Il carretto sonante

Lo sentivi prima di vederlo arrivare. Il carretto siciliano con le cinghie e i finimenti carichi di campanelle, fiocchi e nastri, pagliuzze dorate e frammenti di specchio, pennacchi e bandierine. Le grandi ruote e le fiancate dipinte con le storie dei Paladini di Francia. Facce di donna e fieri baffuti guerrieri, gli eroi cristiani e i saracini infedeli. Orlando e Carlo Magno, Angelica e Rinaldo e poi il santo patrono, la Vergine delle Sette Spade e il Cuore di Gesù.

Le immagini sono quelle dei carretti di Villa Cattolica, a Bagheria esposti in alcune sale dedicate ai fratelli Ducato.

Malta e l’angelo yogigo

 

Chi l’ha detto che Malta fuori stagione non è cool? Ok, Tiziana e Antonio sono belli e innamorati e insieme si divertirebbero ovunque, ma la Malta, la loro Malta appena visitata è emozionante e dolce, dolce come il miele che ci producono…

Malta la dolce, “Melìte” la chiamavano, tre isole principali – Malta, Gozo e Comino – e un’atmosfera pigra e indolente, evidente ancor di più in questo periodo dell’anno. “Ci ha ricordato molto la nostra terra, la Sicilia, bella e selvaggia, tanto mediterranea coi suoi azzurri e i suoi blu. Arsa, difficile, ma viva e calda”.

Malta è la destinazione per tanta gente che da qualche anno non si limita ad andarci in vacanza, ma la sceglie per viverci e trovare lavoro. “Ho parlato con tante persone che qui hanno scelto di trasferirsi”. Mi dice Tiziana e io immagino la mia insegnante di yoga mettere sottosopra l’isola con la sua curiosità e la capacità di comunicare e far parlare anche le pietre – “e in tanti mi hanno detto di aver trovato un’occupazione, specie nel settore turistico, che qui è trainante. Parecchi ci hanno anche investito aprendo attività che erano stati costretti a chiudere altrove”.

“In realtà a Malta ci trovi discoteche e casinò che non chiudono mai e posti come Comino, con 4 abitanti residenti” – aggiunge Antonio. “A Comino la Blue Lagoon toglie il fiato. Ci puoi immaginare pirati e bucanieri, un luogo che sa di remoto e selvaggio. Magari in estate è pieno di gente”.

“Il cuore però l’abbiamo lasciato a Gozo, col suo arco di roccia, la Finestra Azzurra, a strapiombo sul mare, ai margini delle scogliere di Dwejra. E’ stato come rivedere Pollara, a Salina, nelle isole Eolie” – mi fa notare Tiziana – anche lì c’è un posto simile, anche la strada per arrivarci lo è. Come a Gozo la natura ha creato una finestra sul mare nella roccia che fa da cornice”.

La leggenda vuole che Gozo fosse l’isola in cui Circe convinse a rimanere Ulisse per un lungo periodo. Gozo, la terra “rossa”, una lunga distesa di sabbia fine e rossa appunto, la baia di Ramla con la statua della Vergine. “Nel santuario di Ta’ Pinu, abbiamo scoperto un angelo <yogico> che sembra seduto nella posizione del loto… le mani sembrano accoglierti e benedirti…”

La Vergine, la Madonna, la Dea Madre. Malta, terra antica di culti remoti e religioni antiche che qui sono fiorite e si sono mescolate nei secoli. Nell’Ipogeo di Hal Saflieni, complesso sotterraneo preistorico scavato nella roccia scoperto per caso ad inizio Novecento, ci hanno trovato la statuetta della “donna dormiente”, nella stanza principale, vicino quella dell’Oracolo. Oggi è custodita al museo archeologico di La Valletta.

“Ne abbiamo comprata una copia in un craft village, laboratori e capannoni dove si vende tutto ciò che di artigianale Malta offre. C’è uno a pochi minuti di bus da Rabat, Ta’Qali, e a proposito, i bus, anche quelli rossi <hop on hop off> a Malta funzionano. Questo sta in una ex base della RAF, attiva durante la Seconda Guerra Mondiale”, mi spiega Antonio. “L’attacchino che ti abbiamo portato da Malta, l’abbiamo trovato qui!”, mi dice Tiziana. Io mi riguardo la calamita con la croce dei Cavalieri di Malta e penso già a dove sistemarla sul frigo di casa, vicina a tutte quelle degli amici che sanno di questa mia insana passione…

“Benny c’è un posto a Malta che se ci vai non puoi perdere e a noi è piaciuto un sacco: è Mdina, Medina, l’antica capitale. La chiamano la città silenziosa e hanno ragione. Superi il Main Gate e ti accoglie un silenzio strano, perché è un silenzio che parla: i vicoli, gli antichi palazzi nobiliari coi balconi piccoli e stretti e le grate alle grandi finestre”.

