Borghi in Sicilia. Castelbuono. Non è un luogo comune

Castelbuono
Castelbuono non è un luogo comune
Castelbuono non è un luogo comune

La chiamano <castelbuonesità>  l’attaccamento a Castelbuono da parte di chi ci è nato. Patologia cronica ed altamente contagiosa, di <castelbuonesità> in realtà è affetto chiunque a Castelbuono ci vada.

Impossibile non innamorarsene.

Castelbuono, comune del Parco delle Madonie, offre siti storici e culturali di innegabile valore, vanta eccellenze locali e tradizioni antiche, regala una gastronomia indimenticabile.

Ma c’è qualcosa che rende speciale Castelbuono: la <castelbuonesità> sa tradursi in progettualità e in un nuovo storytelling del territorio.

Castello di Castelbuono. Non solo leggende ma fatti
Il Castello Ventimiglia a Castelbuono
Il Castello a Castelbuono è di tutti, è bene comune. Nel 1920, quando rischiò di andar perso, fu salvato dai castelbuonesi che fecero colletta e lo acquistarono…

Ampia prova di cittadinanza attiva a Castelbuono era stata già fornita cento anni fa, nel 1920, quando si fece colletta per acquistare l’antico castello. L’edificio simbolo dell’intero borgo era stato costruito dalla nobile stirpe dei Ventimiglia nel lontano 1316. Caduti in rovina i Ventimiglia, il sito non andò perso; divenne esempio concreto di identità e genius loci. Oggi è uno splendido museo, il Museo Civico di Castelbuono, che racchiude un tesoro inestimabile: la Cappella Palatina di Sant’Anna, resa unica dagli stucchi di Giacomo e Giuseppe Serpotta, le cui opere hanno impreziosito luoghi sacri a Palermo in particolare ( vi ricordate l’Oratorio di San Lorenzo e il Caravaggio trafugato?) e nella Sicilia tutta.

Le figure dei Serpotta, bianche, quasi candide, sembrano prendere vita dal fondo dorato: la drammaticità dei volti, la torsione dei corpi incantano e ammaliano. Insieme, fanno da cornice ad un ulteriore patrimonio, il Sacro Teschio di Sant’Anna, patrona amatissima. Leggenda vuole che sia stato murato insieme ad un cero acceso nella cattedrale di Apt dal vescovo Auspicio e che scavando dopo centinaia di anni lo si ritrovò con accanto il cero ancora acceso.

Oggi la reliquia è all’interno di un busto in argento che rappresenta la Santa commissionato da Isabella Moncada nel 1521 per grazia ricevuta. Quasi invisibile agli occhi del visitatore, solo una volta all’anno, dopo la Cerimonia della Consegna delle Chiavi che consente l’apertura del sacello in cui è custodito, il sacro busto viene mostrato e portato in processione.

Il Museo Civico. Dove l’arte si respira

Trasferito da Guglielmo Ventimiglia nel 1603 a Castelbuono, il Sacro Teschio di Sant’Anna sembra ancora <illuminare> Castelbuono indicando una nuova via per l’intero castello, oggi moderno polo museale.

Il Museo Civico al suo interno ospita tre sezioni distribuite su piani diversi affacciati sulla corte centrale e collegati da una scala quattrocentesca sul cui corrimano sono ancora evidenti i dati distintivi dei singoli pezzi.

C’è la sezione dedicata all’arte sacra con i gioielli dei Ventimiglia, ex voto e paramenti sacri (fermatevi ad ammirare il Paliotto tessuto con fili d’oro e raffinato corallo di Sciacca. Fu confezionato in onore di S.Anna dalla stessa Isabella Moncada affinché le facesse la grazia di un figlio); una sezione archeologica e una pinacoteca permanente di arte moderna e contemporanea.

Infine aree destinate a mostre e installazioni che si susseguono nel corso dell’anno e che rendono vitale questo luogo, occasione di riflessione e <casa> per artisti di tutto il mondo.

What’s on. Now in Castelbuono!

Due concerti internazionali che annualmente vengono organizzati qui (il Castelbuono Jazz Festival e l’Ypsigrock, dedicato al rock e tra i migliori <boutique festival> d’Europa), opere di street art tra i vicoli del borgo (cercate <Identità> di Riccardo Buonafede, narrazione dei luoghi a colpi di bomboletta spray e stencil), un giro podistico internazionale, concorsi di fotografia. Castelbuono non si ferma mai e guarda al futuro.

Stefania Cordone e la mostra Abbecedario fantastico da Putia Art Gallery
Stefania Cordone e la mostra Abbecedario fantastico da Putia Art Gallery

Se ci andate (certo che ci andate) fate una sosta da Putia Sicilian Creativity. <Putia> è un termine dialettale siciliano che indica la vecchia bottega di quartiere o di paese, quella dove si trovava un po’ di tutto, l’indispensabile e non solo. Da Putia Sicilian Creativity a Castelbuono c’è tutto quello che vi serve per capire cosa bolle in pentola nel panorama dell’artigianato siciliano: materiali e oggetti tipici declinati con un linguaggio contemporaneo. Sostenibilità, tradizione, innovazione, network sono alcune delle parole chiave per comprenderne la mission. Il punto vendita è affiancato dallo spazio Putia Art Gallery, laboratorio di idee, arte, cultura.

