Panelle e cazzilli. Ogni volta a Palermo

Una muffoletta o una mafalda, la pagnotta calda di pane bianco, quella col sesamo sopra, o come diciamo noi siciliani, la “ciciulena”. E dentro, bollenti e croccanti, crocchette e panelle. That’s it.

I cazzilli, o crocchette palermitane: solo patata lessa schiacciata e lavorata con olio, sale, pepe e prezzemolo. Goduriosi bocconcini a cui non aggiungi altro e che butti nell’olio bollente.

Le panelle, che nascono da una pastella vellutata di farina di ceci e acqua. Sale, pepe e prezzemolo anche in questo caso a far da compagnia e poi un po’ di pazienza perché il tutto riposi e diventi della giusta consistenza. Da quel tutto se ne ricavano le golose frittelline pronte a finire nell’olio bollente. C’è chi ci spruzza su un po’ di limone fresco di Sicilia.

A me la mafalda con panelle e crocchè piace bella piena con almeno tre panelle e tre crocchè e la mangio appena arrivata a Palermo, a piazza Marina, da ‘nni Franco u Vastiddaru. Una bottega di strada nata dall’esperienza di un siciliano, che oggi non c’è più e che per anni ha lavorato alla storica Antica Focacceria di San Francesco. Mi metto in fila insieme ai turisti e a tanta gente del posto che si ferma per un pasto veloce.

Poche parole, solo quelle necessarie, con chi prepara i panini dietro il banco, uno sguardo agli spicchi di limone nella ciotola con l’acqua fredda, un leggero no col capo di risposta e poi io, il mio panino coi cazzilli e le panelle sotto il ficus di Piazza Marina. Ogni volta a Palermo.

Sicilia che incanta. La Casa del Tè a Raddusa

La trovate a Raddusa, piccolo centro agricolo tra Catania e Enna, immersa nel silenzio di colline morbide e campi di grano. La Casa del Tè si distingue dalle altre abitazioni appena. Solo una piccola insegna incisa sul legno all’esterno. Dentro un luogo unico, solo una delle quattro case del tè in tutta Italia e l’unica con piantagione di tè annessa e un orto di 2.000 erbe e piante officinali.

Dietro la creazione di questo luogo quantomeno singolare c’è Salvatore Pellegrino, “Maestro del Tè”, consacrato in Giappone dopo decenni di studio e conoscenza. Una tradizione da pasticcere in famiglia, un’esperienza a Windsor per i reali e l’inizio di una passione grande per il tè che l’ha portato nel mondo a caccia di carichi per le più note compagnie di tè.

Nel frattempo imparava e collezionava: sì, perché a Raddusa oggi ci sono centinaia di tipi di tè e una collezione incredibile di tazze e manufatti dietro ognuna delle quali c’è una storia.

Con garbo e pazienza, Salvatore Pellegrino mi parla della tradizione cinese del tè, una tradizione millenaria e di come disciplinare e cerimonia del tè cambiassero ad ogni imperatore il cui sigillo era apposto sotto il coperchio della teiera. Mai chiedere di sollevare il coperchio al cerimoniere…avrebbe significato fargli notare di non conoscere la giusta poetica dell’epoca…

Mi fa vedere le sue tazze Yixing, quelle realizzate con l’argilla Zishayao che trattengono e assorbono l’aroma del tè. Quelle che, si dice, se usate, possono regalare una deliziosa tazza di tè senza aggiungere il tè.

Da Salvatore Pellegrino ci sono anche le tazze Raku, legate alla tradizione giapponese, lavorate a mano e cotte in fosse scavate nei boschi e, nella stanza dove viene celebrata la cerimonia del tè, c’è un bollitore che appartenne a una famiglia di samurai. I legnetti con cui viene alimentato durante la lunga cerimonia sono raccolti con cura da Salvatore Pellegrino e selezionati.

Ogni dettaglio ha un perché così come l’intera casa, costruita e arredata secondo i criteri del Feng Shui. “Anche gli oggetti trovano un posto diverso in casa a secondo del momento e mi capita di ritrovarmi teiere in camera da letto!”

Ad ogni equinozio la luce della luna filtra attraverso un lanternino creato appositamente nella stanza della cerimonia e illumina il bollitore.