Anche qui la storia gioca: la villa romana e le catacombe, monasteri e conventi, architetture medievali e barocche. “Abbiamo pranzato in un localino riscaldato dalla luce calda della pietra gialla di Mdina a strapiombo sul mare, godendoci il sole di febbraio, un sole che parlava già di primavera”.

A proposito ragazzi che mangiamo a Malta?

“Pastizzi, pastizzi, pastizzi. Sono sfogliatelle salate per lo più ripiene di piselli e ricotta. Li trovi ovunque. A noi piacevano i baracchini, le pastizzerie, che li vendevano in strada bollenti. Buonissimi. E poi le qassatat, le cassatelle di pasta frolla”.

“Non ti dimenticare la bruschettina, l’hobza tal malti con la salsa di pomodoro e l’olio. E la pizza di Malta con la patata, i pomodorini e la rucola e poi…”

Marsala. Saline Ettore e Infersa. Una giornata no

Lo cerco con gli occhi ogni volta che torno a Marsala, alle saline Ettore e Infersa. Anche stavolta lo trovo lì, davanti gli imbarcaderi per Mothia, la città fenicia sull’isola di san Pantaleo nella laguna dello Stagnone. Se ne sta sotto un ombrellone a creare le sue opere in tufo e a incidere pietre con le sue poesie che poi espone sul tetto e sul cofano della sua utilitaria parcheggiata accanto. E’ il signor Peppe Genna, “ziu Peppe”, lo zio Peppe e penso che stia lì da sempre anche se in passato mi ha raccontato di aver fatto mille mestieri facendomi vedere un articolo di giornale che parla di lui e che custodisce gelosamente. La gente che va a visitare il mulino col museo del sale raccolto qui, a Marsala, gli passa davanti, si ferma a scambiare due chiacchiere, osserva incuriosita le sue creazioni. Lui sorride, sornione.

Marsala. Saline Ettore e Infersa
Marsala. Saline Ettore e Infersa

Oggi zio Peppe non tiene “gana”, non ha voglia di parlare…forse ogni tanto gli piace stare per i fatti suoi mentre crea mulini a vento e tartarughe. A casa conservo un ferma carte su cui il signor Genna ha inciso gli occhi e il naso e ogni volta che lo guardo vedo il bianco accecante delle saline e sento l’odore forte del sale. Mi ci fermo sempre, ogni volta che posso e non è mai uguale. I colori cambiano e gli specchi d’acqua che formano la scacchiera della salina sono a volte trasparenti e riflettono le eliche rosse dei mulini a vento, altre viola, quasi nere.

Oggi decido di percorrere la via del mare che collega le saline a Marsala e poi più giù, fino a Mazara del Vallo, dove la Sicilia profuma forte d’Africa. Lungo la costa ci sono lunghi pontili su cui la gente d’estate prende il sole tra canne e acqua. A largo la vista è stupenda. Oltre lo Stagnone ci sono le Egadi e il mare blu.

Marsala. Stagnone
Marsala. Stagnone

 

Miniere di Wieliczka. Mondo di sale parallelo

Un mondo fantastico nelle viscere della terra.  Profondo fino a 327 metri su 9 livelli, un reticolo di 3 chilometri di corridoi e gallerie sotterranee. Sono le miniere di sale di Wieliczka, poco fuori Cracovia, nate, secondo la leggenda, nel punto esatto in cui la principessa Kinga disse di scavare per ritrovare il suo anello e dove, da allora, non ci si è più fermati costruendo, galleria dopo galleria, un luogo unico.

Immaginate una realtà parallela sotto la città in cui vivete, di strato in strato, galleria in galleria. Ci sono negozi e caffè, moderne toilette e sale d’attesa, ristoranti e persino animazione per eventi di ogni genere allestiti da personale in divisa impeccabile. Tutto sotto terra.

Il sale non si estrae più, non vale nulla, ma rimane un’attrazione imperdibile per la quale è stata organizzata una macchina ben oliata che non si ferma mai: tour in tutte le lingue organizzate per orario e giorno della settimana, 40 milioni di visitatori da tutto il mondo, tutti in fila per ammirare le meraviglie fatte proprio con quel sale che una volta era considerato prezioso come l’oro.