 La manna, una storia antica

Siete andati a vedere Identità di Riccardo Buonafede? Avete fatto caso agli elementi scelti per raccontare Castelbuono? C’è anche il Fraxinus Ornus, uno dei frassini da cui viene raccolta la manna miracolosa e non poteva che essere così d’altronde perché, tra le eccellenze che caratterizzano Castelbuono, la manna è forse tra le più antiche. Ricchezza di un tempo che fu, oggi prodotto di nicchia salvaguardato da frassinocoltori eroici e caparbi, promosso da un’amministrazione coraggiosa. Vi aspetto qui, su viaggimperfetti, per saperne di più.

La manna a Castelbuono, una storia antica
La manna a Castelbuono, una storia antica
A Castelbuono Cosima è una star, in servizio per l’ambiente

<Ha avuto modo di vedere Cosima in azione?>.

Sono in compagnia di Mario Cicero, Sindaco di Castelbuono e Cosima in realtà è un modo affettuoso di chiamare i quasi 70 esemplari di asino ragusano che da diversi anni aiutano attivamente con la raccolta differenziata porta a porta. Un’idea smart che promuove la sostenibilità ambientale e il recupero di antiche tradizioni. 

<E’ un progetto di cui andiamo orgogliosi. Un progetto di gestione integrata dei rifiuti che sostituisce il trasporto gommato su circa metà del centro abitato di Castelbuono>.

Gli asini riescono a raggiungere i vicoli più piccoli del borgo, non emettono gas nocivi, hanno costi inferiori di manutenzione. <E sono bellissimi, una razza, la Ragusana, pregiata e tutta siciliana che rischia di scomparire>. A condurre gli asini ogni mattina per le vie di Castelbuono operatori guida  che provengono da situazioni di particolare disagio sociale.

Il Paliotto: corallo e oro per una preghiera
Il Paliotto: corallo e oro per una preghiera

<Castelbuono ha tradizioni antichissime di cui siamo molto fieri. Quello che proviamo a fare è tutelare il patrimonio che ci è stato affidato attraverso linguaggi nuovi. Intercettiamo l’attenzione del nostro pubblico valorizzando il lavoro di squadra messo in atto dalle associazione che lavorano sul territorio. Ha avuto modo di sfogliare la nuova City Guide? In fondo facciamo una cosa molto semplice: raccontiamo la nostra terra promuovendo ciò che siamo e ci rende speciali>.

Buone pratiche, attenzione per l’ambiente, creatività.

<Di sfide ce ne sono sempre. E di progetti nuovi anche. Oggi più che mai. Andiamo avanti in questo periodo terribile nel pieno rispetto delle normative anti-Covid. L’estate appena trascorsa ha visto Castelbuono bella e vitale grazie ad iniziative adeguate al momento storico. Stessa bellezza, regole diverse>.

Dall'alto del Castello oltrepassate con lo sguardo l'Arco, raggiungete la Matrice Vecchia e oltre, quella Nuova. Alle spalle, le Madonie...
Dall’alto del Castello oltrepassate con lo sguardo l’Arco, raggiungete la Matrice Vecchia e subito dopo, quella Nuova. Oltre, le Madonie…
Di Cosi Chini e Testa di Turco

Guardatevi attorno: Castelbuono è green e non solo per le politiche ambientali adottate ma perché letteralmente circondata dal verde del Parco delle Madonie. Nei suoi boschi crescono un’incredibile varietà di funghi che abbondano in autunno e ricompaiono in primavera come i rari <basilischi>.

La ricotta, fresca e salata, il <tumazzo>, le caciotte e la <tuma persa> sono sulle tavole dei migliori ristoranti insieme a olio, miele e marmellate qui prodotti.

I Cosi Chini di Tumminello
I Cosi Chini di Tumminello

Non dimenticate di assaggiare i Cosi Chini, biscotti a forma di fiore ricoperti di glassa bianca e confettini di zucchero, i <diavolicchi>, ripieni di fichi o in alternativa rotondi, con zucchero a velo sopra e ripieno di zuccata.

A Castelbuono fanno poi un dolce leccornioso, la Testa di Turco, sottili strati di pasta fritta addolciti da crema di latte e profumati da cannella e limone che ricordano la cacciata degli Arabi e la vittoria dei Normanni.

I ristoranti provati e consigliati da Viaggimperfetti:

 – Hostaria Nangalarruni;

 – Ristorante Palazzaccio;

 – Ristorante La Lanterna.

Raccomandata la degustazione di prodotti dell’agriturismo Bergi, con due punti vendita in centro di cui uno anche spazio museo con gli arnesi tradizionali dell’agricoltura locale.

