Racconto Sicilia. Dove comanda il vulcano

Piedimonte Etneo
Piedimonte Etneo

Paesaggi lunari, vigneti che avanzano sulla pietra lavica, un fiume che scava canyons e gole, borghi barocchi.

E’ l’area attorno l’Etna, “a muntagna” per i siciliani, una miniera di scoperte e sapori per il viaggiatore.

All’ombra del vulcano

Il vulcano attivo più alto d’Europa, con una quota massima in continua evoluzione che si aggira attorno ai 3340 metri. Uno dei vulcani più sorvegliati al mondo, luogo di boati, fumi ed eruzioni. Quando qualcosa accade, una fitta coltre di cenere nera come la pece ricopre per chilometri strade e centri abitati, mandando in tilt decolli e atterraggi nel vicino aeroporto di Catania Fontanarossa.

Un servizio di funivia che consente di arrivare sino a quota 2.500 metri e guide autorizzate che accompagnano il visitatore fin su, ai crateri sommitali.

Un paesaggio che cambia costantemente ad ogni nuova eruzione e che, a tratti disabitato e incontaminato, caratterizzato da distese di roccia lavica che assumono le forme più bizzarre, si trasforma in fitti boschi e pinete.

Poco più giù lo scenario cambia ancora, lì dove la Mareneve si acciambella sui fianchi del vulcano, abbracciandolo. E’ l’anello che attraversa il Parco dell’Etna e collega i comuni che si distribuiscono sulle sue pendici, tutti da scoprire, ciascuno caratterizzato da prodotti tipici e connotati da un passato ricco d’arte e di storia.

Il nostro viaggio comincia da qui, tra oliveti, castagneti e vigneti. Saranno i sapori a condurci: un percorso in sette tappe alla scoperta di un territorio che continua a stupire e cresce, di anno in anno, in qualità e livello di accoglienza per il visitatore.

Tutti pazzi per i vini dell’Etna

<Chi è capace di degustare non si limita a bere del buon vino, ma assapora segreti> – Salvador Dalì.

Avete mai provato un Etna Doc?
Avete mai provato un Etna Doc?

Di segreti in realtà ce ne son pochi perché, negli ultimi anni, di uve che crescono qui e soprattutto di vini che qui prendono vita, si è parlato e si continua a parlar tanto. <Etnashire> l’hanno chiamata, scimmiottando il soprannome che inglesi innamorati della Toscana hanno in passato dato al Chianti facendolo diventare <Chiantishire>.

Graci. Vini dell'Etna
Graci. Vini dell’Etna

Una zona vocata al vino e consigliata dal Forbes ai suoi lettori per un soggiorno ispirato a questo nettare. Qui si coltivano uve rosse come il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio, e bianche come la Carricante, la Catarratto e la Minella Bianca.

Uve che, sapientemente seguite, danno vita a vini che godono della Denominazione d’Origine Controllata.

Nella sezione di viaggimperfetti dedicata al mondo del vino, tante volte si è parlato della cantine vinicole che, in questo territorio, costituiscono un’eccellenza.

Da vino da mescita, il vino dell’Etna si è trasformato in un prodotto ricercato e di alta qualità grazie a viticoltori e pionieri che qui hanno investito e creato etichette eccezionali seguiti, nel tempo, dai grandi big del vino in Sicilia.

Viti che sfidano terreni ricoperti dalla lava durante le eruzioni lungo i secoli, alberelli centenari unici superstiti della terribile fillossera di inizio Novecento, blend sorprendenti riconosciuti ormai come indissolubilmente legati al territorio.

Tra le cantine visitate da viaggimperfetti:

Fessina, dove si produce ancora in purezza il Nerello Cappuccio e la grande bottaia scavata nella pietra lavica custodisce segreti antichi.

Planeta, con vigneti a più livelli e dove il vino incontra l’arte e il teatro con il festival Sciaranuova che si rinnova ad ogni estate.

Firriato, dove è possibile anche soggiornare e svegliarsi circondati dai filari.

Tra le tante cantine presenti, i vini provati e goduti che hanno allietato serate speciali con chi amo e momenti di perfetta solitudine: Benanti, Cottanera, Theresa Eccher, Graci, Frank Cornellisen, Tenuta delle Terre Nere.

Una buona selezione da portare a casa la trovate da Il Buongustaio dell’Etna a Randazzo, dove, mentre scegliete i vostri vini, potrete farvi un panino con le delizie del Parco dell’Etna.