Quando mi hanno detto che avrei percorso 800 scalini, giù, nelle viscere della terra e ne sarei risalita solo tre ore dopo, ho un attimo tentennato. Mi è bastato sbirciare nelle prime gallerie foderate di travi in legno per cambiare idea. Il sale è ovunque, ci cammini sopra e in più punti scende dal soffitto in stalattiti. Durante il percorso si visitano circa 20 stanze, alcune delle quali così grandi da averci fatto volare una mongolfiera. In un crescendo di installazioni, cavità nella roccia e canyon si raggiungono laghi sotterranei profondi sino a 9 metri.  Le statue di sale sono stupende e quasi tutte scolpite dai minatori stessi: personaggi storici, simpatici nanetti, tutti in sale. Le luci ricreano atmosfere magiche e brani di musica classica accompagnano veri e propri spettacoli, come quello che mi ha accolto nella cappella di Santa Kinga.

Inizialmente non vedi nulla, solo il principio di una grande scalinata che scende giù. Sulle note del Va Pensiero, di angolo in angolo, la sala, enorme e infinita, si presenta, sempre più illuminata. Enormi lampadari di cristalli di sale pendono dalla volta. Appare l’altare, statue del Cristo e della Madonna, scene bibliche, l’Ultima Cena scolpita nel sale e una bellissima e commovente statua di Papa Wojtyla, tanto amato in Polonia. Poco distante una lapide posta in occasione del 25° anniversario della nascita di Solidarnosc . “Grati al Papa polacco Giovanni Paolo II per aver chiamato lo Spirito Santo a rinnovare la faccia di questa terra”, c’è scritto su.

 

 

Camden Market #untaggable

Lo spasso inizia dalla strada principale che costeggia le differenti sezioni del mercato. Prendi la Northern Line e sbuca a Camden Town: ti ritroverai in una Londra “altra”, unica e irripetibile che comincia dalle insegne pazze e colorate della main street e continua in ogni angolo del Canal Lock Market, alle Stables, in Buck street, al piccolo Inverness market.

Dove una volta c’erano solo stalle e campagna, negli anni settanta hanno cominciato a farsi vedere le prime botteghe artigianali e negozi alternativi in un crescendo che non si è più fermato. Certo, anche qui si fa business e ci sono punti vendita delle grandi catene ma l’anima del posto è rimasta uguale. Forse perché è la gente che ci trovi che tiene vivo il mood di Camden Market.

Sono i punk, i patiti del rock e quelli che sanno tutto di heavy metal, appassionati di fetish ed emo che trovi sulla main street a rovistare tra pelle e borchie d’acciaio, gli appassionati di Manga e Cartoon Style colorati e appariscenti, gli amanti del Cyber che, manco a dirlo, si concentrano da Cyberdog.

Cos’è Cyberdog? Un negozio, una disco, un’esposizione permanente? Tutto questo e molto altro. Posso dirvi che all’entrata ci sono due robot enormi che sembrano appena sbarcati da Marte e dentro ogni tipo di oggetto fluo, dal gel per capelli  a tute inguinali che brillano al buio. Gadgets psichedelici e musica a palla messa su da deejay che non si fermano mai tra cubiste e commessi venusiani.

E siamo solo all’inizio. Camden Market è qualcosa di più di un mercato. E’ una comunità, un modo di essere dove ognuno trova il suo spazio. Ci sono corsi yoga ed eventi dedicati ai bambini a cui viene insegnato a decorare mostruosissimi  biscotti e pancake glitterosi.  Cantastorie e sessioni di face painting. Puoi imparare a fare un ottimo gin o trovare spezie dall’oriente. Comprare caftani indiani o un paio di Superga dipinte a mano da artisti italiani. Ballare per strada o seguire un concerto sbocconcellando un pezzo di pizza, un falafel, sushi, piadina e tutto ciò che ti passa per la mente.

Qui Banksy sta di casa come tanti altri artisti che rendono i muri del quartiere un’avventura nella street art. Vuoi imparare l’arte del funambolo o del mangiatore di fuoco? A Camden Town c’è il posto che fa per te. Da Oddballs trovi diabolo e birilli da giocoliere, skateboards e monocicli.

Non vi basta ancora? Continuate. A Camden non si finisce mai di scoprire qualcosa di nuovo. Perdetevi tra stand, botteghe e bancarelle, piccoli caffè e foodtrucks. Io mi fermo al Regent’s Canal. Magari salgo su una “narrow boat”, le barche strette e lunghe e arrivo sino a Little Venice, in giro per i canali di Londra…

 

Lego Store a Leicester Square

Mano su chi non ha mai giocato, almeno una volta nella vita, con i mitici mattoncini Lego. Siamo a Leicester Square, nel cuore di Londra, al flagship store della Lego. Dall’altro lato della piazza il cinema Odeon, dove vanno in scena le prime più attese con le passerelle di vip e star. Davanti la Lego, invece, il M&M’S World London, caso mai vi venisse voglia di un centinaio di tipi diversi di confetti colorati al cioccolato.