Venere Ciprea o Quattru Cannola?
Venere Ciprea o Quattru Cannola?
 Ma non finisce qui…

La gente del posto sostiene che se a Castelbuono non hai visto  il Castello e la Matrice Vecchia non hai visto niente. E ha ragione perché perdere la Chiesa di SS Maria Assunta, ossia la Matrice Vecchia sarebbe un vero peccato. Costruita intorno al 1362 per volere di Francesco II Ventimiglia custodisce il Polittico dell’Assunzione attribuito prima ad Antonello De Saliba, nipote di Antonello da Messina e successivamente a Pietro Ruzzolone. Innamoratevi degli affreschi  medievali e rinascimentali già visibili dalla facciata esterna, seguitene la storia sin dentro la Cripta: sarà meraviglia e stupore.

Ci sono poi la Matrice Nuova (non fermatevi, raggiungete l’altare. Ci saranno nuovi stucchi del Serpotta a sorprendervi!), il Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo col suo patrimonio di informazioni sulle Madonie custodito all’interno dell’ex Convento di San Francesco, l’organo del 1547, il più antico in Sicilia e il quinto in Europa, il Mausoleo dei Ventimiglia, bonariamente battezzato <cappello di S.Antonio>.

E poi la fontana Venere Ciprea lungo il corso principale, meglio nota come <Quattru Cannola> con Venere e Cupido e Andromeda inginocchiata in cima. Infine il museo dedicato al Risorgimento e la Torre dell’Orologio, con l’orologio meccanico del 1885 della ditta Isidoro Sommaruga che batte il tempo a Castelbuono su Piazza Margherita.

La Torre dell'Orologio batte il tempo su Piazza Margherita
La Torre dell’Orologio batte il tempo su Piazza Margherita
 Il panettone è solo l’inizio. Solo primi posti a Castelbuono

Che il panettone venisse prodotto in Sicilia era già strano, che diventasse uno dei migliori e tra i più premiati in tutta Italia ha dell’incredibile.

E’ successo a Castelbuono dove Fiasconaro è diventato brand di successo e sinonimo di qualità, tradizione (tra gli ingredienti la manna, gli agrumi, la frutta secca, il miele) e innovazione.

Una storia iniziata nel 1953 quando ancora il gelato si faceva con la neve, un viaggio tra creme, croccanti e torroni.

Altrettanto buono e da non perdere è il panettone di Sferruzza, altra eccellenza del territorio.  Una storia di coraggio che inizia con un periodo a cercare fortuna in America e finisce a Castelbuono dove gli Sferruzza la fortuna la trovano davvero tra cannoli, ciambelle, brighelle e cartocci alla ricotta.

Se siete invece amanti di gelati, sorbetti e granite l’indirizzo da segnare è Naselli, in piazza Margherita, giusto dirimpetto a Fiasconaro. Nessun colorante, conservante o aroma artificiale, solo zuccheri naturali siciliani, senza grassi idrogenati. Una ricerca continua e la capacità di rinnovarsi sempre. Avete mai sentito parlare del Grano Nero delle Madonie? Il limone e l’arancia qui sono quelli di Finale di Pollina, il mandarino è di Lascari. E le amarene, le fragole, i fichi, i gelsi e l’uva? Mica solo pistacchi di Bronte! Provate il gelato al Tiramisù, vero banco di prova per comprendere genuinità e ricerca a casa Naselli e chiedete dei prodotti 100 % Sicilia, una selezione di prodotti made in Sicily al 100% a partire dal miele d’ape nera e dalla manna al posto dello zucchero.

Infine il biscotto, quello che ci fa felici, perché sa di inzuppo, di colazioni e merende allegre. A Castelbuono forni e biscottifici sono un’istituzione, quello provato e consigliato è Tumminello.

Qui i biscotti sono tradizione, ricerca, rispetto delle materie prime. Provate ad entrare nel forno con i suoi quasi 50 anni di storia e provate i biscotti Tumminello. Se riuscite a resistere e a non mangiarli tutti, potete metterli in valigia!

 Castelbuono. Ancora bellezza

Esiste un mondo incantato che circonda Castelbuono. E’ quello degli agrifogli giganti di Piano Pomo, delle roverelle e degli aceri centenari. Conoscerli e raccontarli sarà un privilegio. Ma questa è un’altra storia…

Articolo realizzato in collaborazione con il Comune di Castelbuono che ci ha accolto e guidato. Un grazie speciale a Rossella, <bussola> del nostro girovagare a Castelbuono, miniera colta e inesauribile di informazioni, esempio di castelbuonese affetto da castelbuonesità!

6 commenti su “Borghi in Sicilia. Castelbuono. Non è un luogo comune

  1. Sono stato nelle Madonie anni fa, a Gangi e Petralia Soprana, ma non mi ricordo di Castelbuono!
    Che spettacolo la Cappella Palatina: mi piace tantissimo!
    Brava che ci porti a conoscere luoghi autentici e fuori dalle rotte 😉

    Piace a 1 persona

    • Grazie Pietro. Sai che io invece Gangi non la conosco affatto? Hai scritto qualcosa a proposito? Non mi dispiacerebbe farci un salto non appena le acque si saranno calmate…

      "Mi piace"

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