Alla Casa del tè di Raddusa scopri che il tè in Birmania diventa pietanza, il Lahpet Thoke, e viene servito in un’antipastiera col sesamo e il peperoncino. Impari che tè unici e pregiati vengono essiccati nelle foglie di banano, altri conservati in brocche fatte con sabbia di fiume o pressati in cialde tra lastre di marmo, prezioso dono o dote di fidanzamento. Ammiri samovar cesellati mentre il tempo passa e scivola via e non te ne accorgi mentre insegui tradizioni e storie antiche di secoli intorno al mondo.

C’è poi la possibilità di degustare e comprare i tè prodotti nella piantagione di Raddusa, decotti e tisane che profumano di bergamotto, rosa moscata, fiordaliso e menta marocchina. Ci sono i profumi di Sicilia col suo mandarino tardivo, i fiori di sambuco, zenzero e fiori dell’Etna.

Salvatore Pellegrino ha scritto anche un libro, con Gianluigi Storto, Il té. Verità e bugie, pregi e difetti. Io vado a comprarlo.

Londra, Canary Wharf. Da Jamie’s Italian

Come a casa. Seduta al mio tavolo, da Jamie’s Italian a Canary Wharf, Londra, è così che mi sono sentita. Un’atmosfera allegra e conviviale in uno dei tanti ristoranti firmati Jamie Oliver sparsi per il globo. Eppure la sensazione di un posto unico. Forse perché il tempo dedicatomi dal personale è stato inversamente proporzionale a quello con cui poi mi è arrivato quanto ordinato. I piatti al Jamie’s Italian di Canary Wharf te li spiegano come lo farebbe mia nonna al pranzo della domenica. Piano piano, spiegandoti provenienza degli ingredienti e modalità di cottura, parlandoti con amore del cibo. Ho preso la stinco di maiale, su un letto di topinambur e una crema di patate e carotine novelle…deliziosa.

 

Mi hanno spiegato che si tratta della filosofia del brand Jamie Oliver. Ve lo ricordate il ragazzone inglese che dallo schermo della tv prepara piatti fantastici in poco tempo, raccogliendo verdure e ortaggi direttamente dall’orto? Ecco, l’idea è quella: prodotti freschi e stagionali, tante verdure, piatti golosi ma anche sani e bilanciati.

La pasta fresca al Jamie’s Italian te la fanno al momento. Puoi avvicinarti al tizio che srotola linguine e tagliatelle e sbirciare in cucina, a vista. Al banco degli aperitivi c’è il prosciutto tagliato al coltello, gnocchi di patate fritti e sfoglie di pecorino con una punta di marmellata. E poi soluzioni gluten free, menu bimbo “fully organic” ed alternative per vegani.

Attorno Canary Wharf. Acciaio, vetro e acqua. Grandiosi grattacieli che si riflettono sui canali dei vecchi docks che nel passato erano Canary Wharf. Depositi industriali e merci che oggi hanno lasciato il posto alle sedi di Credit Suisse, Barclays e Morgan Stanley, agli avveniristici palazzi di Reuters, Daily Mirror, The Telegraph e The Independent.

Vicino, The O2, l’arena. Una meringa bianca sul Tamigi che ospita eventi e artisti del calibro dei Rolling Stones, Adele, Lady Gaga. E poi Justin Bieber, Céline Dion, Madonna. E ancora Red Hot Chili Peppers, Rihanna e Bryan Adams.

La stazione della metro a Canary Wharf, sulla Jubilee Line, sembra una cattedrale sotterranea e poi centri commerciali, giardini sospesi, food track, eventi e iniziative. Tanto per dirne una si è appena concluso il festival Winter Lights con una trentina di installazioni a Canary Wharf. Arte e luce di designer e artisti che animavano al tramonto strade e piazze.

Da Jamie’s Italian, dalle vetrate lungo tutto il locale, come in un diner americano tra i grattacieli, puoi stare a guardare un flusso costante di gente che vive, lavora, si muove. Un’energia tangibile che tiene il tempo di Londra. Fuori. Dentro puoi goderti il tramonto che a Canary Wharf è speciale. Magari con un prosecco e una bruschetta. Come a casa.

 

London @Jamie’s Italian Canary Wharf

Like at home. That’s the way I felt sitting at Jamie’s Italian in Canary Wharf, London.  A cosy and friendly state of mind in one of the many restaurants by Jamie Oliver all around the world. But only after few minutes,  I realised it was a special one.

