Salina, isole Eolie. La più verde delle sette

Salina, Pollara
La più verde delle sette.
Più piccola solo della vicina Lipari.
Su una superficie di appena 26 chilometri quadrati, ben tre comuni autonomi: Santa Marina, Malfa e Leni.
Meta prediletta di foodies e winelovers.
Preparatevi, oggi si sbarca a Salina, isole Eolie, Sicilia.
 
Salina
Blu Eolie
Bella, bellissima e dall’alto tanto di più
I Greci la chiamavano Didyme – gemella, doppia – per i due vulcani ormai spenti che ne rendono unica la morfologia: Monte dei Porri, la cui vetta raggiunge gli 860 metri e Monte Fossa delle Felci, alto 962, cima più alta dell’intero arcipelago. Entrambe dalla tipica forma conica, sono parte integrante della riserva naturale istituita nel 1984 e denominata <Le Montagne delle Felci e dei Porri>.
Una vera e propria <colata>, per restare in tema, di acacie, pini, olmi, lecci e cedri con un tappeto di lentisco, corbezzolo e felci.
Giù fino al mare cristallino vanno in scena alberi di fico, macchie di ginestra, oleandri e i due protagonisti assoluti dell’isola, cespugli forti e vigorosi di cappero e lunghi filari di vite letteralmente <aggrappati> ai terrazzamenti creati da mani caparbie.
 
Salina
Salina. I vigneti di Valdichiesa. Sullo sfondo le guglie del Santuario della Madonna del Terzito
 
Amanti del trekking? Approfittatene. Itinerari più o meno impegnativi coprono l’intera isola. Il percorso più noto è quello che parte da Valdichiesa, la vallata più bella di Salina, ricoperta di vigneti e caratterizzata dal Santuario della Madonna del Terzito e sale fin su, in cima al Monte Fossa delle Felci. Chi ci è stato sostiene che il paesaggio è straordinario: Filicudi e Alicudi a ovest, Lipari e Vulcano a sud, Panarea e Stromboli a nord-est.
Salina di fuoco e di vento
Verde sì, ma pur sempre di origine vulcanica, come le altre <sorelle> dell’arcipelago, Patrimonio Unesco dal 2000.
Basta osservare le pareti scoscese che sbucano dalla folta vegetazione e scivolano ripide verso il mare. Ocra, rosse, nere, marroni, hanno i colori del fuoco; a tratti levigate e tondeggianti, a tratti puntute e dall’aspetto quasi lunare, sono figlie del vento. 
 
Salina
A Punta Scario le pietre cantano la canzone del mare…
 
Perchè a Salina Eolo e Efesto giocano e combattono e lo fanno in maniera plateale. A Pollara hanno dato il meglio di sè generando, 13.000 anni fa, un enorme cratere, collassato e sommerso da acque cristalline e protetto da una scogliera che sembra non finire mai.
 
Salina
A Pollara le casupole dei pescatori sono roccia nella roccia
 
Immaginate un anfiteatro di pietra che cambia colore con la luce del sole: al tramonto, qui indimenticabile, si tinge di un rosso caldo, quasi vivo. Assumono lo stessa tonalità le casupole dei pescatori e il minuscolo approdo per le barche scavate nella pietra; la stessa pietra su cui sono stati disegnati scalini che riportano al piccolo borgo di Pollara, funambolo sul blu.
Salina
Pollara
 

Un poeta e un postino. Se il tramonto vuoi aspettarlo con loro, scegli uno dei locali di Pollara. il mio preferito è un piccolo bar con i tavolini su più terrazze, accanto i filari di vite. Chiedete le specialità della casa: capperi, pomodori secchi sott’olio, zucchine e melanzane con l’aceto. 

Il Postino. Molto più di un film
Davanti quel blu, a molti piace pensare che continuino ad incontrarsi un poeta e un postino. Il primo è Philippe Noiret, l’altro Massimo Troisi, interpreti dell’indimenticabile pellicola <Il Postino>, girata nel 1994. Sullo sfondo di una Salina che sa di terra e di mare, Pablo Neruda vive l’esilio e conosce Mario Ruoppolo, figlio di pescatori e disoccupato, a cui viene assegnato il compito di consegnare la posta al poeta cileno.
 