Non vi piacciono costruzioni e mattoncini? Non importa, entrate comunque alla Lego di Londra. Vi divertirete a scattare un selfie dentro un vagone della metropolitana a grandezza naturale per costruire il quale sono stati impiegati 637,903 mattoncini. O a fare una telefonata dalla leggendaria cabina rossa interamente in mattoncini Lego.

Ad accogliervi in negozio ci sono Shakespeare e Sherlock Holmes, un bobby londinese, una guardia della regina e Lester, la mascotte della Lego di Leicester Square. E poi un Big Ben enorme che batte le ore, un drago che sbuca dal soffitto, lo skyline di Londra in mattoncini lego che ricopre tutta una parete.

E’ bello stare a guardare i bimbi, e non solo, alla Pick & Build Wall, un muro intero con decine di scomparti pieni di mattoncini per costruire e creare quello che ti pare. E infine una novità assoluta: una macchina al secondo piano del flagship store ti fa una foto e in pochi minuti riceverai le istruzioni e i mattoncini giusti per ricreare e completare il tuo ritratto. Non è fantastico?

La Sicilia che incanta. Museo Guttuso a Bagheria

C’è la Sicilia che incanta al museo Guttuso di Bagheria. Riaperto nel dicembre 2016, a più di 100 anni dalla sua nascita, qui Guttuso rivive con le sue creazioni, le sue donne dai colori accesi e i tacchi alti. Quella che infila una calza, l’altra che sosta sotto la doccia. Ardite, vere, spigolose e morbide, le donne di Guttuso che si muovono da una sala all’altra di Villa Cattolica.

Fuori, nello spazio esterno della villa, c’è l’Arca di Manzù con le spoglie del maestro che guarda il mare, marmi azzurri e piccole colombe ma lui, Guttuso, sembra essere ovunque: tra le opere di Topazia Alliata, con la quale faceva a gara nel dipingere lo stesso ponte e lo stesso treno da angolature diverse ad Altavilla Milicia, vicino Palermo, quelle di futuristi e artisti della Pop Art e di tanti altri che hanno segnato il 900 nella collezione al 1° piano.

 

Guttuso ti accompagna anche giù, al pian terreno, nell’area destinata alla fotografia di Scianna e Tornatore. Una Sicilia sapida e verace, autentica, che sa di salsa di pomodoro ad asciugare al sole nelle “maidde”, di ragazzini che giocano su una macchina abbandonata nel nulla, di altri col muso pigiato contro la vetrina di un negozio. E poi le foto delle sedie di Pintacuda, il braccio destro di Tornatore, l’amico che ispirò il personaggio di Alfredo in Nuovo Cinema Paradiso, quello che riusciva a vedere scorci siciliani “attraverso una sensibilità visiva che sfuggiva all’occhio di chiunque andasse in giro per le vie di Bagheria”. Una sedia appena fuori l’uscio di casa in Sicilia: solo una sedia o un mondo, antico e lontano, fatto di parole, sussurri, allusioni, sguardi…

Che appartiene a quel mondo lontano a villa Cattolica c’è tutta una sezione dedicata al carretto siciliano, quello che fino agli anni Trenta del 900 i contadini siciliani usavano quando ancora le strade non erano asfaltate e un carretto era uno dei pochi lussi da concedersi. Colorati e “sonanti”, con le storie dei Paladini di Francia sulle fiancate e i finimenti pieni di nastri, campanelle, pagliuzze dorate, pezzetti di specchio, i carretti siciliani sono in alcune sale dedicate ai fratelli Ducato, “artigiani di pregio”, così li definiva  Guttuso.

E poi ancora arte e cultura siciliana con l’Edicola di Guttuso e la sezione dello scultore Pellitteri nei corpi bassi attorno lo stabile centrale e la sala con centinaia di locandine di film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale donate da Filippo Lo Medico, anima di una storica sala cinematografica bagherese, prima “Littorio” durante il fascismo, poi “Vittoria” a fine guerra e infine “Cine teatro Nazionale”. Alcune delle locandine sono finite nel libro di Tornatore dedicato ai manifesti cinematografici, “Il collezionista di baci”, i baci più belli, quelli più lunghi, i più veri, il primo, l’ultimo. I baci del grande cinema.

All’ingresso di Villa Cattolica c’è una targa che ricorda il suo fondatore, Francesco Bonanno, Principe della Cattolica, che dispose alla sua morte la donazione di un tarì per 200 poveri della Kalsa a Palermo che avrebbero pregato per la sua anima. Villa Cattolica residenza dell’aristocrazia palermitana nel 700, lazzaretto e caserma nell’800, fabbrica di conserve e cosmetici e persino per la produzione di limoni sino al 1973, quando Guttuso donò le prime opere. Oggi Villa Cattolica torna bellissima. Una Sicilia che incanta.