Oslo con Rachel e Dino. Tre buoni motivi per iniziare ad amarla

“Nel weekend vado ad Oslo”.

“Oslo, quella a nord da qualche parte?” – penso.

“Fantastico, bella idea” – rispondo.

Al telefono c’è Dino, il fratello che condivide con me il gene del viaggiatore e per il quale, ovunque sia, ogni occasione è buona per conoscere un posto nuovo. Ogni occasione, qualsiasi. E lo stesso vale per me. Eccetto quella che mi porta in luoghi dove la temperatura scende sotto i 15/10 gradi… Babbo Natale, le renne, distese candide di neve soffice. Stupendo, dal caldo di uno chalet con cioccolata calda e camino però.

Così, quando cominciano ad arrivare sul mio cellulare le prime foto del weekend di Dino e Rachel, non ci faccio caso. Guardo la prima distratta, poi la seconda, più attenta, alla terza sono già on line per saperne di più. Dopo qualche minuto ho deciso che Oslo è entrata a far parte delle mie destinazioni future…magari in primavera.

Del Vikingskipshuset, il museo con le navi vichinghe, sono certa sapete tutti; il castello di Akershus, con relativo cambio della guardia tutti i giorni alle 13.30, pare sia una tappa da non perdere; segue la chiesa di Nostro Salvatore con le vetrate istoriate da Emanuel Vigeland, fratello del più celebre Gustav; il che ci porta allo splendido parco Vigeland con le sue 212 sculture tutte da scoprire; da non dimenticare le famose opere di Munch.

E se invece partissimo da una sauna urbana? Sto parlando di vere e proprie saune galleggianti nel porto di Oslo, strutture ancorate o mobili che combinano i piaceri della sauna, lo skyline dall’acqua e un bel bagno tonificante nel fiordo.  Le più note sono la Oslo Sauna Raft e la Oslo Fjord Sauna.

Discorso un po’ diverso se parliamo di Salt, progetto unico d’arte e benessere insieme, al molo Langkaia. Un agglomerato di costruzioni in legno progettate dall’architetto Sami Rintala con più saune dalla differente capienza che, al piacere dell’antico rito, abbinano conferenze ed eventi culturali. C’è anche un bar, il Naustet e una barca, Kok, per gite nel fiordo. Infine la Piramide Artica, una tradizionale costruzione per l’essiccazione del pesce che ospita arte e cultura.

Restiamo nell’area del porto per la seconda foto di Dino e Rachel: quella che riprende il teatro dell’Opera e del Balletto. Progettato dallo studio norvegese Snohetta, bianco e enorme, sembra appena riemerso dall’acqua. Si può salire sino in cima gratuitamente. Gli interni, con materiali raffinati come il legno di quercia del Baltico, possono essere visitati ma bisogna prenotare con anticipo.

Sembra bellissimo ed in cima alla lista delle cose che vedrei ad Oslo. Insieme all’Opera, tutti gli altri edifici avveniristici che caratterizzano il nuovo panorama architettonico della città come ad esempio il Barcode, 12 grattacieli di diverse altezze e larghezze con spazi vuoti in modo che il tutto somigli e ricordi un immenso codice a barre; e poi il palazzo della Statoil, la compagnia petrolifera e del gas della Norvegia, completato nel 2012 ed ispirato alle piattaforme in acciaio che si trovano in mare aperto…cinque parallelepipedi coricati uno sull’altro; il museo Astrup Fearnley, progettato da Renzo Piano, con i suoi tre padiglioni sotto un unico tetto in vetro che ricorda una vela; infine la Mortensrud Kirke, una cattedrale in vetro, ardesia e acciaio, con le sue tre pietre provenienti da luoghi simbolici: il Muro di Berlino, Robben Island – dove Nelson Mandela fu imprigionato – e Gerusalemme.

Terza foto e spunto goloso per un viaggio ad Oslo: cosa si mangia di buono? Sembra che un’esperienza culinaria ad Oslo valga da sola il viaggio, con un’attenzione speciale per il bio gourmet, in quella che è considerata la capitale green per eccellenza. Da dove partire? Da Vulkan, un’ex zona industriale trasformata in un quartiere dal basso impatto ambientale. Ci trovate Mathallen, un mercato di prodotti gastronomici e dal 2014, due grandi alveari progettati anch’essi dallo studio di architetti Snohetta.

3 commenti su “Oslo con Rachel e Dino. Tre buoni motivi per iniziare ad amarla

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