Salina
Pollara. Ogni sera, al tramonto, capita di incontrare un poeta e un postino…
 
La casa del poeta in cui Neruda balla con la moglie Matilde esiste ancora: una tipica casa eoliana affacciata sul mare e nascosta nella macchia mediterranea, con la terrazza, <u bagghiu> in tufo e le colonne <i pulera>, il tetto che un tempo raccoglieva l’acqua piovana, finestre piccole e muri spessi che trattengono il calore in inverno e mantengono la casa fresca in estate.
La spiaggia dove il postino registra per il poeta il “rumore delle onde” invece non c’è più, inghiottita e resa inagibile dagli agenti atmosferici. In compenso Massimo Troisi e Philippe Noiret chiacchierano inarrestabili di poesia, ritratti nel murales accanto la chiesa di Pollara. Insieme, aspettano il tramonto. Ogni sera.
 
 
Salina
Santuario della Madonna del Terzito. I due antichi vulcani gemelli oggi verdi colline
A Malfa le pietre cantano
Nel secolo scorso venivano prodotti ed esportati da Salina 10.000 ettolitri di Malvasia, il vino passito delle Eolie. Poi arrivò la fillossera che distrusse i vigneti e portò ad una massiccia emigrazione di massa, specie in Australia. Di quelle persone che emigrarono potete seguirne le tracce nel piccolo ma bellissimo Museo dell’Emigrazione a Malfa, uno dei tre comuni dell’isola, oggi caratterizzato da aziende come Caravaglio, Fenech e Virgona, che, insieme a Tasca d’Almerita e Hauner, per citarne le più note, hanno ricominciato a coltivare la malvasia bianca e contribuito a dare vita ad una meravigliosa Doc, la Malvasia delle Lipari.
 
Malfa resta un centro antico. Un centro antico con la sua piazza che alla sera si anima dei giochi dei bambini del posto, le botteghe coi prodotti tipici e un forno che sforna pane profumato.
Nasconde un tesoro, la spiaggia di Punta Scario. Per scoprirla occorre seguire un sentiero fatto di alti ma comodi scalini scavati nella roccia e <appesi> ad una falesia imponente. Sulla spiaggia solo un punto ristoro, il Maracaibo, perfetto perchè essenziale e perfettamente integrato nel paesaggio.
Stretta tra scogli e pareti di roccia, la spiaggia di Punta Scario suona e gorgheggia col mare. Sono le grosse pietre tonde e levigate dalla natura che vibrano seguendo l’acqua che va e viene. Provate ad ascoltarle, hanno infinite storie da raccontare.
Un faro, un lago e un’antica salina
Didyme è il nome datole dai Greci, Salina quello legato all’antica arte dei salinari che un tempo occupavano il lago salmastro di Lingua, separato dal mare da una sottile striscia di terra. Al suo interno ci sono i resti delle antiche vasche che risalgono al III secolo a.C.
Se sei fortunato puoi avvistare aironi, garzette e persino fenicotteri. Mal che vada basta sedersi tra il lago e il caratteristico faro e vedere passare traghetti, barche e catamarani nel canale tra Salina e Lipari, vicinissima.
 
Salina
Lingua. Il faro e l’antica salina
 
Lungo la costa, a Lingua, una serie di locali a pochi metri dalla spiaggia offrono il tipico pane cunzato alla eoliana maniera: pomodorini a “pennula“, dalla forma leggermente allungata, capperi, cucunci, i frutti della pianta del cappero, ricotta di Vulcano, origano. E poi ancora tonno affumicato, scorza d’arancia, finocchietto selvatico. Scegliete la combinazione che preferite e completate il pasto con una golosissima granita.
 