Un piccolo consiglio: procedete lentamente nel tratto che va da Linguaglossa a Passopisciaro passando per Solicchiata e Rovitello godendo di ogni metro e imprimendo fotogrammi di incredibile bellezza nella vostra memoria.

Un pastificio artigianale nella Valle dell’Alcantara. Il segreto è l’acqua

Grani siciliani per le linguine, i paccheri, i maccheroni e gli spaghetti trafilati al bronzo a lenta essiccazione che produce il pastificio artigianale Piazza – Delizie dell’Alcantara a Mojo Alcantara.

Il segreto che rende uniche penne e caserecce è l’acqua del Parco Fluviale della Valle dell’Alcantara che qui sgorga copiosa e che ha reso possibile il Marchio di Qualità Natura Parco e l’inserimento del pastificio nella Carta di Qualità del parco fluviale.

Le famose Gole dell’Alcantara, i canyon basaltici nati dall’incontro tra le lave roventi e le gelide acque del fiume, sono ad un passo.

Se preferite un percorso più semplice e da fare in tutte le stagioni, arrivate sino a Gravà, vicino Francavilla, per scoprire le Gurne dell’Alcantara, laghetti scavati dal fiume nel basalto dell’Etna  che si inanellano uno dopo l’altro circondati da pioppi, roverelle, fichi d’india e oleandri.

La pasta Piazza la trovate nei differenti formati presso le botteghe e i rivenditori in paese. Fatene scorta. Non è così facile da reperire.

Ancora un consiglio: a Mojo Alcantara arrivateci da Passopisciaro. Supererete i vigneti di Cottanera, Graci, Al-cantara e sulla vostra destra apparirà il <vulcanello>, il cono vulcanico di Monte Mojo, dalla perfetta forma tronco conica, alto circa 700 metri e ormai spento. Sulla sinistra invece c’è un abbeveratoio, un luogo perfetto per fare una sosta circondati da un paesaggio mozzafiato.

Fermatevi all'abbeveratoio!
Fermatevi all’abbeveratoio!

Siete mai andati a fare minestra?

Avete voglia invece di un piatto di pasta fresca? Allora fate un salto nella vicina Randazzo, gioiello scampato a tutte le eruzioni e sede del palio medievale estivo, quando vicoli e piazze si animano con cortei di dame e cavalieri, saltimbanchi e regine.

In piazza San Giorgio fermatevi alla trattoria San Giorgio e il Drago e gustate un piatto di tonnacchioli alle erbe dell’Etna secondo stagione. In autunno cicoria e <caliceddi> più amari mischiati a <senapi> più dolci. In questo periodo dell’anno la gente del posto va a fare <minestra> raccogliendo le deliziose erbe selvatiche, copiose su banchi di frutta e verdura insieme al cavolo “trunzo”, un cavolo rapa tutto siculo, presidio slow food.

U zuzzu. E non è una parolaccia

Lo trovate nelle migliori macellerie dei paesi etnei e nel catanese. E’ lo <zuzzu>, carne di suino e bovino in gelatina e più precisamente, testina, orecchie, muscoli e parti cartilaginee che vengono lavate e lessate per ore. Si aggiunge sale, pepe, succo di limone e il brodo filtrato. Poi si aspetta che il tutto diventi gelatina. Fresco e delizioso…provare per credere. Quello dei Fratelli Cerra a Piedimonte Etneo è il mio preferito.

Lo zuzzu
Lo zuzzu

La salsiccia al ceppo. Qui la fretta è bandita

Carne di maiale, sale, pepe, semi di finocchio. That’s it. Questi gli ingredienti della salsiccia che troverete da queste parti, quella originale almeno. C’è chi ama mangiarla anche con formaggio, pomodoro e altre spezie.

Fatevela preparare al momento <al ceppo>, vale a dire tagliata lentamente al coltello e condita su un grosso ceppo di legno e solo successivamente inserita nel budello a cui si dà la tipica forma col filo apposito.

La salsiccia al ceppo provatela a Linguaglossa da Emanuele in via Roma 104. Non vi limiterete a comprare un buon prodotto, farete<esperienza> di una tipicità locale.

