Catania. Monastero dei Benedettini. Monaci o re?

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Monastero dei Benedettini, Catania
Il Chiostro di Ponente

Sembra dimora adatta a re e regine.

Centomila metri quadri nel momento di massimo fulgore e una rendita annuale di 31.000 onze, che oggi equivarrebbero a circa 15 milioni di euro.

Tappa prediletta del Grand Tour, accolse Garibaldi e tutto il suo seguito.

Non è una reggia, non è un castello. È un monastero. Il Monastero dei Benedettini di Catania, gioiello del tardo Barocco siciliano, complesso benedettino tra i più grandi e opulenti d’Europa.

Monastero dei Benedettini, Catania
Solo un dettaglio dei ricchi prospetti barocchi: due piani di finestre a balcone da cui innumerevoli figure grottesche sembrano fissarti

Forgiata dal fuoco, araba fenice dalle tante e diverse vite 

Deve il suo aspetto alla ricostruzione avvenuta dopo il terribile terremoto del 1693, ma ha una storia assai più antica. Fondato nel 1558, ha conosciuto il fuoco e il fragore dell’eruzione dell‘Etna del 1669: la lava, fuoriuscita dalle profonde fenditure del vulcano ne raggiunse le mura e lasciò la sua impronta indelebile, metro su metro.

Monastero dei Benedettini, Catania
Lo scalone trionfale. Chi arrivava doveva provare stupore, meraviglia, sentirsi intimorito, quasi inadeguato.

Meno di trenta anni dopo, il terremoto rase al suolo l’intera città e con essa gran parte della Sicilia orientale. Ma, così come accadde in altri luoghi che oggi sono vanto dell’intera isola, Catania è rinata dalle macerie, trasformandosi nel palcoscenico barocco che oggi il mondo intero le invidia.

All’interno del monastero, dei cinquanta monaci presenti prima del 1693, solo in tredici sopravvissero. Eppure, il Monastero di San Nicolò l’Arena si trasformò presto in uno degli esempi più fulgidi del Barocco, simbolo di prestigio e ricchezza.

Ora et labora è il motto dei monaci benedettini. “Fallo in grande” ne è, potremmo dire, l’estensione in uso qui, dove i rampolli delle più ricche e nobili famiglie siciliane si ritiravano, rinunciando a parte dell’eredità che sarebbe invece andata al primogenito e avrebbe rafforzato la famiglia stessa. Non rinunciavano però ad un tenore di vita molto alto, a ozio e piacere.

Monastero dei Benedettini, Catania
I magnifici giardini ricreati sul banco lavico del 1669

Si racconta che l’abate superiore del tempo fosse amico del principe Biscari con il quale nutriva una passione comune. Entrambi amavano scovare pezzi unici e di gran pregio: il principe per adornare il meraviglioso Palazzo Biscari di oltre 600 stanze nel cuore di Catania, l’abate per fare altrettanto nel monastero sulla collina di Montevergine.

Chi arrivava al suo cospetto, nell’odierna piazza Dante, doveva provare stupore, meraviglia, sentirsi intimoriti, quasi inadeguati.

Monastero dei Benedettini, Catania
L’antico refettorio, oggi aula magna di facoltà

Immaginate l’incredulità del visitatore al cospetto dell’austero portale d’ingresso neoclassico in contrasto con i ricchi prospetti barocchi, due piani di finestre a balcone da cui innumerevoli figure grottesche sembrano fissarti e con lo scalone trionfale, con rampe contrapposte che si ricongiungono in cima, interamente in marmo di Carrara.

All’interno, uno dopo l’altro, due chiostri, oasi di pace e bellezza, quello di Ponente, anch’esso interamente in marmo di Carrara, con ordinate colonne e una grande fontana centrale e quello di Levante con l’elegante tempietto rivestito in maiolica.

