Sicilia, Vittoria. Cantina Arianna Occhipinti. Perché da un’uva buona viene un vino buono

Vini Arianna Occhipinti

C’è un posto alla cantina Occhipinti dove la terra è a nudo.

Ne puoi vedere i differenti strati che, dalla superficie, scendono via via giù, in profondità.

Se la guardi, ti racconterà del tempo andato, di quando qui una nobildonna, Vittoria Colonna, volle fondare una città del vino e di come quel vino divenne Cerasuolo: <calaurisi e rrappato>, Nero d’Avola e Frappato insieme.

Se la guardi, quella terra ti sussurrerà del sole sfrontato che qui batte, del mare che qui arriva accompagnato dal vento e s’insinua tra le radici delle viti, della roccia che si sbriciola di cave, muretti e necropoli, di quella color miele che rende unica la Sicilia del Barocco.

Se la guardi, capirai che qui, alla cantina Occhipinti, della terra ci si mette in ascolto e la si rispetta. Da quella terra nascono i vini di Arianna Occhipinti.

Pochi giri di parole. Solo vino

Che alla cantina Occhipinti si parli chiaro, senza tanti giri di parole, lo capisci subito, appena arrivi. Il visitatore non ha un percorso privilegiato. Incontra gli operai al lavoro, si ritrova ad ascoltare cosa si pensa di fare col favino in quella parte di vigneto, ha modo di vedere come, sulle bottiglie, una per una, si coli la ceralacca a mano.

<Da un’uva buona viene un vino buono>, that’s it. Nessun pesticida, fungicida, erbicida, fertilizzante chimico o qualsiasi altra diavoleria. Sono favino e graminacee ad ossigenare e alimentare la vigna e l’uva si raccoglie a mano perché è tra i filari che si fa una prima selezione e solo i grappoli migliori arrivano in cantina.

Lieviti indigeni, bassissimo contenuto di solforosa e due ingredienti che non mancano mai: il rispetto del territorio – ogni zolla ha la sua storia – e la passione grande, quella che non ti lascia mai, per il vino.

Cantina Occhipinti
Cantina Occhipinti. Nella grande cucina ci sono sempre nuovi vini da provare, scoprire, sperimentare…

<Perché un vino deve sapere della terra da cui nasce> e nei vini Occhipinti persino le etichette sono schiette e dirette, ti raccontano la storia di ogni singolo acino e quanto sole si è bevuto. Senza tanti giri di parole.

Il segno tangibile ed indelebile del vino sull’indice, “l’unico tatuaggio che mi sono concessa”

Scelte ardite e coraggiose, specie sino a qualche anno fa, che qui sono state portate avanti con caparbietà e si sono rivelate vincenti.

Di Arianna Occhipinti ha parlato il New York Times definendola <Natural woman>; è una delle quattro donne del vino nel documentario <Senza trucco> di Giulia Graglia; nel 2013 esce per Fandango libri “Natural woman. La mia Sicilia, il mio vino, la mia passione“; i vini di Arianna Occhipinti sono oggi sinonimo di ricerca ed eccellenza in Italia e all’estero. Arianna Occhipinti è riuscita a realizzare vini superbi che raccontano la Sicilia in cui vengono realizzati.

Quante sfumature ci sono in un calice di Siccagno o di Grotte Alte? Tante, come quelle di una donna caparbia che ha deciso di fare il vino, di farlo con la gente del posto a cui appartiene, sporcandosi le mani.

In fondo alla galleria in cui ci sono le botti dei primi raccolti da un lato e quella <parete di terra> di cui si parlava al principio dall’altro, c’è in bella mostra una grande scaffalatura che arriva sino al tetto: ci sono bottiglie di vino prodotte in Sicilia, in Italia e nel mondo. Si rinnovano spesso perché, alla cantina Occhipinti, incontrarsi significa scoprire insieme il vino, anche prodotto da altri, e capirne sentori e profumi.

Anche nella grande e luminosa cucina della cantina ci sono diverse bottiglie, alcune aperte e altre no. Perché il vino è ricerca, passione, viaggio.

E cartine geografiche segnate di rosso, <un rosso mosto bello deciso>, che già anticipano il piacere della scoperta, il percorso della curiosità tra cantine e filari nel mondo.

Baglio Occhipinti. Tramonto a Fossa di Lupo
Baglio Occhipinti. Tramonto a Fossa di Lupo
In ascolto del territorio. Una storia di famiglia

La strada che attraversa i filari Occhipinti è la SP68. Una strada con una storia antica di tremila anni che collegava Gela a Kamarina e tracciava, ieri come oggi, il cammino del Cerasuolo di Vittoria. La Sp68 è anche il nome di uno dei vini Occhipinti nati a Fossa di Lupo prima e a Bastonaca, Pettineo e Bombolieri poi, dove oggi sorge la cantina Occhipinti.

I primi filari sono quelli di Fossa di Lupo però, dove oggi, il palmento del Settecento è tornato a raccontarsi grazie a Fausta Occhipinti, sorella di Arianna, architetto, come il papà Bruno. La sua storia rivive in quello che oggi è il Baglio Occhipinti, una tenuta vocata all’accoglienza dove pietra e geometrie degli spazi rispettano e accolgono la luce e ne narrano il passato antico.

<Ombelico> del baglio sono le originarie vasche per la pigiatura del vino. Sono rimaste cuore pulsante attorno cui l’intera struttura gravita, circondate da morbidi divani bianchi, un pianoforte a coda, vasi di fiori freschi e selvatici.

Baglio Occhipinti
Baglio Occhipinti. Qui la pietra ha una luce speciale

Anche qui si ascolta e si rispetta il territorio, con la sua storia e la sua natura.

Non è un caso che la parete <dove la terra è nuda> sia nata proprio da un’idea di Fausta e papà Bruno.

Baglio Occhipinti
Qui si ascolta e traduce il territorio

14 commenti su “Sicilia, Vittoria. Cantina Arianna Occhipinti. Perché da un’uva buona viene un vino buono

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