Dopo lo shopping, restate in macelleria, stavolta quella dei Pennisi, in via Umberto 11, dove un sapiente restyling ha dato vita ad un luogo perfetto per godere a tavola delle bontà locali. Sul menu le polpettine di agnello in rete di maiale, il fegato con la cipolla in agrodolce, il burger di maialino nero dei Nebrodi. Accanto i tavoli e le cucine, il bancone carni e quello dedicato a salumi e formaggi: una festa per gli amanti di tuma, primosale, pecorino, pepato, ricotta infornata…

Un consiglio anche qui. Visitate Linguaglossa dopo una sosta alla Pro Loco che ospita un museo etnografico con esemplari di flora e fauna dell’Etna, una sezione dedicata agli antichi mestieri e una mineralogica.

Ciò che rende imperdibile la Pro Loco di Linguaglossa è il suo presidente, Franco Maugeri, e tutti coloro che partecipano attivamente alla realizzazione di eventi e promozione del territorio. E’ stato proprio Franco Maugeri ad accompagnarmi alla scoperta della salsiccia al ceppo, a parlarmi del Palio delle Botti (tutte decorate, ciascuna diversa e unica) che si tiene a Linguaglossa in occasione della Festa di San Martino e a invitarmi a festeggiare il Natale insieme con un Babbo Natale di eccezione…secondo voi chi ne vestirà i panni?

Franco Maugeri, Presidente della Pro Loco Linguaglossa
Franco Maugeri, Presidente della Pro Loco Linguaglossa. Tutto pronto per il Natale?

Altri eventi che valgono una tappa a Linguaglossa: la Maratona 0-3000 a giugno, l’Etna Trail a settembre, il Trinacria Bike Trail a ottobre.

E se vi piace la street art seguite i percorsi ideati da IntrArt Cultura Aetnae. Sarà un modo diverso di scoprire questo pezzo di Sicilia. La mappa la trovate alla Pro Loco.

Fall Winter. Qui è tempo di molitura

L’olio extravergine d’oliva DOP Monte Etna è ottenuto dalla varietà Nocellara etnea per almeno il 65% e da altre varietà presenti nella zona (Moresca, Brandofino, Biancolilla, etc.). La sua produzione ricade in un territorio compreso tra i cento e i mille metri sul livello del mare ed è promosso e tutelato da un consorzio attivo dal 2007.

Queste le caratteristiche. La parte più divertente? Il momento della raccolta fatta direttamente dalla pianta con pettinatura delle chiome a mano o con l’ausilio di macchinari e la presenza a terra di reti che evitano che le olive appena raccolte possano confondersi con quelle cadute in precedenza. Step successivo il frantoio dove si ricava un nettare dal colore giallo oro con riflessi verdi, un odore fruttato leggero, un sapore fruttato con leggera sensazione di amaro e piccante.

Tempo di raccolta e di molitura
Tempo di raccolta e di molitura

Il modo migliore per capire di che prodotto d’eccellenza stiamo parlando? Fermatevi in uno dei panifici dove ancora il pane è cotto a legna e comprate una bella pagnotta. Sarà perfetta con olio, sale e pepe, origano se vi piace. Location azzeccatissima per l’assaggio  l’abbeveratoio di cui vi parlavo appena poche righe sopra.

Chiusura in dolcezza

Un biscottino ci sta, che dite? Assaggiate i <mustaccioli>, biscotti tipici preparati con nocciole, miele, scorza d’arancia e farina. Varianti ce ne sono tante con mandorle, pistacchi e persino vino cotto. Il miele è quello prodotto a Zafferana Etnea, sul versante orientale del vulcano. I pistacchi, neanche a dirlo, quelli di Bronte dove è da vedere l’abbazia di Santa Maria di Maniace, meglio nota come Ducea di Nelson che la ebbe in dono nel 1799 da re Ferdinando I delle Due Sicilie.

Poco distante Maletto, località celebre per la sua fragola, pregiata e assai rara e io non posso fare a meno di pensare alla primavera e a una golosa granita di fragole. Una delle tante leggende vuole che i siciliani l’abbiano inventata mischiando la frutta con la neve dell’Etna. Tutto torna…

Linguaglossa. Appuntamento con la primavera
Linguaglossa. Appuntamento con la primavera

13 commenti su “Racconto Sicilia. Dove comanda il vulcano

  1. Quanti indirizzi da inserire in agenda! Un tour interessante da seguire passo dopo passo. E già non vediamo l’ora di tornare in terra sicula 😉

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  2. Questo tuo post mi ha davvero incuriosito nel fare una visita in Sicilia. La mia prossima visita in Italia deve includere un vertice del cratere vulcanico attivo. Posso rinunciare a visitare le stazioni della metropolitana, ma non Volcano. Possiamo discuterne tramite e-mail, se tu dai l’autorizzazione?

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