Caffeaus lo chiamavano, facendo proprio il termine inglese Coffee House, all’interno del quale, come la moda europea del momento imponeva, veniva servito the, cioccolata, caffè.

Monastero dei Benedettini, Catania
Tè, caffè o cioccolata al Caffeaos?

C’era poi la magnifica biblioteca  voluta dal Vaccarini, dal nome “Biblioteche Riunite Civica e Ursino Recupero”, all’interno della quale, probabilmente, parte di quei tesori di cui l’abate era appassionato sono ancora custoditi. Incunaboli, erbari, un sigillo in bronzo del 1196 raffigurante Sant’Agata, patrona di Catania, la Bibbia di Pietro Cavallini del 1200, undici anni per realizzarla, ogni pagina un capolavoro.

Monastero dei Benedettini, Catania
Le cucine del monastero. Agli angoli della sala le botole servivano per lo scarico delle acque, la ventilazione, il passaggio di merci e alimenti dal sottostante Ventre, la dispensa benedettina.

Infine i meravigliosi giardini, ricreati sul banco lavico eredità del 1669 e una chiesa annessa al complesso monastico, la chiesa di San Nicolò l’Arena, ideata come una piccola San Pietro siciliana, immensa e grandiosa, purtroppo incompiuta, dove ospitare il più grande organo d’Italia all’epoca: tre tastiere e quasi tremila canne, costruito da Donato del Piano in dodici anni, tanto affezionato alla sua opera da voler essere seppellito accanto.

E Vincenzo Bellini, proprio lì, vicino a quell’organo, ci trascorreva le sue giornate insieme al nonno Tobia, organista affermato nella Catania settecentesca.

Monastero dei Benedettini, Catania
Due delle stanze dell’ex appartamento dell’abate sono visitabili

Non solo monaci nei corridoi del monastero. Un microcosmo dentro la città

Infiniti e perfetti, i corridoi su cui si affacciavano le celle dei monaci correvano lungo il perimetro dei due chiostri. Novantasette in tutto le celle, appena una cinquantina i monaci che vivevano spazi enormi con novizi ed educandi.

Monastero dei Benedettini, Catania
Chi occupava le celle? E chi viveva a stretto contatto coi monaci?

C’era poi un gran via vai di gente che giornalmente gravitava all’interno del monastero: medici, notai, giardinieri, ospiti, addetti alle pulizie e infine cuochi, in numero e di pregio: dovevano garantire pranzi luculliani ed elevata qualità delle portate. Nelle grandi cucine piastrellate con vivaci ceramiche di Vietri si cucinavano pietanze degne di un re destinate al grande refettorio. 

E ben collegata alla cucina, la dispensa benedettina, il Ventre, un enorme spazio nelle viscere del monastero, figlio del banco lavico e cavità perfetta per i diversi usi a cui nel tempo è stato destinato.

Monastero dei Benedettini, Catania
Ricchezza e opulenza. Tutto doveva raccontarlo al visitatore

Mille vite, una storia antica che continua ad essere raccontata

Il Monastero dei Benedettini è oggi sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania. Nei corridoi dove ieri vivevano i monaci, oggi un gran numero di studenti anima aule e giardini.

E grazie all’associazione Officine Culturali, il Monastero continua a raccontare la sua storia con percorsi a tema e visite guidate.

Viene fuori così una storia assai più antica che ci porta all’antica acropoli della Katàne greca che pare sorse proprio in piazza Dante e a cui si sovrapposero cardi e decumani della Càtina romana.

Monastero dei Benedettini, Catania
Tracce di un passato antico, la Domus romana

Non è un caso quindi che, nel seminterrato cinquecentesco del monastero, dove oggi ci sono librerie e scrivanie e un’emeroteca, si possano ammirare due domus romane, da poco restaurate e parte di un percorso che svela secoli di storia. La sensazione è quella di sfogliare un libro dove ogni capitolo racconta un’epoca diversa. Come se, ad ogni pagina, pietra, lava, stucchi e ceramica, illuminassero un vissuto diverso, in una trama dai fili eterogenei ma in perfetto equilibrio.