La più famosa e conosciuta è quella di Alfredo che la propone al limone, alla fragola, al caffè, pesca, arancia, gelsi, more, melone, anguria, cioccolato, pistacchio, nocciola e in tante, tantissime altre varianti sfiziose. Provate anche quella del vicino Gambero e scegliete quella al mango. I manghi sono coltivati nella proprietà poco distante; crescono al sole di Salina e sono dolcissimi.
 
Salina
Al Ravesi i viali profumano di lavanda e rosmarino e gli agapanthus ciondolano pigri su Panarea e Stromboli
 
Salina
Metti una sera la pasta fresca ripiena col gambero rosso al U Cucunciu di Malfa…
 
 
Salina
Malfa. Signum Hotel

<Qual è il senso della buona cucina?>. <Sostenere il territorio. Preservare la memoria di un luogo. E poi una regola sottende la storia straordinaria del buon cibo: mettersi comodi, dimenticare il tempo e con un buon bicchiere di vino iniziare l’esplorazione più elettrizzante che si possa desiderare> – Martina Caruso, chef Signum Stella Michelin

 
Se parliamo di granita e di cappero…
Se parliamo di granita e di cappero non possiamo che consigliare l’eccellente granita di ricotta proposta al Pa.Pe.Rò. al Glicine, località Rinella. Tre fratelli, Paola, Peppe e Rosanna, e un locale delizioso, tappa imperdibile per intenditori e golosi. La granita di ricotta qui la servono col cioccolato e miele, cannella e cannolo sbriciolato in cima e col cappero. Avete capito bene, polvere di cappero di Salina e cappero candito, una chicca che trovate sull’isola, creata e prodotta da due diverse aziende agricole, Sapori Eoliani a Pollara e Virgona, di cui abbiamo già parlato a proposito di Malvasia delle Lipari, a Malfa.
 
La granita del Pa.Pe.Rò. godetevela dopo un tuffo rigenerante a Rinella dalla forma a mezzaluna e un bagno di sole sulla sabbia nera e sottile. Fate caso alle balate, le grotte scavate nella roccia un tempo ricovero per le barche.
 
Salina
Hotel Ravesi, Malfa. Di sera Iddu, lo Stromboli, dà spettacolo e puoi vedere la sciara colare nel buio della notte.
Salina
Salina
Salina accoglie ogni anno il Doc Fest ideato da Giovanna Taviani  e il Mare Festival con il premio Troisi, madrina dell’evento Maria Grazia Cucinotta, indimenticabile interprete femminile del film cult Il Postino. 
Un dolce arrivederci
Rinella è il secondo porto e approdo dell’isola. Il primo è quello di Santa Marina Salina, grazioso borgo e <salotto> di Salina.
Botteghe d’arte, ristoranti, enoteche e boutique raffinate. Prima di riprendere il traghetto o l’aliscafo che vi riporterà a casa, passate da Roberta Rundo, titolare della Dolceria Rundo a Catania e della gastronomia Rundo a Salina. Il cappero candito lei ce lo mette sul cannolo riempito rigorosamente a vista.
Il vostro <arrivederci> a Salina sarà meno amaro.
 

9 commenti su “Salina, isole Eolie. La più verde delle sette

  1. Mi unisco ai complimenti, parole e foto che sono un’istigazione al tuffo! E mi piace pure la mazzata finale col cibo eh, la granita di ricotta m’incuriosisce tantissimo (ma solo voi potevate inventarla!) 😛 Il borgo di pescatori nella roccia è un sogno, che blu ragazzi, e che struggente malinconia quel film…

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  2. Ancora una volta con pennellate di parole hai dipinto un quadro che profuma di salsedine, che ha i colori turchesi delle acque più belle ed il caldo di un tramonto sul mare.
    Credimi, invidio la tua vacanza a Salina. Uno di quei posti in cui mi ritirerei per sempre.

    Piace a 1 persona

    • Grazie Simona, è bello ciò che scrive e mi riempie il cuore. Quanto a trasferirsi a Salina non nego di averci pensato, o meglio, di averlo sognato. Una vita più semplice, in cui mi ritroverei …

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  3. Pingback: Eolie. I doni di Salina: capperi e Malvasia – viaggimperfetti

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