Rabat e Mdina. Cosa vedere e come riuscirci in poche ore. Ma davvero?

E’ questo che volete sapere? Desiderate un itinerario infallibile costellato da informazioni precise con relativi tempi e orari di chiusura e apertura? Cambiate blog. Qui non lo troverete, almeno per il momento. Perché nella zona centrale di Malta di cui mi sono innamorata, ritornerò certamente approfittando ogni volta degli innumerevoli tesori che custodisce, ma stavolta ho scelto di prendermela comoda e lasciare che questa parte dell’isola si presenti e mi parli, con calma.

Rabat e Mdina. Come farci amicizia

Ci potete andare con uno dei tanti tour a disposizione o in autonomia. Di solito il giro si concentra sulla vicina Mdina, la città silenziosa, l’antico sito medievale cinto da mura volute dagli arabi e costruito su un’altura da cui il paesaggio sull’isola e sul mare è mozzafiato. Qui la nobiltà maltese ci andava a far villeggiatura e i palazzi sulla via principale e su quelle secondarie sono splendidi. A Mdina può capitare di raggiungere la cattedrale di San Paolo superando angoli e giardini che tante volte ti raccontano una certa Toscana ed assistere ad un matrimonio che in un batter di ciglia ti trasporta sulle piazze assolate  di Sicilia, coi palazzi color miele e i maestosi portoni. Ci si può perdere tra i vicoli di quella che non esisteresti a chiamare medina certo di trovarti in una città del Maghreb. E sentir dei passi aspettandoti un portatore d’acqua o un incantatore di serpenti ritrovandoti faccia a faccia con un cavaliere di Malta che solleva lo sguardo e saluta un’amica affacciata ad una gallarjia, il tipico balcone verandato maltese.

In tanti vi diranno che Mdina è piccola, e lo è. Basta un’ora o due, ed è vero. Ma dipende da voi e da cosa cercate.

Io le ho dedicato la parte finale della mia giornata, quando i gruppi più numerosi l’avevano già lasciata e l’appellativo di silenziosa l’ho compreso appieno. Un silenzio che mi ha accompagnata quando ho salutato Mdina e, a piedi, ho raggiunto la vicina Rabat, appena fuori le mura dove ho scelto di passare la notte.

Una notte a Rabat. Come vivere un sogno dolcissimo

Dimenticate la frenesia di Sliema o Valletta. Qui a Rabat, che la leggenda vuole sia stata rifugio per San Paolo dopo il naufragio a Malta, l’atmosfera è informale e rilassata. La gente del posto ne vive i bar, le piazze, le chiese e al tramonto tutto rallenta e invita ad assaporare un calice di Girgentina, il vitigno autoctona dell’isola, e il gbejniet, il formaggio preparato con latte di pecora. Magari un pezzetto insaporito col pepe e un altro un po’ più stagionato.

Di locali eleganti e molto suggestivi ce ne sono tanti. Io mi fermo al Ta’Doni, un piccolo bistrot con le tende blu, i cui due ingressi abbracciano la minuscola bottega di un ciabattino. Continuo a bere il mio Girgentina sbocconcellando un’oliva, un pomodoro secco, un cappero. Non resisto e assaggio il coniglio di mio marito. E’ delizioso, la carne tenera, il sugo corposo e saporito. Ancora una volta Malta mi stupisce, il suo essere un allegro guazzabuglio di bellezza e cultura mi incanta e per un attimo torno in Provenza a Bonnieux, al Fournil.

Quaint hotel. Un indirizzo da tenere caro

I vicoli di Rabat con le porte e le finestre colorate mi riservano ancora una sorpresa: è il Quaint, l’hotel boutique che abbiamo scelto per passare la notte a Rabat.