Monastero dei Benedettini, Catania
Luoghi che rivivono e cambiano pelle, nel rispetto della storia che continuano a raccontare…

A disegnarne l’ordito finale è stato, a fine Novecento, l’architetto Giancarlo de Carlo, con un eccezionale progetto di recupero connotato dal rispetto e dalla conservazione dei diversi “capitoli”, adeguati a nuovi usi e finalità. Suo l’auditorium, il ponte manica “Aula Studio” nel corridoio tra i chiostri, la meravigliosa Sala Rossa, realizzata con il geometra Leonardi con un particolare sistema di volte rosse che tanto ricordano “a muntagna”, sua maestà l’Etna.

Monastero dei Benedettini, Catania
La Sala Rossa nelle viscere del Monastero

“Ci staresti sempre, al convento?» «Sì,» rispose egli. «È bello stare a San Nicola!…». I monaci infatti facevano l’arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso. In città, la cucina dei Benedettini era passata in proverbio; il timballo di maccheroni con la crosta di pasta frolla, le arancine di riso grosse ciascuna come un melone, le olive imbottite, i crespelli melati erano piatti che nessun altro cuoco sapeva lavorare; e pei gelati, per lo spumone, per la cassata gelata, i Padri avevano chiamato apposta da Napoli don Tino, il giovane del caffè di Benvenuto. Le cantine di San Nicola erano ben provvedute e meglio reputate, e se i monaci trincavano largamente, avevano ragione, perché il vino delle vigne del Cavaliere, di Bordonaro, della tenuta di San Basile, era capace di risuscitare i morti. Padre Currera, segnatamente, una delle più valenti forchette, si levava di tavola ogni giorno mezzo cotto, e quando tornava in camera, dimenando il pancione gravido, con gli occhietti lucenti dietro gli occhiali d’oro posati sul naso fiorito, dava altri baci al fiasco che teneva giorno e notte sotto il letto, al posto del pitale…”

Federico De Roberto ne “I Viceré”

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Abbiamo rischiato di non riuscire a visitare questo gioiello, ma nell’ultimo giorno di permanenza in quel di Catania siamo riusciti a prendere parte alla meravigliosa visita guidata! Oggi grazie al tuo articolo stiamo ripercorrendo virtualmente le sale, i cortili e i giardini di questo imponente Monastero! La Sala Rossa dona poi quel tocco in più che rende questo luogo davvero molto interessante!
    Come al solito complimenti per le parole e le immagini usate per raccontarci questo edificio!

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    1. dettabroad ha detto:

      Grazie mille ragazzi. La prossima volta in Sicilia si fa un giro insieme…che ne dite?

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  2. Opulento e magnifico. Non conoscevo questo complesso benedettino ed ora mi hai dato un motivo in più per visitare Catania. Adoro i pavimenti delle cucine 🙂
    Un luogo carico di bellezza e storia. Invidio gli studenti di Scienze Umanistiche

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    1. dettabroad ha detto:

      Pure io! Torna subito voglia di tornare sui libri!

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  3. Che bellezza! Non conoscevo questo tesoro di architettura e storia.

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    1. dettabroad ha detto:

      Felice di avertene “parlato”. Un abbraccio

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    2. Gloria ha detto:

      Proprio oggi ho fatto una visita guidata al complesso benedettino, grandioso, bello, come una reggia.
      Non ricordo però perché i monaci lo hanno lasciato?🤔

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      1. dettabroad ha detto:

        Penso, ma potrei sbagliare, che come gran parte delle proprietà ecclesiastiche sia stato ceduto dopo l’unità d’Italia allo Stato. L’estromissione dei Benedettini fu intorno al 1870. Grazie mille per il tuo commento ❤️

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