salite in terrazza: avrete chiaro il percorso del muro e come la città e la vita delle persone sia stata spaccata, tagliata di netto in una notte d’estate.

Davanti il centro visitatori c’è poi una sezione del percorso dove è stato ricreata “la striscia della morte”, l’effettivo spazio che intercorreva lungo il muro vero e proprio e un ulteriore sbarramento di cemento che rendeva impossibile la fuga verso ovest. Il muro divenne infatti negli anni sempre più alto ed invalicabile, costellato di torrette di guardia da cui si sparava contro chiunque venisse sorpreso a attraversare quello spazio fisico. Costeggiare questa parte delpercorso dal lato est è semplicemente claustrofobico.
Edifici abbattuti, aree desertificate, stazioni metro chiuse e trasformate in stazioni fantasma. Anche la chiesa che sorgeva in quello spazio fu abbattuta. Oggi è stata ricostruita: si chiama Cappella della Riconciliazione.

La favola della buonanotte

Ci sono tanti modi per rendere speciale il soggiorno in una struttura alberghiera. Fa piacere un cestino di fragole da mordere mentre ammirate la Valle dei Templi ad Agrigento, in Sicilia.

 

O un liquore fatto in casa dai proprietari del B&B che vi ospita ad Amsterdam e vi fa sentire come una del posto.

Un souvenir elegante e prezioso, un piccolo “pumo”, simbolo della Puglia e della Valle d’Itria che vi ricorderà per sempre quella terra e le persone che avete conosciuto.

A volte è sufficiente un sorriso per sentirvi a casa o un fiore dietro la porta che non manca mai al MPS Village in Sri Lanka.

E se poi, augurandovi la buonanotte al Sri Ratih Cottage di Bali, vi si offrirà una favola, un racconto tipico della tradizione locale, farete sogni bellissimi.

Lisbona-Santiago in bici. Tre amici on the road

Li vedete i tre tipi nella foto? Quello al centro è Dino, il fratellone, quello delle maratone in giro per il mondo; sulla sinistra c’è Marco, appassionato di nuoto e di traversate dello Stretto di Messina, che conosco da quando, ragazzino, scorrazzava per casa insieme a Dino e agli altri amici di sempre. L’ultimo, sulla destra è Saro, che non conosco di persona e a cui chiedo: “ma che ci fai con quei due pazzi scatenati?”.
Insieme hanno deciso di percorrere in bici la distanza tra Lisbona e Santiago de Compostela. 750 chilometri circa in mountain bike in 9 giorni, barba da hipster e ciuffo blu…(Marco sembri un puffo!!!).
Il trio “se non è estremo non ci piace” è partito un paio di giorni fa e affrontato già la prima tappa sino ad Arneiro das Milharicas. Sono euforici, carichi e con tanta voglia di andare e, battute a parte, pronti per un viaggio on the road: parole d’ordine libertà e tempo da dedicare agli amici di una vita e a se stessi.
Saranno loro a raccontare quest’avventura, tappa dopo tappa. Percorsi, incontri, emozioni e magari consigli pratici per chi volesse fare lo stesso percorso.
Forza ragazzi…vi seguiamo!

#friendsonbike#LisbonaSantiago#pedalando🚴‍♂️🚴‍♀️🚴‍♂️

Sono euforici, elettrizzati, felici…ce l’hanno fatta!!!🎉🎉🎉Dino, Marco e Saro sono a Santiago de Compostela davanti la splendida cattedrale. Dopo aver lasciato Lisbona, hanno raggiunto Fatima e il suo santuario, superato Coimbra, la città universitaria, fatto sosta a Porto. E dopo aver costeggiato l’oceano Atlantico sono finalmente arrivati a Santiago e fatto ingresso in cattedrale per “abbracciare” il Santo come tradizione vuole per tutti i pellegrini.
E se dopo 700 chilometri in bici stanno così…beh io dico che ne vale davvero la pena!👏👏👏 Bravi ragazzi…bravissimi!
P.S. Possibile che siate riusciti a farvi cazziare pure a Santiago? Tra di noi…il selfie in cattedrale è da morire 😂😁😅

Di seguito il link alla pagina facebook con le tappe e i video con i quali è stato un pò fare il viaggio con voi: le pedalate, le risate, gli altri pellegrini lungo il percorso…lo sapete che un pò mi manca il vostro “Ciao Benedettaaa!!!”