Maybe because of the time spent with me by staff and management, so friendly and attentive, or maybe simply because of the “feel good atmosphere”, but I felt completely relaxed and I had the peace of mind that any single gram of whatever dish would have got out from the kitchen would have been beloved by the Chef.

At Jamie’s Italian in Canary Wharf the staff talks to you about food like my granny would do on Sunday lunch. Slowly, giving you information about dish history, food provenance, characteristics and even nutritious values, we were so glad and impressed to see that much of love and passion for what they do!

I have chosen the Hunter Stew, with game birds and wintery goodies… simply delicious!

“That’s how we do at Jamie Oliver” – they told me. Do you remember the British guy who, from your Tv screen, prepares gourmet dishes in a few minutes picking seasonal vegetables straight from his garden? That’s it! Seasonal and fresh products, a lot of vegetables, tasty and yummy dishes, healthy and balanced as well.

I have also discovered that milk and kids menu are fully organic, and I could only think: Oh my god!

What really impressed me is the pasta! They have a pasta machine in the middle of the floor and the pasta Chef prepares fresh pasta on the spot. You can see how linguine and tagliatelle come alive! You can also peep into the open kitchen and see a full team of Chefs tossing pasta and chargrilling steaks! At the Antipasti counter, aged S. Daniele ham, pecorino served with chilli jam and other endless delicatessen. Gluten free and vegan options available too- happy days!

Canary Wharf is all around. Steel, glass and water. Great skyscrapers which image reflects on old docks canals. Warehouses are giving space to Credit Suisse, Barclays and Morgan Stanley headquarters. Reuters and Daily Mirror futuristic buildings are the cherry on the cake of this almost unreal scenario.

Just 2 tube stops away, the O2 Arena. A white meringue on the Thames which hosts artists like Rolling Stones, Adele, Lady Gaga. And Justin Bieber, Celine Dion, Madonna. And yet Red Hot Chilli Peppers, Rihanna and Bryan Adams…. the pumping heart of the world music scene is here!

Canary Wharf underground station, Jubilee Line, looks like a Cathedral in miniature. All around shopping centres, hanging gardens, food trucks, events. Just touched Winter Lights, with its thirty installations all across Canary Wharf.  Art and light by designers and artists to enjoy after the sunset.

At Jamie’s Italian, through the windows surrounding the building, like in an American diner among skyscrapers, you may stare to a never-ending flow of people who live, work, move. A tangible energy which flows through the air. They also have a really lovely terrace! From there you can enjoy the sunset, which is special in Canary Wharf. Perhaps with a bruschetta and a prosecco.

..Like at home.

La Valle dei Templi con Siciliando

Viaggiando si conosce gente nuova. Viaggiando si incontrano nuovi amici. E io, ieri, di amici nuovi, ne ho incontrato 34.988… 34.988 nuovi amici accomunati da una passione grande, la Sicilia.

La persona che è riuscito a mettere insieme ciascuno di questi 34.988 individui e permesso che condividessero passione e informazione è Vincenzo Perricone, il creatore di Siciliando, un’associazione culturale no profit che cresce inarrestabile sui social, artefice e promotrice di eventi che raccontano la Sicilia.

Parlo di 34.988 individui perché Siciliando è un racconto corale ma a me è parso di sentirci forte la voce di ciascun Siciliando: ieri, ad Agrigento, non c’erano tutti e 34.988 ma un nutrito gruppo che mi ha accolta e raccontato una Valle dei Templi nuova, attraverso lenti dai filtri e sfumature preziose, quelle di Siciliando.

I filtri della cooperazione e della professionalità, per esempio, perché ad accompagnarci, nel giardino della Kolymbethra, un miracolo di bellezza nel cuore della Valle dei Templi, c’erano preparate guide del Fai, il Fondo Ambiente Italiano che nel 2001 è riuscito a recuperare e a riconsegnarci un’area che nel 580 a.C. accoglieva una sontuosa piscina, un bacino idrico dove venivano convogliate le acque di un complesso sistema idraulico che serviva l’antica Akragas, ideato dall’architetto Feace. Grazie al Fai, dopo decenni di abbandono, il sistema idraulico è stato ripristinato ed è tornato il profumo di limoni e aranci che, insieme a gelsi, carrubbi e fichi d’india ne fanno un paradiso di macchia mediterranea.