In quello che una volta era un cinema, al cuore di Rabat, a pochi passi da Mdina da un lato e dalla Grotta di San Paolo dall’altro, ho trovato un boutique hotel di appena una decina di stanze. Tutte in urban style, minimaliste, con sprazzi di colore improvvisi. Una gamma di grigi accesi ora dal giallo, poi dall’arancio, infine dal rosso. Arredi ultra moderni, un vecchio e grande proiettore nella hall e un’intera parete di foto in bianco e nero di Malta e della vecchia sala cinematografica. Un servizio di reception sino al primo pomeriggio con un sistema di check in self service e un numero da contattare se serve. Infine, la parte che ho amato di più: la terrazza sui tetti di Rabat che mi ha regalato un tramonto romantico e indimenticabile. Le stradine attorno sono il valore aggiunto. Intime, vere, ad ogni ora con rumori e ritmi differenti. Al mattino si risvegliano lente e invitano a scoprire pian piano Rabat che cambia, prende vita e presenta una faccia diversa. Dove ieri sera sorseggiavo il mio Girgentina, il ciabattino ha aperto bottega. E pochi metri più su, in direzione catacombe di Sant’Agata, tra scorci di infinita bellezza, ho scoperto Casa Bernard.

Casa Bernard. Quando la passione fa rivivere le cose belle

Una palazzina del 1500 riportata all’antico splendore a fine Novecento da Georges e Josette Magri, due professori ritiratisi qualche anno fa e che oggi vivono qui. E’ questo a rendere speciale Casa Bernard secondo me: non è un museo, nonostante tutto ciò che vi è al suo interno sia di valore storico e artistico; Casa Bernard è una casa e lo percepisco mentre la signora Josette mi mostra i saloni, la biblioteca, la magnifica sala da pranzo, il grazioso cortile interno che profuma di Mediterraneo, la gallarjia da cui sbircio in strada, come facevano una volta le antiche dame, certe di non essere viste. La strada e il suo vocio dall’alto mi riportano al ventunesimo secolo dopo aver attraversato l’età dei Romani, a cui le fondamenta risalgono; il Medioevo, quando la torre d’avvistamento, iniziale nucleo della palazzina, fu tirata su; nel sedicesimo secolo, che finalmente vede nascere Casa Bernard; nel diciottesimo, durante il quale si aggiunse un tocco barocco. Il nome della casa è stato scelto in onore di Salvatore Bernardo, medico personale del Gran Maestro di Malta che nel 1723 cominciò a viverci.

Ci sono fiori freschi in ogni stanza, arance calde di sole nella sala da pranzo, pezzi di antiquariato che fanno fare il giro del mondo, tele e dipinti ciascuno con una storia da raccontare. Noto foto di famiglia tra antiche porcellane e pregiata argenteria. C’è anche quella che ritrae la nipotina della signora Josette che ci segue di stanza in stanza. Il lavoro di recupero effettuato e la cura con cui viene aperta e raccontata al visitatore è un dono. Non perdetela.

Rabat. Ancora un giro in piazza

E’ tempo di andare. So che tornerò per scoprire la Domus Romana, le catacombe di San Paolo, quelle di Sant’Agata, una serie infinita di tesori da visitare. Ho ancora un pezzetto di viaggio da godere e lo dedico alle Dingli Cliffs, le alte scogliere a ovest dell’isola. Percorsi nella natura con scenari mozzafiato sono segnalati in tutta l’area. Io mi fermo alla piccola cappella dedicata a Maria Maddalena. Mi siedo su una delle panchine intorno e saluto Malta con un pastizzi ancora caldo preso al Crystal Palace, in Triq San Pawl. Arrivederci Malta.

3 commenti su “Rabat e Mdina. Cosa vedere e come riuscirci in poche ore. Ma davvero?

  1. Che bello leggerti Benedetta! Casa Bernard mi ha ricordato Casa Rocca Piccola a La Valletta: tanta storia e tanta arte mescolate con le foto e i cimeli di famiglia e il proprietario in persona che ti accompagna e racconta.
    E poi entrambe abbiamo salutato Malta con un pastizz in mano per dirle arrivederci! 😊

    Piace a 1 persona

    • Avevo letto di Casa Rocca Piccola su Città Meridiane ed è proprio dopo averti letto che ho scelto Casa Bernard tra le cose da vedere a Rabat! Cercavo quel tipo di atmosfera, familiare e un po’ aristocratica allo stesso tempo, custode di tempi ormai passati. A Malta ci dobbiamo tornare Rosalia. ..troppe cose da vedere e scoprire

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  2. Pingback: Ta’ Qali. Un calice da Meridiana – viaggimperfetti

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