Mirto e ginestra nell’aria, siamo arrivati sino al confine della Kolymbethra, tra le rovine del tempio di Vulcano, dove oggi, grazie al lavoro di squadra – ancora rete, ancora condivisione – con l’associazione Ferrovie Kaos, arrivano automotrici storiche con le quali, dalla stazione ferroviaria di Agrigento, si può raggiungere la Valle dei Templi.

Io, con le lenti colorate di Siciliando, non ho preso alcun treno. Ho preferito accomodarmi sulla terrazza di Villa Athena, affacciata sul tempio della Concordia dove erano in corso i preparativi per il gran finale della 72° edizione del Mandorlo in Fiore, il Festival Internazionale del Folklore. Un finale unico con tanti nuovi amici. Una, in particolare, Lucia Rizza, che mi ha aperto casa Siciliando. A te, Lucia, un grazie speciale.

Borough Market. Eat, discover, enjoy… Repeat!

Non riuscirete a resistere. Un concentrato di sapori, odori, colori che vi investiranno non appena avrete varcato l’ingresso del Borough Market a Londra, nel Southwark. Non riuscirete a resistere ed assaggerete cibi speciali, materie prime di alta qualità ad un prezzo da street food.

Al Borough il bello è proprio questo: passare da una bancarella all’altra e provare tutto quello che vi stuzzica. Troverete i piatti tipici della Gran Bretagna coi suoi sausage rolls, i pasticci di carne, le salsicce del Lincolnshire, le meat pies col ripieno di agnello e selvaggina.

A pochi metri profumi e sapori cambieranno e vi ritroverete in Thailandia o in India. Una paella? Meglio un lokum turco? O magari cookies e cupcakes americani? Non c’è problema: al Borough c’è. Il mondo fa a gara per avere una vetrina qui.

E poi banchi di frutta e verdura, pesce e formaggi irresistibili. Vi piace il profumo di pecorini e erborinati? Fate un salto da Neal’s Yard. Un giro al Borough significa scoprire ogni volta qualcosa di diverso: avete mai provato lo Scotch Egg? Io l’ho scoperto da poco da Scotchtails e me ne sono innamorata. Una golosa “matrioska”, una croccante polpetta di carne che dentro nasconde un uovo sodo con un cuore succulento e cremoso. Da accompagnare con chips di zucca rossa e un’insalatina tenera.

Non mangiate carne? Andate da Veggie Table. Propongono hamburger per vegani e vegetariani provati di persona: semplicemente deliziosi.

Il Borough è il regno di chi ama il buon cibo e ci si incontra per un tour gastronomico realizzato da chef e food blogger o magari per raccogliere fondi con una staffetta di beneficenza. Esiste persino un club degli amanti dei libri di cucina: ad ogni incontro se ne sceglie uno e ognuno propone una ricetta.

C’è chi ci va per comprare il pane caldo, chi per una mazzo di fiori freschi, chi per fare foto incredibili. Non vi ho ancora convinto? Il Borough è il set di tanti film che conosciamo bene. Proviamo? Harry Potter è passato spesso da qui e casa della pasticciona Bridget Jones sta proprio dietro l’angolo.

 

Cina. Cosa c’è nella scatolina?

Le scatoline che vedete nella foto contengono grilli. Si, proprio grilli, per i quali il popolo cinese ha una passione tanto forte da risalire almeno alla dinastia Tang, tra il settimo e decimo secolo. In Cina esiste un mondo  legato alla passione per i grilli: c’è persino un manuale, un testo del tredicesimo secolo che dice tutto, ma proprio tutto, su addomesticamento, alimentazione e persino eventuali malattie, stitichezza compresa.

I grilli, in Cina, sono per lo più da combattimento, 67 varietà, ricercati e preziosi in vista del campionato più importante che si tiene a ottobre. Nulla di cruento a quanto pare: l’animaletto sconfitto generalmente si fa da parte e il vincitore non infierisce. I cinesi fabbricano le bilance per grilli, per stabilirne il peso e quindi la categoria in cui combatteranno, e minuscole palette per servire il cibo o pulire gli escrementi.

E infine le scatoline della foto. Ho scoperto che ne esistono di pregiate, create con materiali preziosi, altre scavate in zucche minuscole, altre ancora per i grilli da compagnia, quelli che preferisco: scatoline in legno da portare con sé, con porticine e piccole finestre scorrevoli per ascoltare il canto dell’insetto.